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Architettura verso le elezioni del Preside

Le priorità: meno corsi e migliore qualità dell'insegnamento

 News pubblicata il 29/02/2008
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Architettura voterà il 15 maggio per designare il successore del professore Benedetto Gravagnuolo alla presidenza. “Così ha stabilito il decano Guido D’Angelo”, fa sapere il Preside uscente. Aggiunge: “Secondo consuetudine, andremo alle urne in tempi tali da consentire il passaggio di consegne. Il nuovo Preside entra in carica a novembre, però entro giugno il nome ci sarà. Per alcuni mesi lavorerò al fianco del mio successore, che potrà così prendere dimestichezza con la macchina. Una sorta di rodaggio istituzionale, che permette un minimo di civile presa d’atto delle cose da fare. Una fase di collaborazione di pochi mesi, fondamentale per non avere un impatto troppo traumatico”. Quattro candidature: Roberta Amirante, Alessandro Baratta, Claudio Claudi, Rolando Scarano. “Sono quelli che hanno esplicitato la loro disponibilità, ma ancora nessuna ufficialità”, precisa peraltro Gravagnuolo.  “Il regolamento prevede che entro il 15 aprile si debbano presentare candidature e programmi. Secondo tradizione – lo ha chiesto la rappresentante degli studenti Delia Evangelista – ci sarà  un confronto tra i candidati sui programmi a fine aprile, o al più tardi ad inizio maggio. Una cosa molto giusta”. 
Mentre la campagna elettorale entra nel vivo, su Ateneapoli intervengono vari docenti, per indicare le caratteristiche del Preside che vorrebbero e le priorità del futuro mandato. Sul numero scorso i primi interventi. 
Ridurre i Corsi di Laurea
Sandro Raffone (Progettazione Architettonica). “Il nuovo Preside dovrebbe stabilire che chi si laurea in Architettura deve, dico deve, elaborare una tesi in Progettazione architettonica. Accade così in altre parti d’Europa e mi pare una cosa sensata. Anche i nostri grandi professori di Storia si sono laureati con un progetto”. Raffone auspica inoltre che il successore di Gravagnuolo intraprenda una battaglia, anche in sede ministeriale, per la riduzione dei Corsi di Laurea. Riflette: “Io, docente ordinario di Progettazione architettonica, non  so più quanti Corsi disciplinari siano stati attivati. Questa proliferazione è servita solo a creare posti per i figli dei professori e per gli affiliati ai clan, senza intenti denigratori, ci mancherebbe, dei colleghi docenti. La qualità dell’insegnamento è però calata a picco”. Secondo Raffone, infatti, “la preparazione dei nostri studenti è scarsa. Studiano molto ma restano impreparati. Escono e negli studi non sanno dare nulla. Troppa roba: proliferazione delle discipline. Gli studenti sono oppressi da mille corsi e lezioncine e perdono di vista il nucleo centrale della loro preparazione”. E’ pessimista: “la Facoltà non è più rappresentata dal punto di vista mondiale. Un preside dovrebbe avere poteri di altra natura”. Al nuovo preside, commenta sconsolato Raffone, non resterà che portare avanti quel poco che consentono i poteri. “Un esempio? Abbiamo le nuove aule in via Forno Vecchio, non va malissimo. Mancano però cose banali: un proiettore per aula”.  Al nuovo preside chiede anche di mettere i laboratori in condizione di lavorare al meglio, dotandoli di spazi e strutture adeguati: “sono stati la sola innovazione positiva degli ultimi anni. Un imparare facendo, come nell’antichità”. E poi il reperimento di risorse per favorire il ricambio generazionale in Facoltà.   
Serve un ricambio
Maddalena Vigo (Scienze delle costruzioni): “Il nuovo Preside deve essere una persona perbene, capace di fare gli interessi degli alunni, che sono maltrattati. Non si considerano le loro esigenze e anche nella distribuzione degli incarichi non si pensa che il ragazzo deve elaborare i concetti. Le funzioni amministrative della Facoltà, poi, non sono all’altezza della situazione: lassismo, sciatteria, ritardi”. Aggiunge, in sintonia col prof. Raffone: “E’ fondamentale che il nuovo Preside s’impegni a ridurre la quantità degli insegnamenti che sono proliferati. Abbiamo completamente perso l’aspetto formativo. E’ stato un errore anche permettere che proliferassero i Corsi di Laurea”.
Fabrizio Spirito (Progettazione Urbana): “Va recuperato il valore della scuola e del modo di operare nella scuola. Siamo lontani. Si tende a lottizzare, a fare squadre, anche senza voler mettere in rilievo le parti meno nobili. E’ la questione stessa in qualche verso poco nobile. La legge sui concorsi ha privilegiato un meccanismo di budget e di autofinanziamento che ha fatto sì ci si sia mossi per squadra”. Prosegue: “in particolare nel settore della Composizione non c’è stata apertura ai giovani e non ci sono stati concorsi per ricercatori, ma sono state consolidate carriere. Serve un ricambio”. Aggiunge: “Siamo arrivati a un numero di Corsi di Laurea insostenibile, per non dire no a nessuno. Adesso è una parola fare marcia indietro, ma è indispensabile che il nuovo Preside ci provi”.
Giovanni Laino (Politiche urbane), chiede al successore di Gravagnuolo di consolidare e rafforzare i due Corsi di Laurea in Urbanistica: “Hanno una specificità che deve essere valorizzata e servirà grande attenzione all’uso delle risorse, sempre più limitate”. Voterà per Claudio Claudi o per Roberta Amirante, “espressioni del mio dipartimento”. 
La didattica al centro
Daniela Lepore (Descrizione dei contesti territoriali e Teoria della pianificazione territoriale): “Il nuovo Preside dovrebbe mettere di nuovo al centro di tutto la didattica e il miglioramento della stessa. Questo è in primis un luogo dove si insegna, ma non siamo efficientissimi nel farlo. Convegni e manifestazioni culturali vanno bene, ma sono il contorno. La sostanza di una Facoltà dovrebbe essere garantire qualità dell’insegnamento. Laureare gente capace di fare il mestiere per cui ha studiato sarebbe anche il modo migliore di recuperare un rapporto con la città. Più efficace che organizzare 5.000 dibattiti sull’attualità o sul compleanno del regista Franco Rosi”. Migliorare la didattica, riflette la prof.ssa Lepore, significa “attrezzare le aule per i proiettori, riempire di contenuti i siti web e dei docenti. Il Preside deve essere di stimolo verso i colleghi, in tal senso”. Lepore voterà per Roberta Amirante: “Mi pare sia quella che sta costruendo un programma che punta proprio al rafforzamento, al miglioramento ed all’innovazione della didattica”.  
Le ingerenze
della politica
Michele Cennamo (Tecnologia dell’Architettura) è invece indeciso tra Claudio Claudi ed Alessandro Baratta. “Il nuovo Preside deve trainare la Facoltà ad un dialogo più costruttivo col mondo industriale e ritengo che siano Claudi e Baratta i migliori candidati in questo senso”. Tra i due, commenta il prof. Cennamo, “Baratta è più pragmatico ed operativo; Claudi è in grado di dare un input in più di cultura architettonica. Vedo un ballottaggio”. Quanto alla Amirante, dice Cennamo: “E’ brava, ma eccessivamente riformista. In Italia c’è sempre un partito riformista più avanti: crea preoccupazioni”. Su Scarano, infine, il quarto candidato: “un collega dal carattere non facile”.  
Aldo Aveta (Restauro), chiede al nuovo Preside di sganciare la Facoltà dalle ingerenze della politica: “è entrata troppo sia negli scandali, sia nelle scelte strategiche. Sogno che l’accademia recuperi una sua autonomia”. Considerazioni non diverse quelle di Aldo Loris Rossi (Progettazione architettonica ed ambientale: “Architettura è tendenzialmente assoggettabile al potere politico ed imprenditoriale, Negli anni Ottanta docenti di primo piano hanno firmato progetti demenziali partoriti dalla commistione tra politica ed impresa d’assalto. Al nuovo Preside chiedo soprattutto di garantire autonomia, indipendenza e spirito critico della Facoltà”.  
Fabrizio Geremicca



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