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Economia cooperativa, il caso italiano

 News pubblicata il 18/01/2008
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Nel 1854 a Torino, all’inizio dell’era industriale, le famiglie con pochi mezzi per acquistare beni necessari, gestiti da privati spesso in maniera fraudolenta (i fornai, per esempio, aggiungevano del gesso alla farina, per aumentare il peso del pane), decisero di unirsi e dar vita ad una società, fondata su principi di solidarietà e mutualità. Era nata la prima cooperativa. Oggi il movimento cooperativo italiano, occupa una quota di mercato del 17%, produce il 7% del prodotto interno lordo e annovera 135 cooperative, 9 delle quali di grandi dimensioni, 1331 punti vendita a marchio Coop, 54mila addetti e più di 6 milioni e mezzo di soci (in Europa sono 80 milioni; nel mondo 800). Martedì 11 dicembre, gli studenti del Corso di Laurea in Ingegneria Gestionale, hanno potuto approfondire le tematiche relative all’economia cooperativa, insieme a Giancarlo Marchesini, esponente della Lega delle Cooperative, all’interno della quale, si occupa di redigere il rapporto sociale. Il primo è del ’91, periodo in cui numerose inchieste giudiziarie coinvolsero l’intera classe politica ed economica del paese ed anche alcune cooperative e quindi si presentò la necessità di comunicare all’esterno lo stato delle attività. Nel corso del tempo l’organizzazione complessiva è molto cambiata. A partire dagli anni ’60, si è sempre più affermata la tendenza all’unificazione, che ha portato alla riduzione del numero delle cooperative. Il processo non è ancora terminato e, nei prossimi anni, gli accorpamenti riguarderanno le strutture di dimensioni maggiori. L’impostazione finanziaria è specifica. La gran parte degli utili costituiscono la riserva indivisibile che finanzierà programmi di sviluppo e garantirà la continuità tra le generazioni. L’evoluzione del mercato ha comportato problemi di gestione. In passato, le possibilità di confronto e controllo erano maggiori, ma oggi bisogna gestire un corpo sociale di milioni di soci, in un contesto di capitalismo globale, in cui la componente finanziaria è sempre più decisiva. Chi è tenuto a rispettare dei valori forti, corre dei rischi, soprattutto perché i tempi decisionali sono estremamente lunghi e non permettono di competere con le multinazionali. Il settore alimentare è quello prevalente, ma sempre più le famiglie spendono in altri settori, come l’elettronica. Per far fronte alle esigenze che cambiano, nel prossimo triennio gli ipermercati verranno ulteriormente sviluppati, soprattutto nelle regioni meridionali (Sicilia e Campania in primis, la nostra regione è quella con la minore presenza di strutture di distribuzione moderna).
“Quali sono i problemi di gestione e organizzazione, soprattutto nel Mezzogiorno e che possibilità di inserimento ci sono per i laureati in Ingegneria?” domanda il prof. Emilio Esposito, promotore dell’incontro. “Il primo problema è la camorra. Quando abbiamo aperto la struttura di Afragola, ci siamo dovuti assicurare che i negozi non fossero punti di riciclaggio. Le società che si occupano di logistica, hanno difficoltà ad inserirsi nel territorio, ma c’è la possibilità di organizzarsi in cooperative. È una possibilità reale” spiega Wanda Spoto, presidente della Lega Regionale delle Cooperative della Campania (sede al Centro Direzionale, Isola E5). La lega campana, insieme a tutte le omologhe meridionali, ha aderito all’agenzia Cooperare con Libera Terra, che raccoglie le cooperative di giovani, che lavorano sui terreni confiscati alle mafie e realizza prodotti che la Coop vende nei suoi supermercati. “Vogliamo lavorare anche qui in Campania, per sostenere iniziative di giovani. Stiamo lavorando alla crescita di un polo logistico e siamo interessati ai progetti europei e alle iniziative mirate. Nel piano regionale sono previste. Le intelligenze devono restare qui” aggiunge la presidente che non nasconde le difficoltà. “La mentalità, lentamente, sta cambiando. Adesso dialoghiamo con la Confindustria, alcuni anni fa sarebbe stato impensabile. Manca ancora l’autoimprenditorialità. C’è paura, ma il modello cooperativo funziona. È vera imprenditorialità, con alla base dei valori. Deve crescere la fiducia. La legalità paga. Stiamo vivendo una tendenza alla furbizia che fa malissimo alla nostra terra”. 
Molto interessanti le domande degli studenti rivolte a Marchesini. “Ci sono prodotti e prezzi differenziati a seconda delle aree?” chiede una ragazza. “A volte c’è una sensibile differenza, perché il mercato è condizionato da cartelli che impongono accordi nascosti. In questi anni abbiamo combattuto delle battaglie in questo senso, che sono diventati interventi legislativi, come nel caso dei farmaci da banco”. “Dal punto di vista dell’innovazione, le cooperative hanno una certa indipendenza, o c’è un corpo unico per questo?” chiede un’altra studentessa. “Abbiamo svolto una concertazione, a livello nazionale per il riposizionamento dei settori dedicati a diversi ambiti di innovazione. Da tempo, nel nostro sistema, non c’era una mobilitazione simile”. “Ci sono anche degli svantaggi nella struttura cooperativa?”. “I tempi nelle fasi decisionali, questo è davvero un punto dolente”. 
Simona Pasquale



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