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L'Università di Salerno al voto il 25 e 26 giugno

Sette candidati per la poltrona di Rettore

 News pubblicata il 14/06/2013
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Sono ben sette le candidature presentate per il rinnovo della carica di Rettore che guiderà l’Università di Salerno dal 2013 al 2019, all’interno di un dibattito che appare molto democratico. Si andrà alle urne il 25 e 26 giugno, in prima votazione; il 4 e 5 luglio, in eventuale seconda votazione; il 9 e 10 luglio in terza votazione; il 16 e 17 luglio in caso di un eventuale ballottaggio. Candidati i professori Annibale Elia, Alfredo Lambiase, Enzo Maria Marenghi, Mario Capunzo, Aurelio Tommasetti, Maria Transirico e Antonio Piccolo. 
Si cambia, quindi, dopo tre mandati del prof. Raimondo Pasquino. “Con il prof. Pasquino, abbiamo raggiunto un livello di realizzazione del campus molto elevato, adesso, però, lo scenario è diverso: siamo in periodo di vacche magre – afferma il prof. Annibale Elia, 64 anni, ordinario di Linguistica computazionale, che, per queste elezioni, ha coniato lo slogan ‘Unisa, città di intelligenze’ – Nonostante tutto, dobbiamo entrare in un livello di competizione che ci possa far guadagnare terreno, puntando sui temi dell’innovazione, intercettando i saperi giusti ed i profili professionali e scientifici richiesti”. Nello specifico, “abbiamo bisogno di valorizzare al massimo le competenze del personale tecnico-amministrativo, poiché, al momento, non abbiamo una perfetta struttura amministrativa di supporto al corpo docente. Bisognerà, poi, puntare sui dottorati di ricerca: ne abbiamo una ventina di alto livello, anche se alcuni andranno accorpati, ma devono essere difesi, rivisti e portati ad un alto livello di qualità, altrimenti rischiamo di diventare una teaching university, ovvero un’Università limitata alla sola didattica”. Guardando, poi, alle esigenze degli studenti, circa 35mila, “è necessario accompagnarli prima, durante e dopo il percorso di studi, attraverso un piano organico per l’orientamento che contribuisca ad elevare il livello della formazione, anche perché, se non curiamo il livello in entrata, i nostri studenti, in seguito, si adageranno sulla mediocrità – continua Elia – Ancora oggi, registriamo un’alta percentuale di laureati provenienti da famiglie semplici, dove sono i primi a conseguire un titolo di studio accademico. Se da un lato, quindi, dobbiamo assolvere il nostro importante compito sociale permettendo a queste famiglie di avvicinarsi alla cultura, dall’altro dobbiamo dare modo agli studenti eccellenti di andare oltre le esigenze medie del territorio, aumentando, per esempio, il numero delle borse di studio per i meritevoli”. Qualche progetto riguarda anche il campus, invidiato da diversi Atenei. “Dobbiamo creare punti di appoggio anche la sera ed intensificare la rete dei trasporti: non è possibile terminare in anticipo le lezioni per consentire agli studenti di tornare a casa con i mezzi pubblici!”. 
La mancanza di risorse mette, però, a dura prova l’intero Ateneo. “I tagli economici ci stanno mettendo in crisi - afferma il prof. Alfredo Lambiase, 61 anni, docente di Impianti industriali, Presidente del Corso di Laurea in Ingegneria meccanica, nonché membro del Nucleo di Valutazione – Non tanto rispetto ai probabili pensionamenti, non credo che ce ne saranno molti, ma relativamente a dottorandi, assegnisti di ricerca e vincitori di concorsi che non potranno avere avanzamenti di carriera”. Tra le prime esigenze, “la razionalizzazione dell’offerta didattica”. “Bisogna intervenire sugli abbandoni e sui tempi di laurea, con una verifica delle competenze acquisite e della spendibilità dei titoli nel mercato del lavoro – continua – La nostra forza è quella di essere un Ateneo giovane che deve raggiungere livelli più elevati, ma siamo avvantaggiati da un continuo scambio culturale, grazie alla struttura del nostro campus”. 
Molto sintetico il prof. Enzo Maria Marenghi, ordinario di Diritto amministrativo, Direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche e Preside della Facoltà di Giurisprudenza fino allo scorso anno. “Nella nuova organizzazione, ci deve essere e avere - spiega Marenghi – O meglio, non solo dobbiamo recuperare risorse economiche ma anche un’autonomia statutaria e le nostre eccellenze. Dobbiamo recuperare l’anima per misurarci all’interno di un villaggio globale, avviare i giovani al lavoro e collegarci alla territorialità”. Quando la nuova struttura organizzativa andrà a regime, invece, secondo il prof. Mario Capunzo, “sarà importante creare una squadra. Il futuro Rettore dovrà lavorare in gruppo, e, personalmente, proporrei anche un numero maggiore di pro-Rettori”. “Sono stato Preside della ex Facoltà di Scienze della formazione - continua Capunzo, 57 anni, napoletano, ordinario di Igiene a Medicina, ma che ha compiuto tutta la sua carriera nell’area umanistica, dal 2013 Direttore del Dipartimento di Medicina e Chirurgia - Quindi, posso dire che la mia candidatura è trasversale”. Il lavoro da fare è tanto ed impegnativo. “Dobbiamo attrezzarci per le sfide future su didattica e ricerca: potremmo attivare una struttura che si occupi del reperimento di fondi per la ricerca e assista i docenti nell’elaborazione dei progetti”. Gli studenti, poi, “i veri protagonisti dell’Ateneo”, “devono essere aiutati e guidati anche a livello economico, con lo stanziamento di un maggior numero di borse di studio e supporti economici per trascorrere periodi di studio all’estero. Nella speranza di mantenere l’attuale offerta formativa, anche i dottorati di ricerca devono corrispondere all’acquisizione di specifiche competenze spendibili sul mercato del lavoro”. 
L’Università italiana sta affrontando un periodo molto delicato e l’impegno comune dei candidati è quello di riuscire a gestire l’Ateneo nel rispetto dei rigidi vincoli di bilancio imposti. “Un Ateneo così grande e importante come quello salernitano è una ‘macchina’ complessa che si articola in innumerevoli attività e servizi”, afferma il prof. Aurelio Tommasetti, 47 anni, ordinario di Economia aziendale, nonché Consigliere di Amministrazione e Presidente della Commissione Finanziaria dell’Ateneo, Presidente del Nucleo di Valutazione dell’Adisu. “In primo luogo, sarà fondamentale creare una valida squadra di governo, ai cui componenti saranno assegnate precise competenze perché tutto sia svolto in modo più efficiente – spiega Tommasetti – In secondo luogo, mi impegnerò personalmente a rinnovare uno spirito di trasparenza, fiducia e collaborazione chiedendo partecipazione ed impegno a tutte le componenti dell’Università: studenti, docenti, ricercatori, personale tecnico-amministrativo e rappresentanti delle istituzioni. In terzo luogo, sarà riservata un’attenzione immediata ad alcune aree dalla rilevanza strategica: ricerca, didattica, diritto allo studio, orientamento e placement, organizzazione dei processi e delle procedure”. 
L’unico candidato donna che potrebbe essere la vera svolta dell’Ateneo è la prof.ssa Maria Transirico, 55 anni, di origini napoletane ma residente ad Avellino, docente di Analisi Matematica, Preside della Facoltà di Scienze, membro del Consiglio di Amministrazione. “Sono presso questo Ateneo da molti anni ormai, dall’84 per la precisione, e ne ho una buona conoscenza, per cui mi sento di mettere a disposizione le competenze acquisite”. Secondo la Transirico, il punto focale che può aiutare a migliorare il livello di didattica e ricerca è l’internazionalizzazione. “Gli scambi internazionali di docenti, studenti, ricercatori vanno potenziati perché fanno la differenza e, poi, possono apportare fondi europei”. Rispetto alla didattica, “dopo tutti i cambiamenti che si sono susseguiti negli ultimi anni, non ci resta che razionalizzare e migliorare, ove possibile, l’offerta formativa con azioni di orientamento in ingresso e in uscita, collegamento col mondo del lavoro ed un miglioramento dei corsi nei contenuti”. 
Nei programmi dei candidati, spesso ricerca ed internazionalizzazione vanno di pari passo. Secondo il prof. Antonio Piccolo, ordinario di Sistemi elettrici per l’energia, Presidente dell’Adisu, nonché delegato del Rettore per il Diritto allo Studio Universitario, “occorrerà inviare politiche lungimiranti per la ricerca, che stimolino la capacità di attrazione di risorse pubbliche e private, con una conseguente valorizzazione economica dei prodotti della ricerca scientifica e di inserimento nel mondo del lavoro. In tale ambito, l’internazionalizzazione ricoprirà un ruolo importante, con azioni finalizzate a favorire progetti e interventi che rafforzino la visibilità internazionale dell’Ateneo, sia nell’ambito della ricerca che della formazione”. Va potenziata, poi, l’offerta dei servizi per il diritto allo studio “drenando nuove risorse dall’esterno, sburocratizzando i servizi e privilegiando quelli a supporto delle procedure di valutazione della qualità”, conclude.
Maddalena Esposito


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