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Intervista a Giancarlo Avolio, autore del libro pubblicato da Ateneapoli

'Diciotto', un thriller ambientato nelle aule universitarie

 News pubblicata il 30/04/2021
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Due vite, un giorno, per puro caso, si intrecciano. Mario è un docente universitario ancora in lutto per la morte della moglie, scomparsa durante l’epidemia da Covid-19, Luca è un brillante studente, sconvolto dalla rottura con la sua fidanzata. Tra loro, il fallimentare esito di un esame, un ingombrante diciotto, motore narrativo della vicenda. Nasce dall’incontro-scontro di due crisi Diciotto, l’ultimo thriller del 45enne napoletano Giancarlo Avolio, ingegnere informatico, e laureato federiciano, edito da Ateneapoli.
“A due anni dalla morte della moglie, nella storia siamo nel post pandemia, Mario è ancora incapace di elaborare il suo lutto – racconta Avolio – Preda delle sue ossessioni, non riesce a riprendere una vita normale. Luca invece è uno studente di Ingegneria brillante, il classico tutti 30, che, a pochi giorni dall’esame con Mario, si sente dire dalla sua fidanzata che il loro rapporto è in crisi”. Eppure questo 18, “più che lo studente, colpisce il docente dalla cui psiche sconvolta scaturiranno una serie di eventi drammatici e inquietanti”. Ma Diciotto è principalmente “l’occasione per evidenziare, attraverso una storia inventata, una problematica reale di cui oggi si parla tanto, le conseguenze psicologiche che la pandemia porta, e sempre più porterà, con sé”. Una domanda, quali scorie resteranno nel post pandemia, “è stata l’occasione per una profonda riflessione. I dati ci dicono che in Italia sono aumentate le diagnosi di patologie di tipo psicologico e neurologico e che, in farmacia, c’è stato un amento del 30% nello stoccaggio di farmaci per la cura proprio di queste malattie. Sono fattori che non possiamo ignorare”. A far da sfondo alla vicenda, ci sono le aule universitarie di Piazzale Tecchio, “ed ecco che la pubblicazione con Ateneapoli acquista ancora più significato – scherza l’autore – Del resto, io sono un laureato federiciano in Ingegneria delle Telecomunicazioni e posso confermare che l’esame in questione, Campi elettromagnetici, è davvero difficile. Chi conosce l’università ritroverà tante cose in questo libro, dalla vita nelle aule alle tipiche ansie pre-esame degli studenti”. 
“Ingegneria è tosta, ma mantiene le promesse”
Ed è d’obbligo la domanda, c’è forse un 18 nella sua carriera universitaria? “No – sorride – Ma ci sono sicuramente tanti ricordi. La mia esperienza di studio è stata assolutamente positiva. Ingegneria è tosta, ma mantiene le promesse, ancora oggi. Io mi sono laureato nel 2005, un mese dopo ero in Accenture e, dopo due anni, sono entrato, sempre in ambito informatico, in MSC Crociere. I miei sforzi sono stati ripagati. Ho avuto accesso ad importanti multinazionali e, per di più, qui a Napoli”. Proprio Napoli è un personaggio ricorrente nelle sue storie, sin dal suo esordio come romanziere, laureando, a 29 anni: “Napoli è uno sfondo ideale, è la città in cui ho sempre vissuto e lavorato. E poi trovo che si presti bene ad essere raccontata, così grande e varia. Da un lato ci sono il mare, i monumenti e tutte le sue bellezze, dall’altro le molteplici e notevoli contraddizioni. È una città dalle mille sfaccettature”. Raccontare sotto forma di thriller aggiunge alla storia quel qualcosa in più: “Il thriller è il mio genere, la forma narrativa in cui riesco ad esprimermi. Nell’ultimo decennio possiamo notare come, sempre più, il giallo sia diventato l’occasione per descrivere dinamiche sociali e psicologiche. Non è solo questione di trovare l’assassino, la storia non è fine a sé. E il lettore, legandosi ai personaggi e seguendone le vicende, riceve dall’autore un messaggio”. Ingegnere e scrittore, si va subito con la mente a Luciano De Crescenzo. È così? “Quando qualcuno accosta il mio nome al suo mi sento sempre onorato. I risultati che ha raggiunto sono invidiabili. Sicuramente è stato uno dei miei riferimenti e ho letto quasi tutti i suoi libri. Anche lui era nel campo dell’informatica e, quanto a me, amo la filosofia, disciplina d’eccellenza di De Crescenzo”. Tecnica e scrittura sono complementari: “Chi ha già letto Diciotto mi ha fatto sapere di aver notato una crescita stilistica nel tempo. Ho avuto un blog su Fanpage e, da diversi anni, ho un canale Youtube su cui pubblico piccoli video divulgativi dedicati a tematiche poco discusse, come psicologia economica, teoria delle scelte”. Sembrano attività lontane dall’informatica, “ma il segreto sta proprio lì. Occupandomi di una scienza tecnica, sento il bisogno di andare oltre, di trovare altre forme comunicative. Nell’informatica si ragiona per algoritmi, l’obiettivo è costruire programmi che eseguono sempre le stesse operazioni. La scrittura, invece, è una continua sorpresa. Data una determinata situazione, può succedere qualunque cosa”. E questo prova “quanto sia sbagliato considerare l’ingegnere solo come un freddo tecnico”. Non si può, purtroppo, svelare altro di Diciotto, “poiché tutti i fatti sono connessi e, fornendo altri dettagli, si rischia di svelare qualcosa. Un altro personaggio importante sarà una poliziotta tornata a Napoli dopo tanti anni di lavoro al Nord. Aggiungo, solo, che il lettore scoprirà che il 18 è un numero legato a vario titolo alle vite dei personaggi. Non poteva che intitolarsi così”. 
 
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