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"Il primato della parola, la nobiltà della politica, la centralità del tempo"

Ivano Dionigi racconta la triplice lezione del latino, lingua "utile e orientata al futuro"

 News pubblicata il 03/05/2017
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Il latino è una lingua tutt’altro che morta. È questo il fuso intorno al quale si riavvolge il discorso del prof. Ivano Dionigi, Presidente della Pontificia Accademia di Latinità, che è stato oratore e ospite dell’appuntamento del 26 aprile presso l’Aula Pessina dell’Università Federico II. Oggetto dell’incontro  il suo ultimo libro, “Il presente non basta. La lezione del latino”, in cui l’autore – peraltro già Rettore dell’Università Alma Mater Studiorum di Bologna – rivendica l’importanza del lascito storico, culturale e linguistico, ma soprattutto simbolico, di una lingua che continua a resistere nel lessico d’uso comune, ancora parlata in un’epoca e in un’Europa prede dell’anglofonia. A presentarlo le lodi di benvenuto e i ringraziamenti di Gaetano Manfredi, Rettore dell’Ateneo federiciano, cui seguono le parole del Prorettore Arturo De Vivo. “La difesa delle Humanities è una tematica su cui il dibattito attuale è in verità molto acceso. Il latino, più che darci risposte, può aiutarci a porre le domande”. ‘Come coniugare l’antico con le nuove istanze che irrompono nella società?’, il quesito in cima alla lista. “Si scrive latino, si legge ricchezza culturale. Spesso mi chiedono: ‘E quali competenze offre?’. Le più importanti, rispondo, ossia: leggere, scrivere e parlare”. Con quest’assunto il latinista avvia una prolusione fatta di citazioni ed echi di ascendenza classica che rimandano agli autori prediletti nei suoi studi, Lucrezio e Seneca. “L’accusa mossa al latino è che sia qualcosa di superfluo e passato. Invece, è una lingua utile e orientata al futuro, due cose che contano oggi. Per dimostrarlo voglio rendervi partecipe della triplice eredità che ci trasmette: il primato della parola, la nobiltà della politica, la centralità del tempo”. 
La parola. Venticinque secoli fa, “la parola ha trovato a Roma una sua disciplina, la retorica, come ad Atene fu per la filosofia. Compito di quest’invenzione è ‘docere, delectare, movere’, ossia insegnare, affascinare e mobilitare le coscienze per essere all’altezza del compito di ‘professor’, chi sa parlar bene schierando l’eloquenza a fianco della sapienza”. Ma la parola può essere un’arma...
 
L'articolo continua sul nuovo numero di Ateneapoli in edicola dal 5 maggio (n.7/2017)
o in versione digitale all'indirizzo: http://www.ateneapoli.it/archivio-giornale/ateneapoli



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