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Tra sfide e prospettive, gli psicologi si raccontano

Una tavola rotonda che ha riunito professionisti impegnati in vari ruoli. La prof.ssa Arcidiacono: "la psicologia ha il mito del clinico nello studio privato"

 News pubblicata il 29/05/2015
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Esiste qualcosa oltre lo psicologo clinico? Quali ruoli può svolgere oggi chi vuole fare questo mestiere? Sono queste alcune delle domande alle quali si è cercato di dare una risposta nel corso dell’incontro intitolato “Psicologo oggi: sfide e opportunità”. Il 19 maggio, l’evento, che portava le firme del Dipartimento di Studi Umanistici e dell’Ordine Psicologi della Campania, ha riunito tanti studenti che, a via Mezzocannone, in un cinema Astra pieno, aspettavano di ascoltare professionisti del settore impegnati in diversi campi. Ad anticipare la tavola rotonda condotta dalla prof.ssa Caterina Arcidiacono, docente di Psicologia sociale e organizzatrice della giornata, alcuni saluti istituzionali. Ha alzato il sipario sull’iniziativa il Rettore Gaetano Manfredi, parlando di un’università che “oggi più di prima deve rappresentare per i ragazzi l’occasione della vita”. Indispensabili, a tal proposito, diventano “due ingredienti, il vostro impegno e la nostra capacità di descrivere profili formativi adeguati al mercato. Solo così si possono evitare corsi che siano autoreferenziali, ma non spendibili”. Studio e occupazione i temi toccati anche dal Prorettore Arturo De Vivo: “lo sforzo dell’Ateneo è massimo e sarà sempre maggiore perché dobbiamo tentare di dare una risposta alla regione in cui vi formate. Dobbiamo abbandonare l’idea di essere una grande istituzione che ha come vocazione l’esportazione dei talenti”. A seguire, sono intervenuti il professore di Storia contemporanea Luigi Musella, per il quale “questo incontro mi sembra molto importante perché incentrato sul dialogo con la società civile”, e il coordinatore dei Corsi di Laurea in Psicologia Francesco Palumbo, il quale si è dichiarato “emozionato, perché questo è un giorno in cui stiamo facendo qualcosa di innovativo nella percezione del rapporto tra studio e lavoro. Noi siamo un arco che lancia le frecce. Quelle frecce siete voi, e proprio voi scegliete la direzione da seguire”. Ultimo intervento, quello della dott.ssa Antonella Bozzaotra, Presidente dell’Ordine Psicologi Campania, che ha sottolineato: “penso che il dialogo tra università e professionisti sia il contesto migliore nel quale sviluppare la professione”. Palco lasciato quindi agli ospiti che hanno raccontato la propria esperienza di psicologi. Si è definito un privilegiato Roberto Priore: “appartengo allo 0,9% delle persone che fanno il lavoro che avrebbero voluto fare”. Per lui, la psicologia ha assunto una declinazione clinica, inseguita da molti studenti: “si può vivere di questo, ma serve il coraggio di andare avanti, perché per lo Stato noi siamo solo una partita IVA”. Lavora in una cooperativa, invece,  Paola Guglielmi, che ha affermato di trovare “molto affascinante immaginare un potenziale sviluppo del luogo in cui abito. Mi piace perché devo farlo con altri, scendendo a compromessi con tecnici che si occupano di cose specifiche”. Si è soffermata sulla situazione attuale, invece, Monica Terlizzi: “la sfida che ci dobbiamo porre è ricercare nuovi ambiti di applicazione di questa professione. Ad esempio, esiste un protocollo con i farmacisti che ci permette di dialogare con altri professionisti, con il fine di collaborare per promuovere presso i cittadini la formazione di una cultura della salute”. Il microfono è quindi passato ad Annalisa Cocozza, per la quale “c’è l’opportunità di coniugare la psicologia clinica con l’individuo, ma anche con la comunità”, ed a Francesco Treglia, il quale ritiene che “ci sono tante opportunità, ma bisogna investire nella professione attraverso la progettazione”. Si è soffermata su un’altra necessità, poi, la prof.ssa Maria Francesca Freda, docente di Psicologia Clinica: “bisogna smettere di coniugare in maniera unilaterale una certa psicologia con una certa prassi”. Conclusosi il dibattito, è partita la proiezione del film “La psicologia italiana raccontata a mia figlia”, pellicola curata da Raffaele Fellaco, Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Campania. Un’ora per ascoltare voci di importanti professionisti del settore percorrendo un viaggio lungo tutto l’Italia. Da un film, a un’attrice comica. La conclusione dei lavori è stata infatti affidata a Rosalia Porcaro che, in chiave ironica e con accento marcatamente dialettale, ha mostrato alcuni stereotipi legati all’attività dello “pisicologo”. Circa tre ore, con un obiettivo specifico, come sottolinea la prof.ssa Arcidiacono: “la psicologia, in genere, ha un vizio di fabbrica, ovvero il mito del clinico nello studio privato. Ma ogni anno da noi si laureano alla Magistrale cento studenti che si inseriscono nel mercato del lavoro con il sogno di lavorare nelle ASL o di fare la professione privata. Entrano come un cavallo coi paraocchi e non vedono le altre possibilità di questa professione. Quello che abbiamo cercato di fare oggi è di levare questi paraocchi”. L’evento, che ha riscosso successo tra gli studenti, potrebbe essere riproposto, perché “i miti non vanno abbattuti con la falce, ma vanno smontati dal loro interno”. Ha partecipato alla giornata Martina, iscritta al terzo anno di Psicologia: “è stato molto interessante perché ci ha dato una visione globale di quella che potrebbe essere la nostra professione. Ci hanno mostrato tutto quello che esiste e che si può ancora creare”. Al suo fianco, la collega Federica Simeoli: “mi ha colpito molto la partecipazione tra le varie figure che si sono presentate. Ho notato la passione non solo per la disciplina, ma anche per il lavoro vero e proprio”. Toni soddisfatti anche per Carmine: “si è voluto cercare di raccogliere più voci che non fossero quelle della clinica, abbracciando le nuove prospettive della professione. È stata un’esperienza piacevole”. E utile, come sottolineato da Giuseppe Esposito: “sicuramente eventi del genere aiutano tantissimo a chiarire le idee a noi studenti, principalmente a chi non ha la possibilità di fare la Specialistica altrove”. 


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