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Studi di eccellenza al Parthenope. Il racconto dei ricercatori impegnati in diverse spedizioni nel più freddo e inospitale continente del pianeta.

25 anni di campagne oceanografiche in Antartide

 News pubblicata il 13/11/2015
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Se si mescolano ingredienti come il mare, il ghiaccio e la passione, viene fuori un percorso di eccellenza alla Parthenope: quello che porta alle Campagne Oceanografiche, partendo dal Corso di Climatologia, Oceanografia e Meteorologia afferente al Dipartimento di Scienze e Tecnologie. I protagonisti delle campagne raccontano il lungo iter, tra passato e presente, che li ha condotti ad essere un punto di riferimento mondiale per le ricerche in Antartide. Inizia a parlarne il prof. Giancarlo Spezie che ne è il pioniere. “Tutto iniziò nel Natale dell’89. In quell’anno vinsi la cattedra di Oceanografia, quando il Ministero chiese di lanciare un programma sulle Scienze Antartiche. Pur non avendo idea di cosa volesse dire fare una campagna in Antartide, l’entusiasmo mi portò ad accettare coinvolgendo la Parthenope e diversi gruppi di giovani italiani oceanografi del CNR, dell’ENEA e dell’OGS di Trieste, più le sedi universitarie di Bologna, Genova e Messina. Eravamo in tutto una trentina intorno a un tavolo con un bel progetto da portare all’esame degli americani della Columbia University di New York, che avrebbero deciso all’interno della comunità internazionale”. Presentò il suo progetto al cospetto dei Soloni delle ricerche polari: “la domanda di qualcuno: ‘che te ne frega dell’Antartide, visto che le tue ricerche si sono sempre svolte nel Mediterraneo?’ La mia pronta risposta: l’Italia ha aderito al trattato Antartico, quindi è una sfida che dobbiamo abbracciare”.
Una scommessa
vinta
Trascorsi 25 anni: “so che abbiamo visto giusto. La Parthenope e il gruppo di ricerca di Napoli oggi sono un punto di riferimento per l’Oceanografia in Antartide. Una sede storica di dati sul Mare di Ross. Si aveva qualche sospetto, da noi confermato, che quello fosse un bacino di interesse climatico, in quanto è uno dei due punti più importanti al mondo, che produce ed esporta frigorie. Ovvero, le sue acque superfredde esportano il freddo in tutti gli Oceani per bilanciare gli effetti del Global Warming”. È stata vinta quindi una grossa scommessa: “molti erano perplessi, ma la nostra testardaggine ci ha portato a far funzionare bene una squadra. Io soltanto ho seguito dieci campagne. Durante queste ci occupiamo di ancoraggio di sensori in estate polare, corrispondente al nostro inverno, da dicembre a febbraio, quando i ghiacci sono meno spessi e si può lavorare in mare. Da febbraio a novembre non può esistere presenza umana in Antartide”. I sensori infatti registrano dati anche in questo periodo: “per cui abbiamo il quadro completo della situazione annuale. Questi sensori sono molto costosi e sono stati acquistati mediante fondi ministeriali”. La  carriera del professore, ormai in pensione, è iniziata nella Marina Militare: “lì ho sviluppato la passione per il mare. Oggi è più difficile, purtroppo, trovare appassionati di Oceanografia, anche se questo settore, così come la Meteorologia, è essenziale per l’Italia. Basti pensare alle bombe d’acqua che ci colpi 
scono senza un perché. Lo studio di questi fenomeni ha una ricaduta notevole sull’economia del paese. La formazione per le due branche però è esigua. Sono diventate un’appendice delle Scienze Ambientali, perché bisogna garantire ai ragazzi possibilità occupazionali certe”. La strada dell’Oceanografo difatti non è facile, quasi del tutto proiettata sul mondo della ricerca: “il MIUR dovrebbe adottare una politica atta ad imporre questo tipo di studi, ma è piuttosto strabico sulle nostre proposte. Di conseguenza, ci sono sparuti giovani appassionati alle scienze del mare, che auspicano si liberi un assegno o decidono di recarsi all’estero: in Germania, Inghilterra, Spagna, dove la materia ha un’alta dignità. Qui si occupano di previsioni del tempo solo l’Aeronautica militare e qualche sito web che spaventa la gente per ricevere click”.
Alle campagne
nel Mediterraneo
partecipano anche
gli studentiAlle campagne
nel Mediterraneo
partecipano anche
gli studenti
 
Al racconto del professore si integra quello del suo allievo, che, a dire di Spezie, “ha le spalle larghe per portare avanti l’importante ricerca”; il suo nome è Giorgio Budillon, docente di Climatologia, Meteorologia e Oceanografia Sperimentale, impegnato a pieno ritmo nelle campagne oceanografiche. “Da sempre la Parthenope, prima Istituto Navale, ha coltivato la specificità dell’Oceanografia. Nel 1958 partecipò a spedizioni oceanografiche dell’anno Geofisico Internazionale. Iniziammo con il progetto POEM, che prevedeva campagne in tutto il Mediterraneo. Il mio Dipartimento curò la campagna nel canale di Sicilia, misurando scambi d’acqua tra bacino Orientale ed Occidentale”, racconta. “Nell’89, come ha ricordato il prof. Spezie, partecipai alle prime campagne in Antartide con lui come responsabile dell’Oceanografia Polare. Ci muovemmo con la nave rompighiaccio noleggiata dal CNR per il progetto PNRA (Programma Nazionale di Ricerche in Antartide). Alle 20 campagne che ho coordinato in Antartide partecipano ricercatori, mentre in Mediterraneo riusciamo a portare anche studenti della Specialistica, Corso in Oceanografia e Meteorologia. Alle mie lezioni sono una decina”. Gli studenti nel Mediterraneo “aiutano il personale scientifico ad acquisire dati e analizzare campioni d’acqua. Le campagne in Mediterraneo possono durare da cinque giorni a due settimane. Ora sto per partire per l’Antartide con quattro ricercatori della Parthenope e starò fuori un mese e mezzo. Andremo a studiare gli aspetti climatici dei mari antartici che si adeguano al cambiamento climatico in atto. Ritorniamo dopo uno o due anni per raccogliere nuovi dati”. Il docente ha deciso di intraprendere questa strada per passione: “come la maggior parte degli studenti oggi interessati all’Oceanografia. Ero diplomato in Ragioneria e lessi un articolo che parlava di questo tipo di studi a Napoli. Andai alla presentazione del Corso e mi iscrissi, perché molto incuriosito, animato dalla voglia di viaggiare, conoscere ed esplorare nuovi orizzonti”.
Parteciperà alla prossima campagna, come responsabile del Sud Africa in Antartide, l’assegnista Yuri Cotroneo, laureato in Scienze Ambientali nel 2003: “da studente partecipai alla prima campagna nel 2001 e ho continuato su questa strada. Sono stato borsista per alcuni mesi al CNR e all’ENEA, poi alla Parthenope. Mi occupo di studi relativi alla corrente circumpolare antartica, che è parte fondamentale del conveyor belt, ovvero la distribuzione di freddo su scala mondiale”. Dal ’94 la Parthenope raccoglie dati dalla Nuova Zelanda all’Antartide: “con una strumentazione di due tipi: float o drifter che naviga passivamente nella corrente, trasportando dati su temperatura e salinità, raccolti da sonde sparate dalla nave fino a 1000 metri di profondità. Amo questo tipo di vita perché si viaggia spesso sia per conferenze internazionali, che per campagne”. Oggi Yuri ha 37 anni: “e sono un precario, ma dal 2003 ho lavorato ininterrottamente con periodi più o meno floridi. I ritmi di lavoro sono h24, con turni dalle 8 alle 12 ore. Non necessariamente però si sacrifica la vita privata: le campagne in Antartide durano al massimo tre mesi e, con un po’ di buona volontà, si riesce a conciliare tutto. A breve mi recherò per la quarta volta in Antartide, ospite del Progetto di ricerca di Città del Capo in collaborazione con la nostra Università e l’OGS di Trieste”.

L’isolamento,
i piccoli spazi,
il cibo non sopraffino

Ci sarà anche lui nella prossima campagna in Antartide, ma la seguirà da casa. È Pasquale Castagno, 35 anni, laureato nel 2007 alla Parthenope, oggi assegnista: “darò una mano dall’Italia a fare le misure sul mare di Ross. Mediante immagini satellitari rileverò le zone con maggiore presenza di clorofilla da comunicare alla nave. Mi sono sempre occupato della formazione di acque dense, ovvero molto fredde, che arrivano a -2 gradi e si formano in particolari condizioni di temperatura e salinità”. La sua presenza è fondamentale: “perché occorre che qualcuno studi i dati da qui, nell’ambito del progetto ROME, che coinvolge dieci ricercatori della Parthenope. Le sonde CTB che utilizzano sulla nave misurano temperatura, pressione e conducibilità, oltre a queste strumentazioni c’è una struttura denominata ‘Rosette’ e una bottiglia per campioni d’acqua”. Anche se non la segue sul posto, questa è la sua quarta campagna: “quelle in Antartide sono un’esperienza forte, ma positiva. Stare su navi sempre nuove con persone di nazionalità diversa è emozionante, così come l’adrenalina che ti fa star bene pur lontanissimo dalla tua terra per due mesi e mezzo, e isolato, senza cellulare, nè Internet. Oggi le strumentazioni per fortuna stanno diventando sempre più potenti e riusciamo a inviare dati con facilità”. Pasquale dà un consiglio a chi vuole intraprendere il suo difficile percorso: “oggi occorrono molti sacrifici per seguire campagne e fare ricerca. Devi essere pronto a piccoli spazi nelle navi, a cibo non sempre sopraffino, avere spirito di adattamento, saper lavorare in gruppo ed essere disposto a sacrificare i week-end, nonostante il tuo sia un lavoro a tempo determinato”.
Allegra Taglialatela
 
 


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