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Successo per il seminario del cantautore romano

Alex Britti e la sua chitarra all'Università

 News pubblicata il 07/12/2005
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Jeans, pullover grigio, scarpette da ginnastica, una cascata di riccioli ad incorniciarne il volto. Alex Britti, fine chitarrista, cantautore dell’ultima generazione, approda alla Federico II. E lo fa in veste di docente in un incontro, quello del 21 novembre scorso nella chiesa dei SS. Marcellino e Festo, che lo ha visto esibirsi con ragionamenti, ricordi e discorsi in chiave sociologica sui temi della creatività. Con frasi semplici e metafore efficaci, il cantautore romano ha raccontato di sé e della sua musica, di come nasca una canzone, di come s’improvvisi. Accanto a sé, una chitarra a fare da sottofondo costante al suono delle sue parole. 
L’evento, organizzato dal Polo delle Scienze umane e sociali della Federico II - in collaborazione con l’insegnamento di Sociologia della musica tenuto presso la Facoltà di Sociologia da Lello Savonardo, moderatore del dibattito novembrino - s’inserisce in un più ampio ciclo di seminari su “I linguaggi della creatività”. “Gli artisti – spiega Savonardo – sono interpreti di un linguaggio giovanile che molto spesso anticipa e registra i mutamenti sociali. L’analisi dei processi creativi e delle produzioni artistiche, anche attraverso il confronto con i protagonisti stessi del mondo della musica, contribuisce a cogliere le costanti interconnessioni tra la realtà sociale e la musica pop”. Dopo i Subsonica ed Edoardo Bennato, dunque, con Britti continuano gli incontri avviati dal Polo sulla sperimentazione di nuovi linguaggi, “argomento che – riferisce il prof. Giuseppe Cantillo, presidente del Polo delle Scienze umane e sociali – si contraddistingue per la sua interdisciplinarietà e ci consente di tenere più saldo il rapporto con la società civile”.  
Ex bluesman, ora cantante di successi come Oggi sono io, La vasca, Mi piaci, Britti si è dato all’”itpop”, il pop italiano, dando vita ad una commistione di generi musicali che vanno dal blues, al jazz, al rap, al pop. “Non sono linguaggi diversi – chiarisce alla platea – lo erano anni fa. Adesso l’arte non ha confini, la musica non ha etichette”. “In passato – prosegue – ascoltare un certo tipo di musica fomentava l’appartenenza ad un gruppo sociale. Per esempio, quando io andavo a scuola c’erano i metallari, ma il metallo era solo un pretesto per stare insieme. Lo stesso accadeva con gli adulti; andavano nei jazz club a parlare di Miles Davis, ma in realtà volevano solo fumare il sigaro e bere un bel bicchiere di cognac”.
Vero, loquace, meno timido di come solitamente appare in pubblico, Alex Britti, “chitarrista per colpa di Edoardo Bennato”, si mette a nudo senza esitazione. “Non lo so come nasca una canzone – replica al dott. Savonardo - Credo sia una cosa casuale, spontanea. Vivi delle emozioni che poi ti restano dentro, e in qualche modo devi tirarle fuori, quasi fosse una patologia. Insomma, scrivere una canzone è un modo per sfogarsi ed evitare di andare in analisi”. Festa, il suo ultimo successo, ne è un esempio, una ballata che sottolinea la malinconia di chi la festa non la vive. “Quello della festa è un concetto legato all’euforia, è come un sasso in aria, ha un che di effimero. La festa andrebbe vissuta col cuore, senza mai dimenticare chi non può parteciparvi. Tra l’altro, viviamo un periodo economico e politico in cui non mi sembra ci sia qualcosa da festeggiare”. Dall’idea al prodotto finale, il cd: come ci si arriva? “L’arrangiamento avviene nella mia testa. Si crea una sorta di alchimia: non appena vedo la canzone, faccio due accordi e immagino cosa farà la batteria, cosa la tastiera, ecc. Il computer? Fondamentale, ti aiuta a cogliere l’attimo: ho sempre con me il mio portatile. Perché chi fa il mio lavoro è sempre in giro; si scrive un po’ ovunque, in camerino, in albergo”. 
La musica e l’improvvisazione. E qui il prof. Britti sale in cattedra, spinto dal suo passato di chitarrista blues e jazz. “L’improvvisazione è una reazione dei sentimenti attraverso gli strumenti. Quando facevo blues, venivo accusato di tradimento, perché rompevo gli schemi. E questo castra la creatività”. Chitarra alla mano, Britti abbandona le parole e si riappropria del suo mestiere. La platea, entusiasta, accompagna con le mani la performance inaspettata dell’artista. “S’improvvisa così, suoni quello che ti capita. Annusi la chitarra e cerchi di capire cosa puoi ottenere da lei”. Il sottofondo musicale ora è costante. “L’improvvisazione è un’esasperazione, è una sorta di stato di trance; quando poi riesci a trascinare la band, è ancora più appagante”.
Gli studenti vogliono interagire col musicista. Walter Corrado, presidente del Consiglio degli Studenti, porta i saluti di tutti i colleghi della Federico II. “Siamo lieti – dice - che tu sia qui, perché sono questi contatti che fanno avvicinare i giovani alla musica”. Britti non si risparmia e risponde alle domande del pubblico. “La musica è la mia vita privata, non c’è mai stacco tra l’una e l’altra”. Hendrix, Pat Metheny, Paco de Lucia, i chitarristi del passato cui si è ispirato. Quanto alla politica, “nelle mie canzoni non ne parlo perché credo che la musica debba essere anzitutto evasione. E poi non credo nella sincerità di quelli che cantano di politica”. Qualcuno gli chiede del “one man band”. E Britti: “Non l’ho inventato io, uno che fa blues nasce così. Anche Bennato lo faceva: suonava da solo sul palco con la chitarra, l’armonica a bocca e il tamburello a pedali”. Un fortunato riesce a fare scambio di plettro, “a Roma la chiamiamo penna”, rivela il cantante.
Insomma, gli studenti promuovono Britti-docente e la formula dell’incontro. “Sono qui perché mi affascina il tema del legame tra musica e creatività. Anch’io suono la chitarra e Alex è un grande con questo strumento”, afferma Cristiano, terzo anno di Lingue, culture e istituzione dei Paesi del Mediterraneo a L’Orientale. A Valentina Castellano, secondo anno della Specialistica in Comunicazione pubblica, sociale e politica presso la Facoltà di Sociologia, è piaciuto il taglio sociologico dell’evento. “Ho trovato Britti molto genuino, uno che ti trasmette musica anche se non suona”. Mauro, primo anno di Geologia, apprezza il tipo di incontri, “aiutano ad uscire un po’ fuori dai canoni rigidi dell’Università”. “Un bello scambio intellettuale ed artistico. Una manifestazione che può avere spunti interessanti per me che studio Sociologia”, sostiene Giovanni Persico, terzo anno. “Bravo Britti a reggere il confronto sul piano dialettico col docente. Però avrei voluto uno spazio maggiore per le domande”, reclama Eleonora Servino, primo anno della Specialistica in Relazioni diplomatiche a L’Orientale. Unica campana fuori dal coro, quella di Roberto Di Falco, secondo anno di Giurisprudenza: “Che i musicisti facciano i musicisti e i professori i professori”, il suo laconico commento. Dopo due ore di parole e musica, Britti lascia l’Università, non prima di aver intonato – con voce e chitarra - il suo ultimo successo, Festa. Il 6 dicembre un altro seminario sul tema della comunicazione e creatività; ospite d’onore, il cantautore Lucio Dalla. 
Paola Mantovano


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