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Il cantautore bolognese in cattedra al Federico II

Lucio Dalla e la creatività

"Una forma blanda di patologia"

 News pubblicata il 18/01/2006
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Dal palcoscenico alla cattedra. Evento che non ha il sapore della novità per Lucio Dalla, trent’anni di onorata carriera nella musica italiana, accompagnati da significative esperienze didattiche negli atenei del Belpaese. Lo scorso 6 dicembre il prof. Dalla è tornato a Napoli, di nuovo alla Federico II, questa volta per una lezione su creatività e comunicazione. Un legame, quello tra il cantautore bolognese e la città partenopea, suggellato a più riprese, recentemente con una partecipazione nelle vesti di Sancho Panza nel film di Mimmo Paladino, di cui Dalla ha curato anche le musiche. Dalla, artista eclettico, nell’appuntamento fridericiano ha dato saggio di sé con parole, sperimentazioni e due inediti regalati - in anteprima - alla platea accademica.
L’iniziativa, che si è svolta nella chiesa dei Santi Marcellino e Festo, rientra nel ciclo di seminari su “I linguaggi della creatività” realizzato dal Polo delle Scienze umane e sociali, rappresentato per l’occasione dal suo presidente, prof. Giuseppe Cantillo, e in collaborazione con la cattedra di Sociologia della musica affidata a Lello Savonardo. “La musica – spiega Savonardo - permette di osservare la società che cambia. Gli artisti sono interpreti dei linguaggi giovanili che producono mutamento, artisti che talvolta riescono perfino ad anticiparlo, a differenza degli accademici, cui spesso sfugge”.
Dopo Alex Britti, tocca a Lucio Dalla conversare di comunicazione. “Chiunque lavori nella comunicazione dovrebbe custodire dentro di sé un piccolo spazio caotico, una parentesi di libertà non influenzabile da nessuno”. L’attacco è ai “network, le radio che trasmettono sempre la stessa musica, e alla pubblicità, che vorrebbe plasmare le nostre coscienze”. Per Dalla la comunicazione esiste da sempre, sin dai tempi dei romani, “che costruivano strade perché avevano capito l’importanza del dialogo e della conoscenza”. Prima ancora c’è stato Lui, Gesù Cristo, “l’emblema della comunicazione, veicolata attraverso il sacrificio e il dolore”. 
Il Dalla-pensiero passa alla creatività, “una forma blanda di patologia, un’anomalia, piuttosto che pura e semplice genialità”. Estro che oggi più che mai viene supportato dal digitale, “di cui ne faccio grande uso, ma non ritengo sia l’ultima frontiera della tecnologia”. Ne è un esempio il brano la cui registrazione il cantautore offre alla platea, ‘Spengo il telefono e ti cancello’, canzone nata in una notte d’estate caprese “in cui suonano solo due strumenti veri, il contrabbasso e la batteria, tutti gli altri sono digitali. Il brano – chiosa il cantautore – è un tentativo di rappresentare la società artificiale attraverso i suoi simboli, sonori e acustici, come il trillo di un cellulare, che oggi si sente più del cinguettio di un uccello”. E poi le suggestioni. Come quando accompagna alla tastiera l’attore Marco Alemanno, impegnato a recitare l’Infinito di Leopardi, in una sonorizzazione digitale “che esalta la nostalgia della poesia”. Oppure quando fa ascoltare il suo ultimo brano, ancora senza titolo, le cui note irrompono nella chiesa di San Marcellino: Dalla è lì, ad occhi chiusi, con i piedi a battere il tempo. 
Tantissime le domande del pubblico. A Walter Corrado, presidente del Consiglio degli Studenti d’Ateneo, Dalla risponde che il segreto del suo successo è la curiosità, stesso elemento che non deve mancare a chi vuole cominciare a fare questo mestiere. Giulio Petrafresa, iscritto a Culture digitali, si è stupito nel vedere Dalla al concerto dei Sigur Ros, “un gruppo che – si è affrettato a spiegare il cantautore - incarna il senso della musica contemporanea”. Ancora, sollecitato da un altro studente, Dalla ribadisce la stima nei confronti di Gigi D’Alessio, “un musicista vero, che non ha bisogno di essere sdoganato”. Gaia, membro dell’associazione Studenti contro la camorra, chiede che ruolo possa avere la musica nella denuncia. “Non esiste la musica di denuncia – replica l’artista – ma musica che, all’occorrenza, può denunciare soprusi”. E a Danilo Bifulco, studente del CdL in Culture digitali, che vuole sapere cosa rappresenti quell’interferenza del cellulare nel brano ascoltato, Dalla chiosa: “Il telefonino è l’emblema di questa società, una società artificiale che di quell’oggetto ora non può più farne a meno”.
Entusiasti, insomma, gli studenti, che promuovono la manifestazione, “un modo – dice Annamaria Tarantino, secondo anno di Scienze Politiche – per avvicinare i giovani alla cultura”; secondo Pierfrancesco Di Mauro, primo anno di Lettere, “sono scambi che aiutano a crescere ideologicamente”. “Dalla è un gran comunicatore”, l’opinione di Nicola Daboval e Francesco Russi, entrambi di Scienze Politiche. Dopo oltre due ore di lezione, il prof. Dalla lascia l’Ateneo, non prima di riabbracciare Giovanni, custode del chiostro di San Marcellino, tra i volti comparsi nel video di “Canzone”, brano di qualche anno fa la cui clip fu interamente girata a Napoli.
Paola Mantovano


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