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Il computer: una passione che diventa oggetto di tesi di laurea

 News pubblicata il 02/03/2007
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Trasformare una passione in tesi di laurea si può. Anzi, l’ideale per l’aspirante tesista sarebbe mettere subito al corrente i docenti e gli assistenti suoi interlocutori di quelli che sono i propri interessi. Come ha fatto a suo tempo il dott. Corrado Rubera, 25 anni, laureato da poco più di un anno con una tesi in Diritto penale dal titolo “I reati informatici”. “Dai tempi del Commodor 64, ossia da quando avevo circa otto anni, il computer è stato sempre una mia grande passione”, dice. Quando si è recato dai collaboratori del prof. Sergio Moccia per chiedere l’assegnazione della tesi, Rubera ha immediatamente proposto l’argomento su cui gli sarebbe piaciuto lavorare, dopodiché è stato inserito in lista d’attesa. Anche per lui, studente brillante con la media del 28, uno degli ultimi iscritti al vecchio ordinamento quadriennale, si è trattato di aspettare un po’ prima di ottenere l’assegnazione formale della tesi, e anche per lui ci sono state difficoltà da superare. “Il dott. Cavaliere, che mi mise in lista d’attesa, mi disse che condizione necessaria per l’assegnazione era il superamento degli esami di Procedura civile e di Procedura penale – racconta- su questa cosa ero pure d’accordo, dato che la tesi richiede un lavoro intenso e quindi è importante aver già sostenuto esami impegnativi come quelli di Procedura. Chiesi la tesi a gennaio, e nei mesi immediatamente successivi diedi ben quattro esami: Procedura penale, Diritto civile, Procedura civile, Medicina legale. Quando a settembre tornai al Dipartimento di Diritto penale mi dissero che dovevo aspettare ancora, perché in lista c’era altra gente prima di me. Io a quel punto feci delle rimostranze, sottolineando che avevo dato ampiamente prova di celerità e di impegno. Pretendevo la tesi”. Superata questa fase di incertezza, è venuto il momento di dedicarsi all’approfondimento di un argomento amato. Il risultato è stato un testo di quasi 500 pagine che, partendo dai principi costituzionali del sistema penale e dalla teoria del bene giuridico, affronta il rapporto tra beni giuridici e beni informatici, in particolare tra le new properties e i beni tradizionali come il patrimonio nonché quelli di recente elaborazione come la riservatezza. L’esperienza di Corrado Rubera può essere un esempio? Lo studente giunto al termine del percorso universitario può chiudere in bellezza dedicandosi a un lavoro su un tema che lo appassiona? “Sulla carta è così - sostiene Rubera- ma quando si vuole sviluppare un tema secondo una sistematica più personale non si ha sempre totale libertà. C’è il rischio di rimanere delusi dai binari su cui inevitabilmente si viene messi”. Il riferimento è proprio all’esperienza personale: “senza nulla togliere alle esigenze dei docenti, mi sarebbe piaciuto aggiungere alla tesi altre parti criminologiche più squisitamente tecniche. Invece non mi fu consentito di inserire né le parti tecniche né quella etico-sociale sul fenomeno dei reati informatici”. Il lavoro gli è comunque valso il massimo del punteggio che è possibile assegnare in seduta di laurea: otto punti. Un bel 108 la votazione finale. Ma anche su questo c’è da riflettere. Afferma Rubera: “che gli otto punti fossero il massimo consentito si è rivelato una voce di corridoio. In sede di controllo amministrativo (quello che si fa tre giorni prima di laurearsi, ndr) si ha modo di riscontrare qual è il punteggio di partenza proprio e altrui, e spesso, quando vengono dati i voti finali, ci si trova di fronte a un dato algebrico che disattende il regolamento declamato”. Insomma, c’è chi parte da 100 ed esce dall’università con 110 e lode. 
Oggi Corrado Rubera è praticante avvocato e praticante notaio, frequenta due scuole notarili, la Casale e la Aponte, tiene lezioni private in materie di diritto positivo e corregge bozze di tesi. Ha molti hobby: l’immancabile computer (è creatore di blog), la motocicletta (una Yamaha Virago 535), la poesia (ne ha dedicata una alla figura del praticante notarile-forense). Tutto sommato, il periodo universitario gli ha lasciato un bel ricordo, e pure della tesi di laurea, dedicata al nonno ingegnere, è alla fine contento. La chiave del successo, per lui, sembra essere nell’equilibrio. Lo si deduce dal consiglio che dà agli studenti: “seguite i corsi delle materie di base per avere la giusta chiave di lettura, non deludete mai le vostre aspettative e quelle di chi vi vuol bene. Siate sempre a posto con la coscienza nello studio, ma ricordatevi che riposare fa parte del vostro lavoro. In un motto: lavorare tanto, divertirsi tantissimo!”.
Sara Pepe


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