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Professori Emeriti: un prezioso patrimonio conoscitivo da non disperdere. Gli scopi dell'Associazione europea presieduta dal prof. Natale Gaspare De Santo

"Non c'è un limite di tempo alla scienza, alle scoperte"

 News pubblicata il 23/03/2021
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L’associazione E.A.P.E. (European Association of Professors Emeriti) nasce alcuni anni fa con l’obiettivo di portare all’attenzione comune il ruolo in cui finiscono per essere relegati i docenti universitari una volta in pensione. Un ruolo spesso marginale, se non di totale abbandono, da parte di un’istituzione, l’università, a cui hanno dedicato la loro vita. Il prof. Natale Gaspare De Santo, professore Emerito di Nefrologia dell’Università Vanvitelli, fa parte dei 68 membri fondatori ed è oggi Presidente pro-tempore dell’associazione europea. Interesse e scopo dell’iniziativa è quello di riconoscere un ruolo anche ai professori in pensione, dar loro modo di continuare la vocazione di educatori, consiglieri e ricercatori per il tempo che la lucidità mentale e la forza fisica consentono, di dimostrare la loro solidarietà in un’ottica pan-europea, offrendo un contributo ai colleghi ancora attivi e alla società in generale. Questo permetterebbe di riconoscere il prezioso patrimonio conoscitivo che queste persone conservano, di cui rappresentano delle “biblioteche viventi”, con anni di esperienza sulle spalle.
“L’idea è nata a seguito di un congresso internazionale che aveva per titolo ‘Il capitale umano dell’età’ tenutosi nel 2016 e organizzato dall’Università Federico II”, racconta il prof. De Santo. Che sottolinea: “Siamo dell’opinione che tutti i professori che vanno in pensione e che siano ancora capaci di operare è bene che vengano fatti partecipare. I professori in pensione non devono prendere nessuno spazio ai giovani. Il concetto più importante è che nessun vecchio debba fare il leader in un gruppo, ma se si organizzassero gruppi di lavoro misti, con un giovane nella posizione di guida del gruppo e le competenze possedute dai professori anziani, si potrebbero raggiungere anche idee epocali. Se si guarda alla storia dei premi Nobel, si scopre che sono spesso il risultato di persone anche molto avanti con l’età, non solo di giovani. Non c’è un limite di tempo alla scienza, alle scoperte. La comunità accademica include anche noi”. 
Sembra quasi una contraddizione dover sottolineare il disagio di professionisti che si sentono messi da parte in una società, come quella europea, che da anni continua ad invecchiare, statisticamente, e che dedica molte attenzioni ai diritti e agli interessi dei più anziani. Invece la richiesta dei professori sta proprio nel riconoscersi ancora potenzialmente produttivi, se non per qualche limite che spesso è di natura fisica. La mente sveglia e lucida è una ricchezza da poter ancora sfruttare nelle sue possibilità, soprattutto per collaborazioni o come, ad esempio, nel servizio di Counseling per studenti e ricercatori proposto dall’associazione. 
Dal 2019 è stato, poi, avviato il The Bulletin, un giornale bimestrale gestito dai membri dell’associazione e utilizzato come spazio di confronto per opinioni, risultati di ricerca o semplici riflessioni. Spiega il prof. De Santo: “non scriviamo cose sbagliate scientificamente, è chiaro, però il nostro interesse è porre il problema dello spazio e del ruolo riservato ai professori ritirati. Per questo motivo non la definirei una rivista scientifica vera e propria, seppure contenga interessanti risultati di ricerca anche da parte di professori attualmente attivi”. De Santo sottolinea poi la generale attenzione che in Europa è riservata agli anziani, a partire dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ad altri leader politici importanti come Angela Merkel, che a 66 anni resta una delle figure politiche più attive, presenti e influenti nel contesto mondiale, fino a Papa Francesco, che a gennaio 2021 ha indetto la Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, per valorizzare l’enorme ricchezza che sono queste persone, anello di congiunzione tra le generazioni a cui trasmettono le proprie esperienze di vita. Continua il prof. De Santo: “si pensi anche solo agli ultimi due presidenti americani, sono due anziani. Oggi si parla molto negativamente di Trump, ma è interessante considerare che ruolo ha ricoperto fino a pochissimo tempo fa, alla sua età, e che chi lo ha succeduto è anche più vecchio”. 
In un articolo del prof. De Santo nel supplemento del The Bulletin pubblicato il primo ottobre scorso viene citato un commento di Dubravka Šuica, vicepresidentessa della Commissione europea che, a proposito degli anziani nella società, dice essere “uno dei principali motori demografici in Europa. Una popolazione anziana in aumento presenta varie sfide e opportunità non solo a livello individuale, sociale ed economico, ma anche inter-generazionale”, evidenziando l’importanza di tutelarne i diritti, incluso un equo e sostenibile accesso a servizi di sanità e digitalizzazione. Continua il commento della vicepresidentessa: “durante gli ultimi mesi di questa pandemia, i diritti degli anziani e il loro speciale posto nella nostra società sono venuti a galla in tutta l’Unione europea. Non posso dimenticare le storie di famiglie che hanno perso i loro cari nelle case di cura per gli anziani, senza sapere se i membri delle loro famiglie fossero da soli, spaventati o in pace. E dovremmo pure ricordarci le sofferenze degli operatori assistenziali per assicurare la protezione e la dignità delle persone rimesse alle loro attenzioni”. 
L’associazione E.A.P.E. articola gli incarichi in diversi comitati, tra cui spicca quello Connettere i desideri ed i bisogni dei bambini e dei vecchi, interessante proprio per la volontà di rendere protagoniste le due fasce sociali anagraficamente più distanti tra loro. Commenta il prof. De Santo: “l’Europa sbaglia con tutti e due, perché l’Europa è la culla della scienza pediatrica e, nonostante sappiamo fare molte cose, non se ne sfruttano a pieno tutte le capacità. Allo stesso tempo molti vecchi, soprattutto con questa grave pandemia, sono stati lasciati morire a vantaggio di una immunità di gregge, che non va raggiunta però in questo modo. È nel nostro interesse far capire che ci sono vecchi che continuano a produrre cose importanti anche in pensionamento, e allo stesso tempo dimostrare, come già proposto da numerosi studi scientifici, che la vicinanza con i giovani e con i più piccoli rende ancora più fruttuosa questa operosità, questa produttività. Fa parte dei progetti europei quello di mantenere attivi i professori seppur pensionati. Questo nel caso ovviamente in cui siano conservate le capacità, la fisicità, sufficienti per continuare a fare le cose e soprattutto una lucidità mentale che permetta di ragionare”.
A Napoli sono molti i professori che supportano l’associazione, tra cui i professori Vincenzo Bonavita, Emerito di Neurologia, e Giancarlo Bracale, Emerito di Chirurgia Vascolare. Un corpus di associati prestigioso ma soprattutto di ampio respiro internazionale, anche solo considerando il Board dell’associazione che annovera la presenza di professori da Luton, Parigi, Atene, dove ha sede l’associazione, e Oslo, solo per elencarne alcuni.
 
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