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Luca Mercalli, il meteorologo col cravattino, alla Corte di Federico

 News pubblicata il 18/01/2008
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Che tempo farà? La prossima primavera sarà calda o piovosa? Il richiamo delle previsioni meteo è da sempre irresistibile. Da qualche anno lo è ancor di più per la stretta relazione tra l’innalzamento della colonnina di mercurio e l’effetto serra. Tutti tendono perciò l’orecchio alle possibili mutazioni del clima. Soprattutto quando a parlarne è Luca Mercalli, il simpatico meteorologo noto per la collaborazione quinquennale con Fabio Fazio alla trasmissione di RAI 3 “Che tempo che fa”.
“Clima ed energia. La sfida del futuro” è il tema su cui Mercalli si è concentrato in una conferenza del ciclo “Come alla Corte di Federico II” il 20 dicembre scorso. Il clima è un argomento che tocca la sensibilità di ciascuno ed è trasversale a tante discipline. Lo dimostra la presenza in sala di professori di Chimica, Fisica, Climatologia, Paleontologia, Entomologia, Geologia, Biologia, Economia. “E’ gratificante essere in mezzo a tanti colleghi e, ci tengo a dirlo, a qualche maestro – afferma Mercalli - Non ho preteso di tenere una lectio magistralis, non ho detto cose travolgenti o estremamente nuove ma ho cercato di fare una sintesi, di dare il polso della situazione proprio come avrebbe fatto un trovatore alla Corte di Federico II”.
Ad apprezzare la sua “sintesi” tra i tanti intervenuti, il Preside di Farmacia Giuseppe Cirino e i professori Renato Musto, Valentino Di Donato, Michele Malatesta, Adriano Mazzarella, Guido Barone, Olga Mangoni, Giuseppe D’Alessio. 
“Per alcuni attori della ricerca in vari settori è stata una passeggiata tra argomenti noti, per gli altri è stato un modo per avvicinarsi ad un tema di cui si parla molto e troppo spesso a sproposito – sostiene Mercalli - Tengo una conferenza un giorno sì e uno no e noto subito quando ci sono empatia e condivisione nel pubblico”. Mercalli intende la sua relazione come un omaggio a un napoletano illustre, Padre Francesco Denza, il fondatore della Società Meteorologica Italiana di cui Mercalli è Presidente. “Denza faceva nell’800 praticamente quello che faccio io oggi – commenta - Era un uomo straordinario dalle incredibili doti comunicative. Fece conoscere le prime teorie sui cambiamenti climatici e i loro effetti sulla vita di tutti i giorni”.
“Il relatore di stasera è un personaggio molto conosciuto – rivendica fiero il Rettore Guido Trombetti – Il fatto che vengano al Centro Congressi personaggi famosissimi è per me motivo di compiacimento”.
“Mercalli è il meteorologo col cravattino più famoso d’Italia – dichiara la professoressa Elena Sassi - Ho apprezzato la sua commistione tra dati scientifici e opinione pubblica diffusa”. 
È infatti di moda parlare di effetto serra, nonostante si tratti, come Mercalli ricorda, di una teoria  risalente a più di un secolo e mezzo fa. “Il clima ha subito in passato tanti stravolgimenti. L’importante è oggi recepire i segnali del mutamento”, sostiene il meteorologo, sottolineando come i cambiamenti climatici siano solo la punta dell’iceberg poiché la Terra, con risorse e dimensioni finite, non potrà sostenere una continua crescita della popolazione, dei consumi e dell’inquinamento. Tocca allora stringere la cinghia ed evitare gli sprechi.
Di fronte alle trasformazioni climatiche del passato, le civiltà riuscivano a sopravvivere migrando. “Oggi, invece, con la civiltà globale, se si scivola, si scivola tutti assieme. Il pianeta si salverà da solo. Agli uomini dobbiamo pensarci noi”, tuona il meteorologo.
Enza, neolaureata in Lettere Classiche, osserva che quella di Mercalli “è una posizione catastrofista”. Le replica Gabriele, studente di Lingue, notando come non si debba sottovalutare che “per la prima volta nella storia abbiamo la possibilità di fare delle scelte per evitare di soccombere”. La platea si divide anche sul da farsi per rimediare ai danni dilaganti all’ambiente procurati dall’uomo. Per il prof. Lello Savonardo, ad esempio, occorre investire sulle fonti di energia rinnovabile ed in particolare sugli impianti a energia solare a concentrazione. “La diminuzione dell’effetto serra può dipendere solo in parte dal cambiamento apportato da ciascuno di noi – asserisce il dott. Umberto Cinque, dell’Ufficio per la  Promozione ed il marketing de “L’Orientale” - Dipende dall’organizzazione. Questo è solo un modo di esorcizzare il problema del nucleare. Ci vogliono scelte politiche forti, coraggiose che urtano la sensibilità”.
Manuela Pitterà



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