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Primi impegni per il Preside Masi

Agraria di domani: "la immagino come un campus"

 News pubblicata il 18/01/2008
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Insediatosi lo scorso primo novembre, il neopreside della Facoltà di Agraria, prof. Paolo Masi, ha dovuto immediatamente fare i conti con il riordino degli ordinamenti didattici imposti dalla riforma Mussi. L’impianto complessivo dell’offerta didattica, tuttavia, resta invariato. “Ricopriremo l’area alimentare, agraria, forestale, vitienologica”, dice il professore, “conformemente a quanto richiesto dalla nuova normativa, si ridurrà il primo livello e si darà maggior corpo al secondo”. Ci saranno dei rischi per gli studenti già iscritti? “No, anzi, pensiamo di attivare subito i primi due anni per consentire a chi oggi è iscritto al primo di transitare direttamente al secondo. Pensiamo che il passaggio ai nuovi corsi di laurea sarà vantaggioso, gli studenti saranno ben lieti di sostenere 5 o 6 esami in meno. E’ vero che il numero di crediti da raggiungere è sempre lo stesso, ma sappiamo benissimo cosa significa dover affrontare lo stress dell’esame più volte”. 
Quest’anno come sono andate le immatricolazioni? “E’ stato confermato il solito trend: circa 450-500 iscritti al primo anno. E’ un dato fisiologico, congruo rispetto alle esigenze del mercato”. Quali sono gli altri temi su cui iniziare a lavorare da subito per gli studenti di oggi e per quelli che arriveranno ad Agraria il prossimo anno, con la riforma? “Adesso che il piano didattico è stato varato secondo il nuovo schema del Ministero, si insedierà la commissione paritetica per lavorare sul regolamento per l’attività didattica, che incide direttamente sulla vita degli studenti. Si tratterà di rivedere gli orari e i calendari, ritoccare parzialmente il meccanismo di attribuzione del punteggio di laurea, stabilire maggiori azioni di sostegno. Inoltre, vanno ampliate le aree studio e la biblioteca”. Affronterà anche il problema della mensa? “Sì. Sono sette anni che l’Adisu non sta facendo niente a riguardo. Non si riesce a capire cosa vuole fare di una struttura che esiste e presso la quale ci sono tre custodi stabili, ma che la Facoltà non può utilizzare. Intendo senz’altro sollecitarla a spiegarci quali sono le sue intenzioni”. 
Come immagina la Facoltà di Agraria di domani? “Vorrei che fosse un polo culturale aperto alla cittadinanza. La immagino come un campus, costituito dall’edificio Mascabruno, dal complesso Fiore e dalla Reggia nella quale saranno esposte le nostre collezioni museali. Sei anni fa il progetto che abbiamo presentato il 10 dicembre sembrava un’utopia, ma noi siamo ‘capatosta’ e ce l’abbiamo fatta. Intendiamo rafforzare ancora di più i legami col territorio, aumentando soprattutto le sinergie con i Comuni”.



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