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Coronavirus: come affrontare l'emergenza dal punto di vista psicologico

"È fondamentale percepire un senso di continuità"

I consigli della prof.ssa Procentese, Coordinatrice del Master in Psicologia dell'Emergenza

 News pubblicata il 20/03/2020
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Emergenza Coronavirus e sospensione delle attività didattiche e la limitazione di quelle ricreative e aggregative. Come si affronta, dal punto di vista psicologico, una situazione così complessa ed extra-ordinaria? L’allarmismo non aiuta, l’attenzione sì ed è importante avere una percezione corretta della situazione in modo da assumere comportamenti adeguati. Lo spiega la prof.ssa Fortuna Procentese, docente di Psicologia Sociale alla Federico II e Coordinatrice del Master in Psicologia dell’Emergenza: “In questo momento le persone sono invase da una gran quantità di informazioni, alcune delle quali non veritiere, che non riescono a gestire. Questo può creare una percezione falsata del problema oltre che generare disorientamento e perdita del senso reale della comunicazione”. È importante “dare credito alle fonti giuste come possono essere, ad esempio, i siti ministeriali dove sono riportati tutti gli aggiornamenti e i comportamenti corretti da seguire. Questo è un aspetto fondamentale perché, se abbiamo dei punti di riferimento cognitivi e di conoscenza, la paura non si trasforma in panico”. La comunicazione, quindi, aiuta anche a contenere il timore: “Sulla pagina Facebook connessa al Master c’è, ad esempio, uno spazio di comunicazione che abbiamo attivato da poco proprio con questo scopo. Chi vuole può scriverci ed esprimerci dubbi e preoccupazioni alle quali noi daremo una risposta. Ma ci sono anche delle associazioni che si sono attivate in questo senso”. In una situazione di emergenza, anche l’interruzione del quotidiano è destabilizzante e proprio per questo è utile cercare di portare avanti la propria consueta progettualità: “Al momento ci sembra che il nostro progetto di vita sia interrotto per cui ora bisogna ridefinirsi rispetto ai compiti che portiamo avanti quotidianamente. Mi ha colpito molto il fatto che, in questi giorni, tra i libri più venduti ce ne siano alcuni che raccontino proprio di storie ambientate in contesti di disagio come quello attuale: succede perché ci si appella ad esperienze simili per capire come riorganizzarsi”. Intanto va ridefinita anche la nostra socialità “in un momento in cui siamo invitati a mantenere una certa distanza. Come italiani, soprattutto nel Mezzogiorno, siamo abituati, invece, ad avere un certo tipo di contatto e, venendo meno questo, ci sentiamo colti da un senso di sfiducia anche nei confronti dell’altro. Quello che è importante ora è mantenere la propria progettualità cercando di attivare strategie diverse. È fondamentale percepire un senso di continuità seppure, dicevamo, con modalità diverse”. Facciamo un esempio: “Gli studenti che vedono sospese le lezioni. In tanti ci stanno scrivendo e la loro paura principale è quella di non riuscire a sostenere gli esami, a laurearsi, e non portare avanti il loro percorso formativo. Noi, come docenti, stiamo creando uno spazio di ascolto, anche semplicemente attraverso un contatto via email, riassicurandoli e spiegando che andranno avanti e le attività riprenderanno anche se magari in maniera differente”. 
 
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