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Riprende gli studi dopo un gravissimo incidente d'auto con il supporto di Sinapsi

Studente di Ingegneria Meccanica in sedia a ruote, ritrova il dono della parola grazie ad una macchina

 News pubblicata il 29/01/2016
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Un grave trauma cranico conseguenza di quel “dannato” incidente d’auto. E la sentenza: tetraparesi spastica. S. O., che tra poco spegnerà 40 candeline, da allora, più di una decina d’anni fa, è costretto a stare su una sedia a ruote ed essere accompagnato dai genitori. “Ma anche se in “fo...ta” carrozzina, come io ‘amorevolmente’ la chiamo, sono ancora vivo”, dice. Ha scelto di raccontarsi “con la speranza di poter dare fiducia a quanti hanno una storia simile alla mia. Vi assicuro, ci farete l’abitudine. Pensate che c’è di peggio che lo stare sempre seduti. Lo so, è una magra consolazione, ma meglio di niente, se ci riflettete”. Prima dell’evento che gli ha cambiato radicalmente la vita (la sua libertà e quella dei genitori, sottolinea, è fortemente limitata), S. O. era studente di Ingegneria Meccanica - indirizzo Macchine e Meccanismi. Da due anni, nonostante del suo corpo possa muovere solo il braccio destro - seppur con uno scarso controllo fine del movimento - e soffra di un severo disturbo della fonazione, ha ripreso gli studi: ora deve discutere la tesi della Triennale e vorrebbe proseguire con la Magistrale. Una grande forza di volontà, un innato ottimismo ed uno spiccato senso dell’umorismo lo hanno sostenuto nella decisione di ricominciare. “L’università è per me un luogo di studio ed apprendimento, dove fare anche delle conoscenze che possono diventare amicizie o con cui si possono condividere amici comuni con i quali si è passato del tempo insieme vivendo momenti tristi e felici”, afferma. Determinante l’incontro con il Centro SINAPSI (Servizi per l’inclusione attiva e partecipata degli studenti) dell’Ateneo Federico II, in particolare con la Sezione Tecnologia, di cui è responsabile il prof. Alessandro Pepino, e con il gruppo di ricerca del prof. Antonio Lanzotti, docente di Disegno Industriale e Presidente del Corso di Laurea in Ingegneria Meccanica. Una task force a cui S. O. riconosce un merito: “avermi ridato la voce, per me un grande dono, e principalmente avermi trattato come uomo”. Il Centro, infatti, ha predisposto per lui un articolato progetto per favorirne l’autonomia nello studio. Nella realizzazione di questo percorso viene accompagnato con incontri settimanali dedicati. Da alcuni mesi, poi, insieme con collaboratori della cattedra del prof. Lanzotti, l’equipe di Sinapsi sta sviluppando ulteriori miglioramenti alle interfacce hardware (una particolare pulsantiera, unica soluzione praticabile; non è stato possibile utilizzare touch screen, joystick, mouse, trackball o altre periferiche di input perché lo studente ha solo un movimento residuo della mano che gli consente di premere con un dito su una tastiera) del comunicatore fornito dalla ASL con cui S. O. non si trovava affatto bene. “Hanno realizzato per me una pulsantiera dotata di quattro tasti colorati a pressione a cui si aggiunge una leva di accettazione che mi permette di esprimere ciò che penso, poi compare un comando a video che mi dà la parola. Quella che avevo all’inizio era lenta e impiegava molto per andare sulle celle di dizione”. Ora “posso parlare, leggere libri e documenti, anche in PDF, gestire i file”. E rispondere alle domande, come in questo caso. Purtroppo, “non ho un supporto integrato con la mia sedia, quindi posso usarlo solo in una postazione fissa. Sono costretto allora ad usare l’alfabeto, comunico lo stesso ma è decisamente non completo come il comunicatore, che definirei utilissimo. L’alfabeto è privo delle lettere straniere ed i numeri, nonché della punteggiatura, escluso un misero punto interrogativo. Per giunta, è privo di un sostegno con l’impiccio che qualcuno deve sempre reggerlo e delle volte sbaglio ad indicare”. Grazie all’ing. Gennaro Sicignano e a Fiorentino Ferraro e Marco Tammaro della Sezione Tecnologia di SInAPSi e all’ing. Domenico Del Giudice (dell’equipe di Lanzotti),   aiutati da un folto gruppo di studenti  del  Corso di Laurea in Ingegneria Biomedica (che hanno dedicato a S.O. il loro lavoro di tesi di laurea di primo livello) “che si sono impegnati nel darmi la possibilità di dialogare con i docenti - già riuscire a parlare è una grossa conquista, venir capito un’impresa -”, e all’impegno - “il lavoro paga, ed io sto lavorando sodo” - S. O. spera di non deludere i genitori e i docenti. È fermamente convinto di riprendere a frequentare regolarmente l’università. “Non che sia una bella cosa dialogare attraverso una macchina, ma non si può avere tutto dalla vita”. In bocca al lupo.


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