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"A tu per tu" con l'ansia, una guida di SInAPSi per gli studenti

 News pubblicata il 17/04/2015
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Sarà presto disponibile (gratuitamente scaricabile dal sito www.sinapsi.unina.it) una breve guida sull’ansia, realizzata dal Centro SInAPSi e destinata agli studenti universitari. L’iniziativa nasce da una serie di incontri svolti con i rappresentanti degli studenti del Dipartimento di Farmacia per l’organizzazione di un seminario sul tema, tenutosi lo scorso 18 marzo.
Il fine della guida non è certamente “risolvere” questo disagio quando è invalidante. Né di fornire ricette definitive. Ma potrebbe rappresentare una prima occasione per riflettere su di sé e sul significato della propria ansia. Può essere una “bussola” che orienta verso una direzione di crescita, personale prima, formativa poi. Sarà lo studente a decidere se vuole imboccare la strada proposta, che potrebbe essere anche dissestata e faticosa, o trovare scorciatoie di altro genere per aggirare un ostacolo, senza, però, riuscire veramente ad appropriarsi del senso che ha l’ansia nella propria vita.
Il titolo della guida “A tu per tu con l’ansia” è stato scelto sulla scorta di una lunga esperienza maturata nel counselling universitario: si è avuto modo di osservare, infatti, che gli studenti non sono molto disponibili a capire e contestualizzare la propria ansia, perché la vivono solo come un ostacolo, il nemico da reprimere. Da una parte questo atteggiamento è comprensibile perché – come dice Maria, studentessa di una Laurea Magistrale – “avere l’ansia è come camminare con il freno a mano”, rallenta e consuma le energie inesorabilmente. Dall’altra, però, proporsi di annientare l’ansia è un po’ come sbatterle la porta in faccia, per poi ritrovarsela dalla finestra, perché abita nella nostra casa. L’ansia ci appartiene nella misura in cui ci informa, come un segnale, un campanello d’allarme, della necessità di aggiustare il tiro e rivedere i propri investimenti emotivi. Piuttosto che reprimerla o far finta che non esista è meglio gestirla e, quindi, “guardarla a quattr’occhi”, “a tu per tu”, considerando le differenti sfaccettature del fenomeno. 
Il principale errore di prospettiva che la guida mira a dissolvere è che i sintomi d’ansia siano sempre e solo elementi di disturbo. È questa la percezione diffusa fra gli studenti. La maggior parte di loro – negli incontri organizzati da SInAPSi – descrive una sintomatologia simile: con l’avvicinarsi della data di esame si presentano spesso problemi di insonnia, insicurezza e preoccupazione per la mancanza di un metodo di studio adeguato. Molti lamentano mancanza di concentrazione a causa dell’ansia, che non consente di focalizzare l’attenzione e il pensiero sullo studio perché si sentono presi dalla preoccupazione per l’esame. Ciò rende più difficile acquisire e memorizzare nuove nozioni e quindi ottimizzare le proprie energie e il tempo dedicato allo studio. Laura, una studentessa di  Giurisprudenza al terzo anno, ad esempio, in un confronto con Paola, sua collega di corso, dice: “Sono stremata, mi sembra di non sapere niente… Ho la testa annebbiata e confusa da tante nozioni che mi sembrano slegate… Ho paura di non riuscire a dimostrare all’esame quanto ho realmente studiato”. Spiega la sensazione provata una volta di fronte a una domanda che non si aspettava: “mi sono sentita gelare… Non riuscivo a ricordare, in tutta quella massa di materiale ripetuto centinaia di volte, un punto da cui partire, a trovare un filo che potesse portarmi a quell’argomento. Allora mi sono sentita persa… ho solo pensato che volevo andare via e tornare un’altra volta. Adesso ho paura che si ripeta!”. Non si può negare che spesso l’ansia assuma questi tratti e divenga disturbante: si ha la sensazione di non essere all’altezza, c’è scarsa fiducia e consapevolezza di sé e delle proprie capacità; c’è il timore di non riuscire a soddisfare le aspettative di persone care, rispetto alle quali ci si sente vulnerabili. Ci sono, infine, aspettative elevate di controllo di sé e della propria emotività. Questo tipo di ansia disturbante viene alimentata da un atteggiamento perfezionista ed esigente, da ritmi di studio stressanti che fanno trascurare tutto il resto, ma anche dall’abitudine a confrontarsi con gli altri in maniera competitiva e valutativa. Un ruolo decisivo viene spesso giocato dalla percezione del professore, che non sempre però corrisponde alle reali caratteristiche del docente. A volte un professore molto esigente e rigido può incutere un’ansia comprensibile, ma anche un docente disponibile e accogliente può suscitare ansia perché rappresenta un’autorità che valuta. Ciò innesca una serie di atteggiamenti disfunzionali e controproducenti. La sfida: “Sì, però proprio questo stavo dicendo… e cosa ho detto io? Aspetti, volevo dire anche un’altra cosa…”; l’ansia dichiarata: “Ho un vuoto, non mi ricordo, mi può fare un’altra domanda?”; il vittimismo: “Non lo sapevo che dovevo fare anche questo, mi scusi!”; l’accettazione e rassegnazione: “Torno la prossima volta, devo studiare meglio”. Talora finanche una forma appena dissimulata di presunzione: “Ne so più di te!”.
È importante che gli studenti diventino consapevoli di questi atteggiamenti e imparino a identificarli. Ad esempio, dire che si ritorna all’appello successivo può essere la presa d’atto di una preparazione imperfetta – e allora è un segno di maturità – ma può essere anche solo un modo di scappare da una situazione che è emotivamente insostenibile (ma che sfocerà in nuove frustrazioni, quando si dovrà ristudiare lo stesso esame). Spesso gli studenti per le proprie ambivalenze non si rendono conto che possono sabotare i loro progetti anche attraverso atteggiamenti poco maturi. 
Nell’ultima parte della nostra guida si danno dei suggerimenti per riuscire a gestire meglio l’ansia, ma essi saranno inutili se non si coglierà il primo messaggio del testo: il nemico non è l’ansia in sé, anzi uno stato di ansia moderata può aiutare a perseguire meglio gli obiettivi prefissati, perché può mobilitare energie positive, sostenere l’attenzione e spingere a studiare di più. Ad esempio, a una prova d’esame, si può provare un livello di tensione tale da stimolare la concentrazione, consentendo di comprendere la reale portata e il contenuto della domanda e di rispondere in modo appropriato e preciso. Non dobbiamo quindi sprecare energie per volere sgominare un nemico esterno, ma investirle piuttosto per familiarizzare con alcune parti di noi e volgerle a nostro beneficio, il che ci permetterà di affrontare con maggiore maturità le varie sfide del percorso universitario.
Per approfondire il discorso e anche per richiedere una consultazione psicologica individuale al servizio CPSU, gli studenti si possono rivolgere a SInAPSi, inviando una email a cpsu.sinapsi@unina.it.


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