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Lutto in Facoltà per la scomparsa di Luca Addonizio, rappresentante degli studenti

 News pubblicata il 29/02/2008
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Luca Addonizio, scomparso il 12 febbraio a 23 anni per un aneurisma, era da tre anni Consigliere di Facoltà a Lettere, riconfermato l’anno scorso. E’ stato molto attivo politicamente a destra, sia all’Università che fuori, nei movimenti giovanili e universitari di Alleanza Nazionale. Anche a detta di persone con idee politiche diverse, è sempre stato un ragazzo gentile e aperto, promotore di molte iniziative sociali, tra i soci fondatori sia di un’associazione di recupero per i bambini dei quartieri spagnoli che dell’Universitas scholarum, un’associazione universitaria di promozione culturale e sociale. L’amico e compagno di lista Vincenzo Drago lo ricorda come “uno studente di storia colto, con la passione della lettura ed in particolare dei personaggi mitici della storia. I suoi preferiti: Giulio Cesare e Lawrence D’Arabia”. 
Ci sembra appropriato ricordare questo ragazzo così giovane e attivo, scomparso in maniera così improvvisa, pubblicando un breve articolo scritto da lui stesso, lo stesso che Vincenzo ha letto durante il Consiglio di Facoltà. Un brano che, con uno stile forse un po’ d’altri tempi, parla di speranze e di tenacia: come se Luca lasciasse in dono a tutti, a prescindere dalle idee e dagli orientamenti politici, un augurio di impegno e di costanza, nell’attesa dei frutti che ognuno cerca.
SEMI DA PIANTARE 
di Luca Addonizio
Durante il periodo delle vacanze abbiamo riposato e riflettuto. Il nuovo anno ricco di impegni è già iniziato e ognuno di noi avrà certamente tante idee e tanti progetti da mettere in cantiere, promesse da mantenere a noi stessi e agli altri, obiettivi da raggiungere, tanti piccoli semi da seminare e coltivare per raccoglierne i frutti poi. Ma chi, analizzando il lavoro svolto durante lo scorso anno, non ha provato la sensazione di arrivare talora a sera con le mani vuote e con l’anima amareggiata? Forse ci si è mossi tanto, si è corso tanto, ci si è arrabattati in mille azioni, ci si è dati da fare anche in buona fede e i risultati sono stati insignificanti e persino nulli. Capita spesso di provare questa sensazione di inutilità, talvolta aggravata dal fatto che anche i minimi esiti positivi sono ignorati o snobbati dagli altri. Non giudicare ciascun giorno in base al raccolto che hai ottenuto, ma dai semi che hai piantato. Non lasciamoci intimorire dallo sconforto. Proponiamo, allora, per quei giorni che hanno il sapore acre dell’insoddisfazione, questa bella frase di Robert L. Stevenson (1850-1894) il celebre autore dello ‘Strano caso del dottor Jekyll e Mr. Hyde’. “Più che mirare ai frutti che ondeggiano su un albero sontuoso, pensiamo piuttosto al seme che abbiamo deposto. Non di rado, infatti, non abbiamo risultati perché ci siamo solo agitati senza scavare in profondità nel terreno della vita e del mondo. Il seme è l’inizio assoluto e necessario, ma è piccolo e nascosto e dev’essere curato con pazienza e amore perché sassi, rovi e animali lo possono rendere sterile”. Il modesto e nascosto lavoro di tanti genitori, la generosità nel volontariato di tanti giovani, l’impegno quotidiano di tante persone sono proprio questo “piantar semi”. Il raccolto non è subito visibile; la costanza e l’attesa sono leggi dello spirito insuperabili. Anche il contadino deve attendere il fluire delle stagioni e la madre lo scorrere dei nove mesi. Ma se hai seminato con amore, alla fine un frutto ci sarà.



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