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La storia singolare della prof.ssa Patrizia Morrica

Lascia la carriera universitaria per dedicarsi ad una farmacia

 News pubblicata il 04/05/2007
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Laureata nel 1971, 35 anni di carriera universitaria vissuti con impegno e passione, amata dagli studenti perché aperta al dialogo nonostante la severità. Ma poi qualcosa è cambiato ed è arrivato, così, il momento di invertire la rotta. Parliamo della prof.ssa Patrizia Morrica, professore associato di Analisi dei Farmaci fino allo scorso ottobre quando ha deciso di abbandonare la docenza per dedicarsi ad un’altra attività: la farmacista. 
“E’ stata una scommessa”, così commenta la sua scelta. In seguito ad un concorso bandito nel 1989 ma svoltosi solo nel 2006, la professoressa ha ottenuto la titolarità di una farmacia, incarico incompatibile con il lavoro all’università. In un mese di tempo ha dovuto decidere quale strada intraprendere. “Quando partecipai a quel concorso, diciotto anni fa, avevo i figli piccoli - racconta – e quindi pensavo che sarebbe stato utile tenere loro una possibilità aperta, qualora nel futuro non avessero avuto le idee chiare sulla professione da svolgere. Invece hanno scelto studi diversi. La farmacia non mi interessava molto. Ho partecipato al concorso del 2006 più che altro per curiosità. Credevo che, al momento della scelta, vi avrei rinunciato. Invece ho riflettuto bene ed è andata diversamente”.  
I cambiamenti che hanno investito l’università negli ultimi anni e la sempre maggiore commercializzazione dei saperi, sono alcuni dei motivi che hanno spinto la docente a provare una nuova esperienza e lasciare l’insegnamento. Forse con un po’ d’amaro in bocca, ma con tanta grinta.
Una volta accettata la titolarità di una farmacia, non la si può cedere per almeno tre anni. Ma, vincolo a parte, i tanti sforzi e l’ingente investimento economico –tutta la liquidazione- nella realizzazione del progetto inducono la prof.ssa Morrica ad assicurare che non tornerà indietro.
“Al contrario di molti miei colleghi, non ho mantenuto rapporti con la professione negli anni perché non mi piace la commistione tra università e lavoro. Questo però mi ha causato, inizialmente, molte difficoltà nella gestione della farmacia che ha dietro diversi meccanismi burocratici ed economici. Sono entrata in un mondo che non conoscevo ma la mentalità aperta e dinamica acquisita all’università mi ha  consentito di affrontare la situazione”.
Il bagaglio di esperienza e di studi accademici non è andato perso ma  impiegato al servizio dei clienti della nuova farmacia. “Mi piace moltissimo il rapporto con il pubblico. Inoltre la zona in cui lavoro è molto buona e il pubblico è molto educato. Anche se – confessa – molti colleghi farmacisti hanno abituato male le persone!”. Spesso ci si reca in farmacia come si andasse al supermercato, invece il consiglio di un buon farmacista può essere molto più utile di tanti rimedi fai da te. E Patrizia Morrica, da ottima docente, non smette d’insegnare neanche ai suoi clienti. “Mio marito mi rimprovera di essere troppo didattica. Certo non è facile adattarmi a questa realtà: mi manca una mentalità commerciale. Così, se un cliente mi chiede un farmaco che io ritengo inutile non glielo vendo, oppure gliene consiglio un altro che, magari, ha già a casa. Cerco di spiegare tutto e lo faccio con passione. Il farmacista non è un bottegaio, anche in questo settore c’è molto da approfondire e da studiare. Naturalmente è un lavoro anche più duro di quello universitario perché ci sono orari più rigidi”.
Orari di lavoro a parte, quello che alla prof.ssa Morrica manca di più della sua vita accademica sono i suoi studenti: “sento molto la mancanza dei ragazzi, sia di quelli che seguivano i miei corsi, sia dei tesisti. Mi vengono a trovare spesso i miei ex allievi, soprattutto, quelli che hanno svolto tesi sperimentali”. E due sue ex studentesse le ha assunte in farmacia, come assistenti. Anche se da settembre non è più tornata, sembra proprio sia  difficile recidere completamente il cordone ombelicale dalla Facoltà. “L’università e la ricerca l’ho sempre svolte con passione, serietà ed impegno - conclude-. E’ stato difficile lasciare. L’esperienza universitaria è stata a tratti spiacevole, ma anche molto bella. Mi ha dato sempre un grosso senso di libertà e di stimolo. Adesso i tempi sono cambiati, ma se avessi potuto avrei tenuto la docenza e la farmacia allo stesso tempo”.
Valentina Orellana


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