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Una vita di sacrifici, il diploma Magistrale serale, la pensione e la decisione di iscriversi all'università nel 2003. L'abbandono a 16 esami superati. Ed oggi ci riprova con grande determinazione. Media del 29, otto esami alla laurea

Giulia Venezia, una studentessa di 78 anni a Scienze Sociali

 News pubblicata il 27/11/2015
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Non è mai troppo tardi’, ‘non si finisce mai di imparare’, ‘gli esami non finiscono mai’ sono frasi fatte, modi di dire che ci sentiamo ripetere ormai da anni prima di una prova importante. Nascondono però una grande verità che per Giulia Venezia D’Anna è una realtà concreta, quando si reca tutti i giorni ai corsi del Dipartimento di Scienze Sociali, a 78 anni. Porta con sé un bastone per appoggiarsi e l’immancabile accendigas (lo preferisce all’accendino) per le sigarette. Non manca neanche ad una lezione di Economia Sociale della prof.ssa Enrica Morlicchio. Racconta la sua affascinante storia che l’ha portata sui banchi universitari alla veneranda età: “sono nata nel 1937 e oggi sono qui perché non mi permisero di studiare quando era il momento. A 14 anni, dopo la terza media, mio padre mi mandò a lavorare all’Hotel Royal di Napoli e da quel momento non ho smesso più di farlo. Ho controllato le casse in albergo per quattro anni, dopodiché ho lavorato in una tipografia e poi nell’ex Enel, la SME ai miei tempi”.
La prima di cinque figli
Giulia è la prima di cinque figli: “con il mio reddito ho permesso ai miei fratelli di studiare. Si sono diplomati e non hanno voluto proseguire. A loro non ho fatto mancare niente di ciò che è mancato a me. Amavo studiare e, non potendolo fare, andavo nella stessa edicola tutti i giorni a leggere riviste. Quando l’edicolante si accorgeva che non potevo comprare, mi allontanava, ed io, senza perdermi d’animo, mettevo l’orecchietta al giornale che stavo consultando per tornare più tardi”. È sempre stata curiosa: “mi piaceva parlare con gli adulti, le sarte e la portinaia ad esempio, con tanta più esperienza di me. Provavo un grande rispetto per loro. A 17 anni avevo già letto i più grandi della Letteratura europea e mi ero appassionata al cinema. Ora non riesco più a entrarci, perché sono morti tutti i migliori, da Bergman ad Antonioni”. Per far studiare i fratelli, pagava i libri a rate: “estinti i debiti con le librerie e diventata impiegata di concetto, cioè di categoria B, all’ENEL, avevo ormai 35 anni e volevo testare la mia conoscenza. Mi iscrissi ad una scuola privata, dopodiché desiderai prendere il diploma Magistrale superiore presso una Scuola Statale. Ma a Napoli non esistevano all’epoca Magistrali serali, ed io lavoravo ed ero talmente appassionata agli studi classici che non volevo rinunciarvi”.
“Non capivo Statistica e Metodologia”
Parte allora per Roma, con il compagno Ciro, determinata a parlare con il Ministro della Pubblica Istruzione: “non ci fecero entrare nella stanza del Ministro, allora ci piantammo davanti alla porta d’entrata con panini e acqua, dicendo che non ci saremmo mossi, finché qualcuno non ci avesse invitato ad entrare. Così avvenne, e riuscimmo ad arrivare al meraviglioso terzo piano del Ministero. Mi commossi attraversando la selva di piante che portavano alla presenza del Ministro Riccardo Misasi, il quale ci accolse con garbo e, sentite le nostre ragioni, chiamò il Provveditorato di Napoli, che ci aveva più volte chiuso le porte in faccia, per ordinare che venisse istituita una Magistrale serale nella nostra città”. Per Giulia fu una grande vittoria: “stava per realizzarsi uno dei miei sogni: avrei preso un diploma magistrale. Ero inoltre riuscita a parlare col Ministro senza conoscenze, solo con una grande determinazione”. Negli anni ’70 la colpisce un grave lutto: “mamma si ammala e muore in diciotto mesi. Ho sofferto come un’orfanella, ma poi mi sono rialzata”. 
Nessuno sconto “voglio quel che merito”
Decide dunque nel 2003 di completare gli studi iscrivendosi all’Università a sessantasette anni, ormai in pensione: “dopo sedici esami, però, ho dovuto interrompere perché non capivo Statistica e Metodologia, per cui, passati cinque anni, è decaduta l’iscrizione”. Di nuovo non si è persa d’animo e con la convalida di quasi tutti gli esami (ora gliene mancano otto, mentre prima quattro alla laurea) si è riscritta a quest’anno accademico: “non voglio rimorsi nella mia vita. Ho regalato a mio nipote, cinefilo come me, per il suo matrimonio una dedica del Maestro Morricone ‘con tanta buona volontà’. Ho parlato con il Ministro quando ero determinata a farlo, ora ho intenzione di laurearmi alla Triennale”. Ha la media del 29 e vorrebbe mantenerla tale: “la prima volta che mi sono iscritta vedevo gli studenti più partecipi e solidali. Li incoraggiavo quando avevano paura per un esame, e parlavo io con i docenti se c’era una problematica da risolvere. Ero un punto di riferimento. Ora li vedo un po’ più indifferenti nei miei confronti e mi dispiace”. Nessun esame le viene regalato: “studio tanto, come tutti gli altri, l’unica facilitazione è quella di conferire per prima agli esami, o per ultima, perché, per problemi di salute, non posso aspettare tanto. Su questo c’è sempre stata comprensione da parte dei docenti. Non esibisco mai il libretto prima del voto, per non influenzarli con la media alta. Voglio quel che merito. Spero di superare gli scogli di Metodologia e Statistica, perché conto di laurearmi per gli ottant’anni!”.
Allegra Taglialatela


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