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Il libro dei sogni degli studenti di Veterinaria

 News pubblicata il 19/01/2007
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Anno nuovo, gli studenti della Facoltà di Veterinaria esprimono i loro desideri. Ateneapoli ha chiesto loro di indicare che cosa vorrebbero che cambiasse, nel corso dell’anno solare che è appena iniziato, per una facoltà più efficiente e vivibile. Organizzazione, spazi, rapporto con i docenti sono i temi che ricorrono con più frequenza, nelle risposte delle ragazze e dei ragazzi intervistati. 
Davide De Biase, iscritto al quarto anno, vorrebbe semplicemente un’aula meno buia, un po’ più ariosa e grande rispetto a quella dove segue le lezioni ormai da quattro mesi. “Frequento i corsi al primo piano, in un posto che assomiglia ad un seminterrato. Un’aula piccola, buia, dove mi capita spesso di rimanere in piedi perché non c’è abbastanza spazio per tutti. Ecco, se avessi la bacchetta magica, mi piacerebbe che il nuovo anno portasse una bella aula nuova, di quelle luminose ed ariose, dove frequentare nelle condizioni minime di decoro che un’università dovrebbe garantire”. Gradirebbe anche qualche bel laboratorio nuovo di zecca. Racconta, infatti: “sono molto piccoli e possiamo esercitarci solo in pochi alla volta. Ovviamente, tutti hanno il diritto di sperimentare e quindi si organizzano vari turni. Il risultato, però, è che le occasioni di svolgere esercitazione diminuiscono in maniera notevole”. Maura, una studentessa che preferisce mantenere l’anonimato, auspica invece che nel 2007 cambi il rapporto con i docenti. Dice: “è ancora poco fruttuoso. Specie i docenti più anziani, mantengono una barriera, non ci considerano come futuri colleghi ma come studenti di scuola. Spesso, poi, i professori non si trovano e quando mancano non avvertono neppure. Sono impegnatissimi, lavorano altrove e diventa un’impresa incontrarli anche per chiedere una semplice informazione. Capita pure che sono loro i primi a non sapere nulla, o quasi, circa l’organizzazione della didattica. Inevitabilmente noi studenti brancoliamo nel buio”. Luca Visciano, un altro dei ragazzi che ogni giorno frequentano la facoltà, si accontenterebbe invece che fosse posticipato l’orario di inizio dei corsi, la mattina. Dice: “non abito a Napoli. Faccio il pendolare, di conseguenza, ed ogni giorno, dal lunedì al venerdì, impiego un paio d’ore per raggiungere la facoltà. Mi piacerebbe che i corsi iniziassero alle 9 e non alle otto di mattina, così eviterei di svegliarmi ogni volta alle sei. La sera, quando ho un po’ di tempo e dovrei studiare, crollo letteralmente sui libri, dalla stanchezza”. Francesca Piccirillo vorrebbe che il nuovo anno le portasse in dono una mensa. “Quando il tempo lo permette, mangio velocemente un panino nel chiostro della facoltà, ma non è che sia il massimo. In inverno e quando piove non so proprio dove andare. Mi dicono che ci sarebbe una mensa in via Don Bosco, nell’altro edificio della facoltà, ma io finisco le lezioni alle due del pomeriggio e mezz’ora dopo ho il primo laboratorio. Veramente non saprei come raggiungere la Doganella in pochi minuti, pranzare e tornate indietro. Servirebbe una mensa qui vicino, magari anche un ristorante convenzionato”. Giuseppe Ferulano chiede qualche aula studio: “non ne abbiamo neanche una, qui in facoltà. Da una parte ci impongono la frequenza obbligatoria a tutti i corsi e ci chiedono di rimanere anche nel pomeriggio, quando si tengono i laboratori. Dall’altra, però, non ci è garantita la possibilità di studiare tra una lezione e l’altra. Dobbiamo posticipare tutto alla sera, quando arriviamo a casa. Difficile, sia per la stanchezza della giornata, sia perché chi non abita a Napoli arriva veramente ad orario di cena”.  Ludovica Zagarelli, nel libro dei desideri degli studenti di Veterinaria, scrive il suo: un calendario di esame che sia preparato ed affisso almeno un paio di mesi prima che inizi la sessione. Protesta: “a fine dicembre ancora non conoscevo le date delle prove che inizieranno ai primi di febbraio. So che in altre facoltà della Federico II, per esempio Ingegneria, ma pure Giurisprudenza, il calendario di esami esce in anticipo di mesi. Non chiedo tanto, ma almeno prima delle vacanze di Natale sarebbe bello conoscere la data dell’appello di febbraio. Ci si organizza meglio, si distribuisce l’impegno con più razionalità”. 
Al Preside Franco Roperto il compito di fare sue le richieste degli studenti, tutte piuttosto ragionevoli, e di realizzare almeno quelle che possono essere accolte senza particolari difficoltà. Aule più grandi e laboratori migliori non si inventano dall’oggi al domani ed è anche comprensibile che si punti molto sulla realizzazione della nuova sede di Monteruscello, peraltro in netto ritardo sulle previsioni dello stesso preside. Una più assidua presenza dei docenti in facoltà, un calendario di esami che sia pubblicato con congruo anticipo rispetto all’inizio della sessione, una più razionale scansione del calendario didattico sono invece obiettivi più facilmente realizzabili, anche nel corso dell’anno solare che è appena iniziato.   
Fabrizio Geremicca



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