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Il magistrato-scrittore Carofiglio chiude gli incontri "Davanti alla legge"

 News pubblicata il 18/01/2008
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L’ultimo appuntamento della serie di incontri letterari e proiezioni cinematografiche “Davanti alla legge. Cinema Letteratura Diritto”, organizzata dalla Facoltà di Giurisprudenza del Suor Orsola, lo scorso 18 dicembre, ha avuto come protagonista Gianrico Carofiglio, magistrato e romanziere, inventore del legal triller italiano. Autore di libri di grande successo, Carofiglio è intervenuto sul tema “Il ragionevole dubbio”, titolo che riprende quello di un suo libro, “I ragionevoli dubbi”. I dubbi, nei suoi romanzi, sono quelli attorno ai quali ruotano gli scenari processuali, ma anche quelli che insidiano l’intimo del protagonista, l’avvocato Guerrieri. Il numeroso pubblico presente all’incontro era formato da docenti -sono intervenuti, oltre al Preside della Facoltà giuridica Franco Fichera, la prof.ssa Daniela Vittoria e l’on. Vincenzo Siniscalchi, quest’ultimo tra i promotori dell’iniziativa “Cinema Letteratura Diritto”- studenti universitari e studenti liceali che si trovavano all’università per svolgere attività di orientamento. Tutti interessati ad approfondire il tema, tutti in fila con tante domande per lo scrittore. Perché ha scelto come protagonista dei suoi romanzi un avvocato e non un magistrato? “Era un modo per raccontare le cose con occhi nuovi. Se il protagonista fosse stato un magistrato, avrei finito con lo scrivere un noiosissimo diario”. Come convivono in Carofiglio le due anime del giurista e dello scrittore? “Tra di esse ci sono punti in comune poco percettibili a prima vista, ma forti. Spesso mi domandano come faccio a conciliare il rigore del giurista con la creatività dello scrittore. In realtà, per scrivere è necessario avere molto metodo e rigore, mentre anche il giurista deve avere una certa intelligenza creativa”. Qualcuno gli ha chiesto se un giorno avrebbe acconsentito alla trasposizione cinematografica dei suoi racconti. Già fatto: il 28 dicembre e il 2 gennaio sono andate in onda su Canale 5 le fiction “Testimone inconsapevole” e “Ad occhi chiusi”. “Ho preteso che gli aspetti della procedura penale fossero curatissimi, li ho minacciati che avrei tolto la firma e li avrei trascinati in tribunale se avessero commesso errori”, ha raccontato lo scrittore. Chi sono gli autori a cui si ispira? “Non ce n’è uno in particolare, ma per me il più grande del secolo scorso è Kafka”. Carofiglio ha spiegato anche in che modo si è avvicinato alla scrittura: “alla vigilia dei quarant’anni ho fatto un bilancio della mia vita e mi sono detto che tra i miei sogni di bambino c’era quello di fare lo scrittore, non il magistrato”. Non è mancato chi ha chiesto se, dunque, il lavoro di magistrato gli piaccia davvero o piuttosto non vi sia approdato per caso. “Certo che amo fare il magistrato. A Giurisprudenza mi iscrissi un po’ per caso, ma mi piaceva. Il mio lavoro è appassionante, dà la possibilità di vedere così tante storie che dovresti pagare tu per farlo. E’ solo che a un certo punto ho voluto recuperare il mio sogno di bambino e ho cominciato a cercare i mezzi per scrivere. Adesso vorrei iniziare un nuovo libro, ma non ci riesco e mi chiedo sempre come ho fatto a scrivere gli altri”. 
Prima di Carofiglio, il 4 dicembre, l’Università Suor Orsola ha ospitato, nell’ambito della stessa iniziativa, un grande del cinema, il regista Ettore Scola, che ha introdotto e commentato la proiezione del film “La più bella serata della mia vita”, con Alberto Sordi, tratto da un racconto di Friedrich Durrenmatt. Anche per Scola c’è stata grande accoglienza. Il regista ha spiegato le metafore attraverso le quali nel film vengono rappresentati i vizi della borghesia, sottolineando le differenze con il racconto originale. L’attualità che caratterizza il film, nonostante esso risalga agli inizi degli anni 70, è desolante. “Non mi fa piacere quando i miei film risultano ancora attuali”, ha detto il regista, “significa che nella società rimangono problemi irrisolti”.  
Sara Pepe



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