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Ad AGRARIA il settore dell'Entomologia ha raggiunto risultati di eccellenza internazionale Ambiente più pulito e cibo più sano senza pesticidi

Lotta biologica ai patogeni delle piante

 News pubblicata il 22/04/2016
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Molti, quando vedono un insetto ronzare intorno, avvertono come primo istinto, per fastidio o timore, quello di allontanarlo con un colpo di mano. C’è invece chi gli insetti li studia e cerca di carpirne i segreti per proteggere le piante e l’ambiente in cui viviamo. Le ricerche condotte dal prof. Francesco Pennacchio e dal suo gruppo di ricerca di Entomologia sono tra i fiori all’occhiello di una Scuola, quella di Portici, la cui lunga tradizione negli studi agrari affonda le sue radici nella seconda metà dell’800 e ha visto il succedersi figure scientifiche del calibro di Filippo Silvestri o Antonio Berlese. Laureato proprio alla Facoltà di Agraria nel 1984, il prof. Pennacchio ha dato forza ai suoi studi e alla sua passione prima attraverso un dottorato di ricerca in Entomologia, sempre a Portici, e poi attraverso un ‘obbligatorio’ periodo di studi all’estero, con un post-dottorato negli Usa presso la Texas A&M University, Department of Entomology, dal 1989 al 1991. “In Texas ho avuto modo di approfondire i miei studi sulla fisiologia di insetti utili nella lotta biologica - racconta il docente, sottolineando l’importanza dell’interazione tra le diverse realtà scientifiche - La globalizzazione non è solo un fenomeno economico, ma anche  scientifico. Avere la possibilità di confrontarsi, in contesti diversi, su temi di interesse comune, scoprire metodologie e tecniche nuove, ti aiuta a capire come funziona e a che punto si è altrove, e ti dà un qualcosa in più, un bagaglio da portarsi dietro”. 
Attualmente ordinario di Entomologia al Dipartimento di Agraria, il prof. Pennacchio concentra da anni i suoi studi sulla protezione delle piante dagli insetti dannosi, contribuendo allo sviluppo di conoscenze di base sugli antagonisti naturali. “Questo settore di ricerca - spiega - ha raggiunto a Napoli risultati di eccellenza internazionale anche nel campo della Patologia Vegetale, grazie alla presenza presso il Dipartimento di Agraria di un attivo gruppo di ricerca coordinato dal prof. Matteo Lorito, che da lunghi anni si occupa con grande successo di lotta biologica ai patogeni delle piante. L’integrazione fra questi due ambiti disciplinari della difesa delle piante e la stretta collaborazione con il CNR rendono la sede di Portici uno dei punti di riferimento scientifico internazionale, dove lavorano attivamente un cospicuo numero di ricercatori”. Su queste ricerche sono attualmente impegnate circa 20 persone tra dottorandi, assegnisti di ricerca, ricercatori, associati, ordinari e tecnici, “figure essenziali per lo svolgimento del lavoro”. 
L’obiettivo comune è limitare l’uso di pesticidi chimici in agricoltura, apprendendo dalla natura e imitando le sue difese, in modo da intervenire con il più basso impatto ambientale: “La sfida è quella di riuscire a sviluppare strategie di controllo degli insetti e patogeni dannosi alle piante basati sull’uso di antagonisti naturali e/o di tecnologie in grado di riprodurre la loro azione di contenimento degli organismi dannosi. È un approccio logico al problema che punta al controllo ecosostenibile di insetti e patogeni limitando al massimo l’uso di sostanze chimiche di sintesi. Proteggere le piante, inquinando meno, significa avere un ambiente più pulito e cibo più sano. L’uso di sostanze chimiche - aggiunge - non è immediatamente annullabile, bisogna essere realistici, ma vi è un grande sforzo, non solo del mondo scientifico ma anche delle istituzioni, per ridurre l’uso di queste sostanze, che se usate bene e con la massima moderazione possono essere utili, ma se usate male creano enormi danni”.
La moria delle api
L’abuso e l’uso sconsiderato che se ne è fatto negli anni ha infatti portato a grandi disastri, come la moria delle api, che in alcuni casi ha interessato intere colonie e che ha tanto preoccupato anche i non addetti ai lavori, visti gli effetti a pioggia che ne derivano. “Nominando le api viene subito in mente il miele, ma in realtà la funzione più importante svolta da questi insetti è l’impollinazione. Il rischio di una loro estinzione o drastica riduzione interessa non solo il mondo scientifico. Le api sono fondamentali per la riproduzione di molte piante e ciò ha importanti implicazioni non solo ecologiche ma anche economiche. Ad esempio, quando circa 10 anni fa in Usa ci fu il collasso delle colonie, la conseguenza che ne derivò fu  l’innalzamento dei prezzi dei prodotti agricoli”. Quindi un secondo, ma non secondario, aspetto delle ricerche coordinate dal prof. Pennacchio sono gli studi finalizzati alla protezione delle api e degli insetti impollinatori. “Negli ultimi sei anni - spiega - abbiamo sviluppato degli studi per la comprensione dei meccanismi molecolari che sono alla base della moria delle api: patogeni e parassiti ne abbattono le difese immunitarie, mentre i cambiamenti climatici, la ridotta qualità e quantità di cibo disponibile e l’uso improprio di insetticidi chimici concorrono ad aggravare questa sindrome. Lo studio e la comprensione di tale fenomeno ci consente di conoscere come un organismo animale risponde agli stress ambientali e di sviluppare nuove strategie finalizzate alla protezione di organismi fondamentali per la nostra vita”.
Riconoscimenti,
premi e fondi
Non sono mancati i riconoscimenti di importanti riviste internazionali. Due recenti contributi hanno trovato spazio, nel 2013 e nel 2016, nella prestigiosa  PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences USA): “la descrizione dei meccanismi molecolari di immunosoppressione dell’ape indotti da alcuni insetticidi di sintesi ha ricevuto grandissima attenzione dalla comunità scientifica internazionale. Non a caso è stato pubblicato sulla rivista della PNAS, che raccoglie ogni anno quelli che sono considerati i migliori lavori in sei aree tematiche, premiando poi il migliore di ogni categoria. Il mio lavoro relativo ai meccanismi che riducono le difese delle api ha ottenuto nel 2013 il Premio Cozzarelli. È stato un motivo di grande orgoglio e soddisfazione. Ottenere una pubblicazione su una rivista tanto prestigiosa è un gran risultato, ma essere considerato il miglior lavoro dell’anno lo è ancora di più!”.
L’interesse per queste ricerche è dimostrato anche dall’attenzione delle istituzioni, che, in un momento di grave crisi economica, riservano risorse alla nascita di progetti sempre nuovi. Il lavoro sullo studio delle api è finanziato con un progetto quadriennale europeo 2014-2018 mentre quello sui bioinsetticidi è stato sostenuto dal Miur con un progetto per giovani ricercatori. È attivo, fra gli altri, anche un Pon sull’ulivo, seguito dal prof. Lorito. “Non navighiamo nell’oro, ma al momento ci sono risorse sufficienti per portare avanti in modo dignitoso le nostre ricerche. Così come posso dire che anche per i giovani che si rivolgono verso questo settore di studi sembra esserci una situazione in netto miglioramento, con molte più possibilità rispetto al passato”. Con il lavoro della sua cattedra, il prof. Pennacchio avvicina gli studenti ai quali trasmette l’amore per questi studi attraverso diverse attività pratiche “pensate per stimolare il loro interesse e avviarli alla conoscenza diretta con gli insetti. Proviamo ad  onorare la nostra tradizione cercando di reclutare giovani motivati, disposti a sacrifici e ad investire le loro energie con entusiasmo”.


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