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L'esame di Latino

 News pubblicata il 19/01/2007
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Letteratura latina, ovvero l’esame che, dopo quello di Letteratura italiana, è probabilmente quello più caratterizzante dei Corsi di Laurea di Lettere. O per lo meno è stato a lungo così. L’unica sede in cui il latino continua ad avere il ruolo che gli è stato proprio per secoli è però Lettere Classiche: d’altra parte chi si iscrive a questo Corso, come sottolinea il prof. Enrico Flores, docente di Letteratura latina al primo anno, è fortemente motivato ed ha per lo più buone basi classiche già di partenza. Ma anche i corsi di latino si sono dovuti adattare a passare attraverso il setaccio a maglie strette del nuovo ordinamento, rientrando nelle griglie dettate dai crediti e dal numero ridotto delle ore. “Ho scelto di stare sul primo anno anche se è il più lavorato proprio perché, dato il numero ridotto di argomenti affrontabili nel tempo limitato di 32 ore, è importante riuscire a dare da subito degli elementi di metodo, dei parametri attraverso i quali i ragazzi potranno poi esaminare qualsiasi altro argomento”, spiega Flores. Il quale ha cercato di adattarsi alla meglio al nuovo contesto, pur criticandone le modalità di attuazione - “io e altri colleghi abbiamo sostenuto da subito la necessità di impostare gli esami su una base di 6 crediti che si spera adesso debba essere realmente attuata con la nuova riforma, il che permetterebbe di ridurre gli esami da 14 a 10 annuali”. 
Flores:
il programma 
è stato ridotto
di un settimo
Nonostante l’elevato numero di esami concentrati in poco tempo, una buona parte degli studenti, circa un’ottantina, riesce comunque a seguire per tutta la durata del corso, anche se “questi ragazzi hanno troppo poco tempo per studiare a casa, stanno qui a seguire dalle 8 del mattino, e noto un calo sempre maggiore del livello di attenzione”, aggiunge Flores. Il problema del nuovo ordinamento però, anche per quanto riguarda il campo del latino, non è solo organizzativo ma sostanziale, e per Flores ha a che fare con la “parcellizzazione massima dei saperi”; sapere che invece dovrebbe essere “non vasto e parcellizzato ma monolitico, e, soprattutto, di metodo”. Un “quadro di saperi” nel quale però, rassicura Flores, si cerca comunque di fare il tentativo di recuperare “un filo rosso, un cordone ombelicale che possa servire come misura” per poi esplorare altri territori. Ma il tutto è comunque lasciato all’“intendimento, alla capacità di comunicare, all’esperienza e al desiderio di essere capito del professore”.
Il programma di un corso da 4 crediti poi ha dei limiti ben precisi, nonostante gli studenti di Flores debbano portare comunque, per il programma del primo anno che va dalle origini all’età della Repubblica, oltre ad un manuale qualsiasi di storia della letteratura, testi con lettura metrica di Ennio, Catullo, Lucrezio, l’orazione Pro Archia di Cicerone, più un testo del professore sulla latinità arcaica; ma “ho calcolato”- sostiene il prof. Flores – “che il programma è esattamente un settimo di quello che era nel corso del vecchio ordinamento”. 
Non c’è tempo 
per studiare
Eppure l’unica difficoltà che sembra accomunare gli studenti è proprio la vastità del programma, perché per il resto è vero che gli studenti che scelgono Lettere Classiche sembrano mantenere un primato di buona formazione liceale, provenienti per la stragrande maggioranza dal classico, e piuttosto motivati - l’aula è praticamente piena pure se sotto Natale. “Il problema è che di questo passo non finiremo mai il programma, finora siamo arrivati neanche a metà e abbiamo fatto quasi solo Ennio”, spiegano preoccupate Simona Petrella e Rossella Izzo, che cercheranno comunque di prepararsi per il primo appello. “Il corso è interessante, vengono approfondite di volta in volta fonti, contesto e storia dei frammenti, ma in 32 ore è impossibile farlo per ogni testo”, spiegano Roberto e Guido, aggiungendo, come molti altri, che non credono di riuscire a sostenere l’esame ai primi appelli, dati i sette corsi che devono seguire ogni semestre e che non lasciano spazio allo studio individuale. Anche per Marco il livello del corso non crea troppe difficoltà, l’unica sua preoccupazione è “Catullo e la lettura metrica che sarà richiesta all’esame, perché al liceo ne ho avuto solo pochi accenni”, e ancora la dimensione del programma, “un po’ troppo”.  “A volte è un po’ difficile seguire, perché la lezione ha un ritmo lento e approfondito e in fondo all’aula si sente poco, ma le spiegazioni sono esaurienti, specifiche su molti dettagli, anche riprendendo nozioni che dovremmo già sapere; anche la metrica ha avuto delle ore specifiche dedicate”, sostengono Lorella e Lucentina, secondo le quali da una parte una prova intercorso potrebbe essere utile per misurarsi con la materia, dall’altra dipende da quanta parte di programma verrebbe richiesta, perché il punto è sempre che i testi sono molti e tra un corso e l’altro non c’è tempo di studiare.
Le prove 
intercorso
aiutano
Piuttosto diversa la condizione del latino a Lettere Moderne, dove molti studenti hanno scarse basi, sono meno motivati e trovano difficoltà proprio sul piano linguistico e grammaticale. Dato l’alto numero di studenti al primo anno i corsi sono due, paralleli e con un programma analogo, ma anche qui, pur essendo a dicembre inoltrato, il numero dei frequentanti sembra mantenersi piuttosto alto. 
Il primo corso è tenuto dalla prof.ssa Marisa Squillante. Luigi, che viene da un liceo Classico “fatto male”, trova il livello del corso piuttosto difficile; trova soprattutto che la professoressa si concentri troppo sull’aspetto linguistico, “è troppo tecnica e non da spazio al pensiero letterario”; in quanto a disciplina poi, commenta, “sembra di essere al liceo”. Per Eugenio, Lucio e Silvio si può dire che l’esame di latino sia ancora “il più difficile”. “La docente è brava ma esigente, rigorosa vecchio stampo”, commenta Eugenio, ma tutti sembrano soddisfatti della sua scelta di tenere una prova intercorso, che è stata, per loro che l’hanno sostenuta, “positiva, anche se con voti contenuti”, aggiunge Silvio. Una prova che “aiuta a sostenere prima l’esame”, che infatti pensano di dare al primo appello. 
Molti studenti parlano di quel corso di latino elementare, pensato per chi ha carenze linguistiche di base, che avrebbe dovuto essere attivato e che invece è stato rimandato forse al secondo semestre. Anche gli studenti che provengono da classico e scientifico sostengono che un corso di supporto avrebbe fatto comodo, reputando le loro conoscenze “non sufficienti per il livello del corso”. Anche a Lettere Moderne molti ritengono il programma “troppo vasto per 4 crediti”, probabilmente il paragone è con altri esami del Corso di laurea. Come a Lettere classiche, si richiede lo studio di un qualsiasi manuale di storia della letteratura insieme a diversi brani di classici, senza però alcun testo di storia letteraria aggiuntivo e senza lettura metrica. “Un programma troppo lungo per essere spiegato sufficientemente”, sostiene Agnese Ambrosio, che viene dallo scientifico e trova il livello del corso non troppo difficile perché ha buone basi dal liceo; ma comunque prevede di non riuscire a studiare i diversi testi in tempo per dare l’esame ai primi appelli. 
Senza fondi, 
niente corso
elementare
Per la prof.ssa Squillante il vero problema è la “mancanza di preparazione pregressa”, condizione aggravata dal fatto che, per mancanza di fondi, non sia stato approvato il corso di latino elementare che lei stessa ha promosso gli scorsi anni. Ma per la Squillante si tratta di una vera e propria diminuzione progressiva delle conoscenze dei ragazzi provenienti dal liceo, con un livello pressochè uniforme di preparazione tra classico e scientifico. In più “sono pochi adesso quelli che vengono dal classico”, secondo la professoressa ridotti addirittura a circa un quarto del totale: “c’è bisogno di supporti”. Anche pensando ai ragazzi che vorranno proseguire con la Sicsi, si domanda “ma come si insegna latino senza basi?”, ragione per cui, spiega, “cerco sempre un affondo nella lingua, altrimenti passano pochi contenuti, anche se le notevoli carenze dei ragazzi impongono dei forti limiti”.
Alcuni dottorandi dovrebbero avere un pacchetto di ore dedicate al supporto agli studenti, anche se quest’anno neanche questo strumento è stato attivato, sempre per mancanza di fondi; eppure sarebbero importanti questi contratti per “supporto alla didattica” perché “insistere sulla lingua più di quanto non faccia non è possibile nelle 32 ore del corso, al di là di esegesi e commento”, conclude la Squillante.
“Rimane un esame difficile per molti - commentano Antonella Salierno e Michele Mazzone, due studenti dell’altro corso tenuto dalla prof.ssa Maria Antonietta Paladini- difficile ma affrontabile. La docente legge e traduce ogni testo, e la sua spiegazione aiuta molto”. Ritengono che una prova intercorso sarebbe utile per rendersi conto meglio del livello dell’esame. L’atteggiamento con cui si affronta l’esame dipende molto dalle basi individuali: Antonella che proviene dal classico pensa di darlo al primo appello, Michele che viene dallo scientifico e ha basi un po’ più incerte preferisce “rompere il ghiaccio” con qualcosa di più facile. Ma riguardo alle prove intercorso l’opinione tra gli studenti non è uniforme: per Roberta e Valentina, che trovano comunque il livello del corso piuttosto raggiungibile, va bene così, con l’esame finale. Anche Simona Zanoner ha fatto lo scientifico ma aveva un buon professore di latino per cui trova l’esame piuttosto fattibile, anche perché “la professoressa aiuta molto nella traduzione, anche per quanto riguarda gli aspetti linguistici”. Sempre dallo scientifico vengono anche Alessia e Mariacristina, che valutano però le loro basi come “non sufficienti” per il livello del corso, che sarebbe anche affrontabile se non fosse per il “troppo carico” del programma d’esame. Il problema è proprio il livello linguistico, “la prof.ssa fa traduzione in aula ma non spiega tutto, anche se poi all’esame viene richiesta anche una certa competenza linguistica”. Anche per loro sarebbe stato importante quel corso di latino elementare che doveva partire a inizio anno e che invece è rimasto bloccato, avrebbe aiutato a seguire con maggiore cognizione di causa il corso di letteratura, e a poter dare l’esame in tempi più brevi. Anche se, sostengono Alessia e Mariacristina, rimarrebbe comunque scoperta quella fascia intermedia tra il corso preparatorio troppo elementare e il corso di letteratura di livello troppo avanzato. 
Una lezione 
universitaria non può fornire l’abc
Anche per la prof.ssa Paladini l’assenza del corso elementare si traduce nella difficoltà per i ragazzi di recuperare le carenze nella sua materia dovendo seguire contemporaneamente altri corsi. Riguardo alle prove intercorso “quest’anno non le ho adottate perché ritengo che non tutti studino mentre frequentano il corso. Mi è sembrato preferibile lasciarli liberi. In ogni caso a ricevimento sono disponibile ad ascoltarli se hanno bisogno di una verifica della loro preparazione, ovviamente senza valutazione”. Per quanto riguarda l’esame finale invece “l’anno scorso soltanto 30-40 su circa 80 frequentanti hanno dato l’esame al primo appello”, e quelli che riescono a dare l’esame spesso hanno già buone conoscenze di base, sono cioè “i migliori, dopo c’è un po’ di tutto, c’è anche chi viene solo a provare”, spiega la Paladini. I testi richiesti all’esame sono gli stessi per i due corsi paralleli: Catullo, Lucrezio, Plauto, Cesare, Sallustio; anche per quanto riguarda la difficoltà con gli autori molto dipende dalle conoscenze pregresse, perché d’altra parte in 32 ore non si riesce a leggere tutto, spiega la professoressa, vengono affrontati solo i testi più difficili. “All’inizio del corso ho chiesto ai ragazzi da che scuole provenissero. C’era un gruppo che non aveva mai studiato latino prima, circa un quarto; per il resto vengono per lo più da classico, scientifico, psicopedagogico. Il corso è calibrato quindi su un livello medio, per la poesia ad esempio propongo traduzioni molto letterali, toccando pochi aspetti grammaticali. Per quanto riguarda la lettura metrica invece è stato deciso che gli studenti la affrontino compiutamente solo dal secondo esame di latino in poi, con queste basi non riuscivano a farla all’esame del primo anno, per cui ho dato solo qualche accenno”.  
D’altra parte, sostiene la prof.ssa Paladini, il suo corso “non può coprire la grammatica di base, una lezione universitaria non può fornire l’abc del latino”. Come dire che è inutile giocare al ribasso a rincorrere le conoscenze elementari abbassando sempre più il livello dell’insegnamento. “L’impostazione può variare da una lezione all’altra ma comunque preferisco soffermarmi poco sulle nozioni grammaticali. All’inizio ero sicura di poter tenermi su un livello più alto anche grazie al sostegno che doveva venire dal corso di base, poi mancato; sarebbe stato d’aiuto almeno saperlo dall’inizio. Ma non dimentichiamo che questo è un corso di Lettere moderne, è giusto approfondire la conoscenza linguistica ma bisogna anche cercare delle chiavi di lettura attualizzate nella contemporaneità per i temi trattati nei testi degli autori latini”.
Viola Sarnelli



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