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I sette anni del Corso di Laurea al Federico II

L'informatica: da strumento di lavoro a scienza autonoma

 News pubblicata il 18/01/2006
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“Sono molto fiero che questo Corso di Laurea sia nato durante la mia presidenza” ha detto il Rettore della Federico II Guido Trombetti, inaugurando, mercoledì 14 dicembre a Monte Sant’Angelo, i lavori della conferenza dedicata ai primi sette anni di vita di Informatica, organizzazione curata dai professori Eliana Minicozzi e Piero Bonatti. “Per dare vita a questo Corso di Laurea, sono state messe a disposizione risorse da altri settori. Speriamo di riuscire ancora ad espandere questo campo” ha aggiunto nel suo intervento il Preside dalla Facoltà Alberto Di Donato. “Non veniamo dal niente, negli anni ’50 un grande impulso alla cibernetica è venuto da scienziati come Edoardo Caianiello e Norbert Wiemer”, sottolinea il prof. Giulio Spadaccini, già Presidente del Corso di Laurea, menzionando alcuni dei padri della cibernetica a livello mondiale che hanno lavorato a Napoli. “Nel ‘97 abbiamo iniziato a dare vita a corsi di laurea incardinati sull’informatica e in poco tempo abbiamo raccolto le adesioni di molti colleghi che hanno spostato le loro titolarità presso i nuovi corsi” ricorda il prof. Luigi Maria Ricciardi, Presidente della Commissione che ha modellato il Corso di Laurea. “Attualmente la laurea triennale presenta un buon bilanciamento tra aspetti formativi e professionalizzanti. Il dato più incoraggiante è rappresentato dall’elevata percentuale di studenti che svolgono tirocini presso aziende esterne che spesso si concretizzano in delle reali opportunità di lavoro” afferma il prof.Adriano Peron, attuale Presidente del Corso di Laurea il quale non dimentica di citare la certificazione AICA (Associazione Italiana per l’Informatica e Calcolo Automatico) ottenuta recentemente. Il prof. Guglielmo Tamburrini ha, invece, tracciato una breve panoramica dei progetti di ricerca europei, nazionali e regionali, ai quali il Corso partecipa, “affinché gli studenti conoscano le opportunità di ricerca che ci sono qui”. 
L’informatica, ultima nata tra le scienze, da strumento di lavoro si è trasformata sempre più in una scienza autonoma, in grado di produrre risultati sorprendenti. “Lavoro allo studio dell’apprendimento del nostro cervello” dice Tomaso Poggio, ricercatore del Massachusset Institute of Technology. Ciò che si apprenderà nei prossimi anni sul cervello umano, avrà un’influenza consistente sull’Informatica. L’aspetto più interessante, riguarda la comprensione del modo in cui la corteccia visiva (che occupa ben il 30% della corteccia cerebrale), impara a riconoscere gli oggetti. Studiando l’attività elettrica dei neuroni di fronte ad oggetti semplici, si può ricavare l’algoritmo dell’accuratezza con la quale i neuroni interpretano gli stimoli. Si tratta, per lo più, di funzioni non lineari di approssimazione generale. “Possiamo scriverle come reti in cui il valore dell’applicazione corrisponde al valore dell’unità”, ha concluso lo scienziato.
La teoria dell’apprendimento ha legami molto profondi con l’analisi funzionale che permette generalizzazioni tali da predire errori futuri e realizzare modelli predittivi affidabili. Il modeling, la modellizzazione di sistemi biologici complessi, costituisce un campo di studio estremamente proficuo per l’informatica. “Utilizzando la reattività discreta la cellula si muove e fa cose senza soluzione di continuità” spiega David Harel, del Weizmann Institute of Science di Rehovot in Israele, introducendo il suo metodo di ricerca per costruire modelli matematici che non studino solo una parte dell’organismo preso in analisi, ma che siano invece onnicomprensivi. “Per proporre un modello naturale bisogna renderlo sia globale che attendibile, non si può fare un modello di un singolo aspetto, ma di tutto”. Occorre rispondere a delle domande precise per realizzare quella che Harel definisce, senza mezzi termini, la Grande Sfida: costruire un modello matematico quadridimensionale (le tre dimensioni e il tempo), di tutte le cose note di un dato sistema. La modellizzazione può essere estesa e applicata a tutto: lo studio dello sviluppo di un linfocita, l’organizzazione di un ospedale pubblico, l’analisi del sistema ambientale terrestre. Paradossalmente, se il modello giunge a conclusioni impossibili da verificare con l’osservazione sperimentale, bisogna dare credito al modello. “Se sottoponendo un modello a degli esperti, questi notano la differenza tra la realtà e il modello stesso, quest’ultimo va cambiato” dice lo scienziato che prima di concludere afferma: “mi auguro che nel futuro i biologi possano intendere i sistemi viventi come noi informatici intendiamo quelli matematici”. 
L’interazione tra l’informatica e le altre scienze è uno dei principi fondanti del progresso. “Alcune metodologie dell’informatica sono utili per altre discipline. Spesso si sviluppano modelli matematici su scale di accuratezza multipla per predire come gireranno i dati su un processore che non esiste ancora” sostiene Paul Messina, del California Institute of Technology. Si mettono in condivisione le banche dati e gli archivi per visualizzare un’informazione attraverso la GRID, la ciberinfrastruttura di nuova generazione. È un’architettura di calcolo parallelo per creare un ambiente in cui condividere informazioni su reti ad alta velocità. La nuova società dell’informazione presenta una vasta gamma di necessità e possibilità, non sempre sostenute dagli spazi. Il paesaggio urbano di grandi città come Tokyo o New York è intessuto di schermi di dimensioni gigantesche, spesso le facciate degli edifici sono esse stesse dei dispositivi di comunicazione. Viceversa, gli schermi possono diventare così piccoli da poter occupare solo una parte del campo visivo e permettere di accostare ad un’immagine reale, una sequenza virtuale. In un museo, ad esempio, si può osservare il quadro alla parete e, contemporaneamente, con il micro-schermo seguire il curatore della mostra che descrive l’opera. “Si parla sempre più di realtà condivisa o mista” dice Flavia Sparacino, ricercatrice del MIT. La nuova rivoluzione nasce ora, lo spazio intorno a noi diventerà sempre più narrativo e interattivo. “I computer del futuro saranno degli schermi giganti grazie ai quali si potrà camminare in una città virtuale tridimensionale, nella quale trovare tutte le informazioni che ci servono semplicemente muovendo un braccio o facendo qualche passo”.
Simona Pasquale


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