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Una due giorni in ricordo del Maestro Patalano

 News pubblicata il 06/05/2016
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Il 10 e l’11 giugno il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Parthenope ricorda il Maestro di Diritto Penale Vincenzo Patalano, scomparso a maggio del 2013. Le due giornate di studio si articoleranno in tre sessioni, all’interno delle quali verranno discussi ed elaborati alcuni temi di diritto penale, fulcri portanti dell’attività scientifica del docente. “Si parte venerdì 10 giugno presso la Federico II - racconta il prof. Alberto De Vita, promotore della manifestazione - con la prima sessione, presieduta dal prof.  Carlo Fiore su ‘I Reati Associativi’. Nel pomeriggio, una seconda parte, presieduta dal prof. Francesco Palazzo, affronterà il tema dei ‘Delitti contro la persona’”. Sabato 11, la terza sessione di studio si svolgerà alla Parthenope. Si parlerà de “Il diritto penale dell’economia”, dirige i lavori il prof. Carlo Enrico Paliero. “Sarà una manifestazione molto intensa, con ospiti illustri che ricorderanno il prof. Patalano anche sotto un profilo umano. Avremo i Rettori della Federico II Gaetano Manfredi e della Parthenope Claudio Quintano, il Presidente dell’Accademia di Scienze Matematiche e Fisiche Guido Trombetti, nonché numerosi accademici tra cui i professori Giuseppe Riccio, Sergio Moccia, Bruno Assumma, solo per citarne alcuni”. Patalano, oltre che docente fra Napoli e Salerno, è stato ProRettore della Federico II accanto a Trombetti, nonché “Uno dei padri fondatori dell’allora Facoltà di Giurisprudenza della Parthenope”. 
Un ricordo personale del prof. De Vita dedicato al suo Maestro.
“Il Professore Patalano è stato un giurista di profonda cultura, non solo giuridica, radicato nella tradizione del diritto penale italiano e al tempo stesso capace di offrire soluzioni innovative e originali alle nuove sfide del diritto contemporaneo. Riusciva ad affrontare i problemi giuridici, anche in ambito extrapenale, individuando al fondo delle più diverse questioni la grammatica giuridica comune, in modo da offrire ai suoi allievi non dogmi preconfezionati ma gli strumenti per intraprendere un percorso autonomo di ricerca.
Per me, però, egli non è stato solo l’impareggiabile Maestro, capace di giudizi lucidi e mai banali, che ha guidato fino all’ultimo il mio cammino professionale con partecipazione e affetto paterno. È soprattutto, lo è ancora, un esempio di rigore morale, di dedizione all’Università e in particolare agli studenti, con i quali riusciva sempre a stabilire una sintonia che derivava da una non comune capacità di comprensione umana. Allergico ad ogni forma di adulazione e ipocrisia, apprezzava i rapporti sinceri, dialettici, fondati sulla lealtà e sulla capacità di dialogare con ironia e intelligente umorismo”.


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