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La procreazione assistita secondo il prof. Carlo Alviggi, responsabile scientifico di Fertunina e chitarrista

Una paziente di 46 anni il suo record. Nel tempo libero suona per Muse, associazione di volontariato composta da artisti impegnati nel sociale

 News pubblicata il 24/02/2017
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Il professore di Ginecologia e ostetricia della Federico II parla di dedizione e impegno per superare un percorso a ostacoli verso l’inserimento professionale. Il responsabile scientifico di Fertunina, Centro di Sterilità ed Infertilità di Coppia dell’Ateneo federiciano, si sofferma sul rispetto delle regole anteposto a qualsiasi record. Il chitarrista, nonché fondatore di un’associazione di volontariato, ricorda passione e umanità dietro ogni professione. Tanti spunti, un solo nome. È quello del prof. Carlo Alviggi, classe ’69, laureato in Medicina alla Federico II, dove oggi insegna al Corso di Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche ed ostetriche, alla Triennale in Ostetricia e a Biotecnologie Mediche, che lo vede impegnato con il corso opzionale in Biologia della riproduzione – Laboratorio per la procreazione medicalmente assistita: “indipendentemente dall’insegnamento, credo fermamente che
la didattica debba essere personalizzata. Esiste una materia di base che va trasmessa a tutti allo stesso modo, ma è importante trasferire le informazioni in una prospettiva che risponda alle esigenze professionali dei discenti”. Impegnarsi oggi nella procreazione medicalmente assistita “significa affrontare un clima di enorme incertezza di inserimento professionale. In Italia sussiste un vincolo normativo. Ai fini dell’assorbimento con contratto a tempo indeterminato nella pubblica amministrazione di un embriologo, è necessaria la specializzazione. In Italia, però, non ne esiste una in embriologia”. Quindi? “C’è sicuramente possibilità di inserimento professionale nel privato. Il problema è che nel pubblico si può ambire al massimo a contratti a tempo determinato”. Esiste un’alternativa: “chi da grande voglia fare l’embriologo nella pubblica amministrazione deve intraprendere un corso di specializzazione che sia il più affine possibile all’embriologia, come genetica o patologia clinica, ma che, allo stato attuale delle cose, non sarà mai embriologia”. Attenzione alla pratica: “biotecnologi o biologi, al conseguimento della tesi, devono dedicarsi all’attività di ricerca attinente e intraprendere nell’immediato post laurea un percorso formativo
tecnico”. Aspetto non proprio semplice: “i laboratori di procreazione medicalmente assistita hanno delle esigenze
assistenziali estremamente delicate. Manipolare ovociti, spermatozoi ed embrioni è una cosa estremamente
delicata e subordinata a un’enorme preparazione tecnica e a tempi di esecuzione estremamente rapidi. Questo lascia capire quanto sia difficile garantire un percorso formativo adeguato”. Occorre saper stare al passo di embriologi esperti che “lavorano in estrema velocità e non hanno la possibilità di lasciar esercitare. Ci vuole una lunga gavetta grazie alla quale acquisire pian piano gli strumenti necessari”. Tre i campi di applicazione dell’embriologia: “quella tradizionale, ovvero le tecniche di procreazione medicalmente assistita. La diagnosi
genetica preimpianto, che presuppone la maturazione di competenze tecniche di Genetica, e l’oncofertilità, ossia l’insieme di procedure finalizzate al congelamento preventivo di spermatozoi, ovociti o, in casi selezionati, di tessuto ovarico che viene asportato prima della chemio e reinnestato a seguito della guarigione. Ci sono biotecnologi e biologi che si specializzano in questa pratica”. Fertunina è “uno dei pochi centri in Italia che si occupa di questo. Diretto dal professor Giuseppe De Placido, è stato il primo centro pubblico in Campania e tuttora è un punto di riferimento regionale”. Centro che offre counselling psicologico grazie allo “sportello coordinato dalla dottoressa Marzia Duval”. È cambiato col tempo l’identikit delle donne che si rivolgono al Centro: “negli ultimi quindici anni c’è stato uno scivolamento in avanti dell’età. Oggi il 40% delle pazienti è al di sopra dei 38 anni, mentre il 20% supera i 40”. Il nemico principale “è l’età dell’ovocita. Siamo in grado di dare buone risposte di fronte a casi di sterilità maschile e femminile molto gravi, ma non riusciamo ad affrontare l’età materna molto avanzata”. Il suo record è “una donna di 46 anni. È stato un colpo di… fortuna che non può passare per la norma. Il fatto che occasionalmente si possano avere delle gravidanze in età riproduttiva molto avanzata non deve passare come incoraggiamento o legittimazione a posticipare l’età riproduttiva. Io mi fermo solitamente ai 43 anni. Paesi più attenti alla spesa pubblica chiudono i programmi pubblici a 40 anni”. I rapporti con i pazienti continuano in qualche caso anche dopo il trattamento: “le coppie vengono spesso a trovarmi. Mi fa strano oggi fare i primi Pap test a ragazze diciottenni che sono nate con me grazie alla procreazione medicalmente assistita”. Nel tempo libero, il medico cede il passo al chitarrista: “ho fondato circa dieci anni fa l’associazione culturale Muse, composta da artisti non professionisti. Abbiamo collaborato con musicisti di caratura internazionale come Francesco di Giacomo, Bryan Auger e i Platters che hanno contribuito alla realizzazione di eventi sostenuti dall’associazione”. Eventi a scopo benefico: “abbiamo sostenuto Amnesty International, contribuito al restauro delle tavole di Giorgio Vasari custodite oggi nella chiesa di San Giovanni in Carbonara, collaborato con l’Associazione Italiana Fibrosi Cistica e, con i proventi di un concerto, contribuito alla costruzione di un pozzo in Tanzania. Ciò dimostra che un intenso impegno professionale, se ben gestito, non è incompatibile con la coltivazione di sane passioni”. Da qui, il consiglio
agli studenti: “nella professione entra in campo sempre l’uomo. Se si salta questo passaggio si diventa solo dei tecnici”.


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