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Ai laureati dopo il 2000/01 non basta la laurea per insegnare

6 esami e 900 euro per accedere alle Sicsi!

 News pubblicata il 29/02/2008
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Sono sempre di più i laureati in Giurisprudenza impegnati nella ricerca del modo in cui accedere ad uno sbocco occupazionale che sembra divenuto praticamente inaccessibile: l’insegnamento nelle scuole secondarie. La laurea in Giurisprudenza consente di insegnare le materie giuridiche ed economiche in molti istituti superiori, dai tecnici commerciali a quelli per geometri, dai tecnici industriali a quelli nautici a quelli per il turismo, dai professionali agli istituti d’arte. La classe di concorso è la A/19 e per entrare nelle graduatorie è necessario aver frequentato la Scuola Interuniversitaria di Specializzazione per l’Insegnamento, a numero chiuso, che in Campania si chiama SICSI. Detta così sembra facile. Ci si laurea, si attende la pubblicazione del bando di concorso per l’ammissione alla SICSI, si presenta domanda, si partecipa alle selezioni e se le si superano si segue il corso biennale di specializzazione al termine del quale, dopo numerosi esami, si viene inseriti nelle graduatorie per insegnare. In realtà, sono state previste dal Miur delle condizioni di accesso alle Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento che di fatto rendono non sufficiente il possesso della semplice laurea in Giurisprudenza per coloro che hanno conseguito il titolo dopo l’anno accademico 2000/01.  Soltanto i laureati entro il 2000/01, infatti, possono partecipare alle selezioni per la SICSI così come sono usciti dalla Facoltà di Giurisprudenza, a tutti gli altri è richiesto di aver sostenuto una serie di esami che solitamente nelle Facoltà giuridiche non sono presenti. Il che significa dover andare, dopo la laurea, presso altre Facoltà a sostenere degli esami integrativi. La complessità del meccanismo è ben espressa dalle parole di un impiegato (che ha preferito restare anonimo) della Segreteria Studenti di Giurisprudenza Federico II. “Per capire bene come funziona ci vuole una consulenza”, ci ha detto. Gli studenti e i laureati i loro “consulenti” dovrebbero teoricamente averceli: uffici orientamento, segreterie studenti, segreteria della SICSI, direzione della SICSI non sono forse soggetti tenuti a offrire tutte le informazioni del caso? Dunque, cerchiamo di chiarirci le idee chiedendo a loro.
Esami integrativi 
dell’area 
economico-statistica
Partiamo dal primo piano dell’edificio in via Porta di Massa n. 32, Ufficio Orientamento della Facoltà di Giurisprudenza, quella che ha il maggior numero di laureati, ma anche di fuori corso, del vecchio ordinamento quadriennale, i più interessati all’insegnamento nelle scuole. La dott.ssa Marina Ostuni, tutor presso l’Ufficio, ci spiega il perché di questo fenomeno. “E’ uno sbocco che i laureati in Giurisprudenza non prendono in considerazione immediatamente – dice- in genere la prima cosa che fanno dopo la laurea è iscriversi al registro dei praticanti avvocati. Infatti, le domande che vengono a farci riguardano prevalentemente la carriera forense”. Il problema degli esami integrativi sorge per la classe di concorso alla quale si vuole accedere, che è quella delle Discipline giuridiche ed economiche, per cui “il Ministero ha identificato un elenco di esami che devono essere presenti nel curriculum e che rientrano in quattro aree disciplinari: Economia aziendale, Politica economica, Economia politica e Statistica”. La dott.ssa Ostuni è molto chiara: “chi non ha sostenuto uno o più di questi esami, può iscriversi ai singoli corsi. Mentre prima c’era una migrazione dei nostri laureati verso altre Facoltà per sostenere gli esami integrativi, recentemente la situazione si è semplificata, poiché alcuni degli insegnamenti richiesti sono stati attivati anche presso di noi come insegnamenti a scelta. Basta controllare sulla guida e fare le proprie valutazioni”. In effetti, alle pagg. 57 e 58 della Guida dello Studente 2007/08 sono indicati tre insegnamenti mutuati dalla Facoltà di Scienze politiche: Economia aziendale con il prof. Roberto Tizzano, Politica economica con il prof. Antonio Cristofaro e Statistica con il prof. Domenico Piccolo. Non ci sono difficoltà per Economia Politica, che è una materia da sempre presente nei piani di studio delle Facoltà giuridiche, e che quindi non manca nel curriculum di nessuno. 
Occorrono
esami 
da 12 crediti
Il problema sembra risolto, ora basterà iscriversi a questi tre corsi (e pagare le relative tasse) per avere le carte in regola per partecipare alle prossime selezioni SICSI. Facciamo giusto una puntatina all’Ufficio Scuole di Specializzazione in via Mezzocannone n. 16 per una definitiva conferma sull’iter da seguire. Ma lì scopriamo un’altra complicazione. La gentile addetta allo sportello, infatti, ci raccomanda di controllare che gli esami che sosterremo totalizzino 12 crediti ciascuno. “Per ciascuna area disciplinare bisogna avere 12 crediti”, sottolinea. Questo vuol dire che potremmo dover sostenere più di tre esami integrativi? “Sì”. E quali sono? “Si deve controllare sul sito del Ministero della Pubblica Istruzione”. E’ scritto anche su un cartello affisso sullo sportello: per gli esami integrativi controllare prima al Ministero. 
Va bene, ma prima di passare dal Ministero della Pubblica Istruzione, facciamo un giro sul sito della Facoltà di Scienze politiche Federico II, vuoi vedere che i tre insegnamenti mutuati contano proprio 12 crediti ciascuno?. E invece andiamo incontro a una delusione: 9 crediti, per cui dobbiamo abbinarli con altre materie. Ma quali? Andiamo sul sito www.pubblica.istruzione.it. Non si capisce niente. Dispersivo e confusionario. Dopo aver vagato mezz’ora nella sezione “Personale della scuola” senza aver trovato nulla che ci riguardi, decidiamo di cliccare qua e là a naso, e fortunatamente nella sezione “Aree tematiche” incontriamo di nuovo il “Personale della scuola”, che come prima sottosezione ha “Titoli d’accesso alle classi di concorso”. Il percorso telematico diventa più razionale e basta seguire le indicazioni per capire se alla classe di concorso si può accedere o no. C’è l’elenco di una serie di esami omogenei ai tre di cui sopra, che li possono sostituire o si possono combinare tra loro per raggiungere l’obiettivo di un piano di studi che “abbia compreso i corsi annuali (o due semestrali) di: economia politica, politica economica, economia aziendale, statistica economica”. Inutile dire che, a parte Economia politica e materie omogenee, è difficile che un laureato in Giurisprudenza abbia nel suo curriculum uno degli esami indicati. 
“Sono riusciti
a creare qualcosa
di mostruoso!”
Con buona pace delle Facoltà di Giurisprudenza e di Scienze Politiche, che come è evidente hanno profuso tutto l’impegno per semplificare la situazione, visto che c’è tanta economia di mezzo pensiamo di chiamare la Segreteria Studenti della Facoltà di Economia. Una signora pazientemente ci suggerisce di chiedere a Scienze Politiche per l’esame di Politica economica: “vanno a farlo tutti là”. Per Economia aziendale e Statistica, invece, è diverso: “vengono a farli tutti qua”. Attenzione, però: “non abbiamo esami da 12 crediti, deve controllare sulla guida come combinarli tra loro. Penso che debba sostenere due esami per area disciplinare, ed è probabile che qualche credito avanzi”. Insomma, non sono tre esami, ma sei. E quanto costa ogni esame? “75 euro. Ma ormai è tardi, perché i corsi sono già iniziati. Sa, sono semestrali. Per iscriversi in ritardo si paga una mora di altri 75 euro”. Facciamo due conti. Iscrizione con mora, 150 euro. Mettiamo che si tratti effettivamente di 6 esami, andremmo a spendere 900 euro. Chiediamo anche a Giurisprudenza quali sono le cifre e la risposta è la stessa: 75 euro a esame. Il solito impiegato anonimo, dopo aver ribadito che “sono riusciti a creare qualcosa di mostruoso”, e aver sottolineato che, al contrario, la Segreteria di Giurisprudenza “è tempestata da richieste di esami integrativi da parte di laureati in Economia che, per esempio, non hanno studiato Diritto amministrativo (dunque anche i dottori in Economia hanno i loro problemi, ndr)”, parla di un limite alle iscrizioni: “ci si può iscrivere pagando la mora solo entro 15 giorni dall’inizio dei corsi. Diciamo che chi vuole fare gli esami integrativi per accedere all’insegnamento ci deve pensare con un annetto di anticipo”.
Al Parthenope 
50 euro
ogni 3 crediti
Tanti “consulenti” per un unico verdetto: ormai è tardi, se ne parla l’anno prossimo. Almeno adesso abbiamo un bel po’ di informazioni che, se nel frattempo non cambia niente, ci torneranno utili. Prima di rimandare definitivamente, però, ci si accende una lampadina. C’è anche l’Università Parthenope. La SICSI è una scuola di specializzazione interuniversitaria e non c’è vincolo quanto all’ateneo di provenienza. Un laureato della Federico II può ben integrare il proprio curriculum presso un’altra università. Chiamiamo la Segreteria Studenti della Facoltà di Giurisprudenza Parthenope, quella che ha sede a Nola. Il sig. Cataldi ci fornisce spiegazioni dettagliate. “A Nola possiamo offrire Economia aziendale e Ragioneria generale per l’area aziendale, mentre a Napoli, presso la Facoltà di Economia, si possono sostenere Statistica economica e Statistica aziendale per l’area statistica, nonché Politica economica ed Economia del lavoro (ma visionando i piani di studio si trova anche Politica economica europea, che pure è uno degli omogenei indicati dal Ministero, ndr.) per l’area della Politica economica. Si possono anche sostenere tutti gli esami direttamente a Economia”. Non si scappa, sono 6 esami, mai meno. A questo punto, facciamo come al supermercato e confrontiamo pure i prezzi. “Si pagano 50 euro ogni 3 crediti. Ad esempio, l’iscrizione a Ragioneria generale da 6 crediti costa 100 euro, mentre l’iscrizione a Economia aziendale, che vale 9 crediti, costa 150 euro. Anche se i corsi sono già iniziati, ci si può iscrivere fino al 31 marzo senza pagare alcuna mora”. Ma il sig. Cataldi, correttamente, fa notare che il bando SICSI esce a luglio e che è impossibile sostenere tutti gli esami integrativi entro quella data. “Se ci si iscrive ora si possono seguire i corsi e sostenere gli esami fino ad aprile 2009, ce la si fa a partecipare alla selezione dell’anno prossimo (ammesso che ci sia, considerato che da più parti si parla di eliminare le Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento, ndr). Altrimenti ci si può pensare ancora un po’ e iscriversi a settembre”. Adesso è deciso, meglio rimandare. Con il sospetto che tutto questo marchingegno sia una specie di subdola (e dispendiosa) selezione prima della selezione. 
Durante il balletto tra uffici, segreterie, siti web, crediti formativi e listino dei prezzi, quanti decideranno di gettare la spugna prima ancora di cominciare?
Sara Pepe



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