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Parco archeologico di Napoli: l'Ateneo vuole partecipare

Medicina è parte del centro antico

 News pubblicata il 18/01/2008
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Avviare un processo partecipato che tuteli e valorizzi il territorio storico-artistico-ambientale del centro storico di Napoli con Ministero, Enti locali, Curia, Università, Associazioni, l’obiettivo della giornata di studi  “Conoscenza & patrimonio” promossa dalla Seconda Università il 19 dicembre. 
L’Ateneo, presente nel centro storico con immobili di grande valore (i complessi di S. Andrea delle Dame, di S. Patrizia, la Chiesa della Croce di Lucca e le fabbriche del Policlinico), ribadisce l’importanza di una cittadella di studi nel tessuto napoletano. “La nostra storia nasce dal centro antico – ha detto il Rettore prof. Francesco Rossi, in apertura dell’incontro tenutosi alla Croce di Lucca – dal Complesso di S. Patrizia, dove sono partiti i lavori per la segreteria degli studenti di Medicina, a S. Andrea delle Dame, polo di didattica e ricerca, alla stessa Facoltà di Medicina e Chirurgia istituita dal 1450, credo una delle istituzioni più antiche del centro della città. Questo convegno vuole puntualizzare proprio l’importanza del centro antico, un patrimonio che deve essere sede di cultura e formazione dei giovani…”. 
E guardando al futuro di Napoli, si coglie un grande impegno del PON 2007-2013 per la riqualificazione del centro antico, attraverso un piano regolatore che prevede l’abbattimento del vecchio Policlinico e la costituzione di un parco archeologico in Piazza Miraglia. “Fin quando sarò Rettore, - dice Rossi – non permetterò che la Facoltà di Medicina, dislocata al centro antico, muoia. Se Napoli è destinata a diventare un parco archeologico, non potrà certo essere la Sun a bloccare questo progetto, ma l’Ateneo vuole partecipare”. 
Tra i fondi europei 2007-2013, si contano 200 milioni di euro da destinare alla rinascita del centro storico e la proposta che viene dalle tre Università, che hanno sedi nel centro antico (Sun, Federico II e Orientale), è la creazione di una cittadella degli studi. Secondo il prof. Carmine Gambardella “l’Università nei luoghi non deve parlare degli oggetti nella loro pienezza ma in ciò che possono di innovativo esprimere e nel centro antico di Napoli c’è un patrimonio… idee e saperi ci permettono di pensare ad una filiera della conoscenza dove il concetto di partecipazione è anche tra i cittadini”. Un esempio pratico: “a Frignano, territorio di degrado, - dice Gambardella - ha sede il Centro di competenza sui Beni culturali che sta suscitando grande fiducia nei cittadini. Dunque, i progetti da realizzare con  i fondi europei devono essere destinati a creare una rete che produce qualità per tutte le attività dell’uomo…”. Con il prof. Pasquale Belfiore, un’analisi della cittadella degli studi nel centro antico. “Siamo in un momento nodale – dice Belfiore – Più che fretta, dobbiamo avere gli strumenti per decidere, perché da sole scienza e tecnica non bastano per dare impulso alle scelte, occorre anche il sentimento...”. E logicamente le risorse. “Non si può pensare – sottolinea Belfiore – che lo Stato possa fare tutto, c’è bisogno di sinergia tra pubblico e privato, tra fondi europei  e fondi privati”. Infine un invito: “a volte, occorre anche stare zitti per capire i problemi e la direzione verso la quale muoversi...”. 
Delrio:
“no a Medicina
 fuori dal Centro Antico”
Il centro antico di Napoli è un sito Unesco e nella realizzazione dei progetti futuri, Marco Di Lello, Assessore regionale al Turismo e ai Beni Culturali, parla di un’azione unitaria che tenga conto del piano regolatore e di co-gestione che vede partecipi gli Atenei e la Curia, proprietari di molti immobili dell’area. “Se c’è stato un problema negli ultimi anni è dovuto anche alla lentezza dei processi decisionali che non ci possiamo più permettere – afferma Di Lello – In questo contesto, la Regione non può che svolgere un’azione di programmazione e di assegnazione delle risorse ma non di gestione di queste ultime... Nella programmazione dei fondi europei 2007-2013 disponiamo di grandi risorse, c’è già una priorità: i siti Unesco, che sono l’esempio di come, investendo in cultura, si produce ricchezza... abbiamo il sogno di rendere vivo il centro antico e in questo mi aspetto un grande impegno dall’Università, con la quale abbiamo bisogno di fare squadra”. Centro antico, una delle più antiche aree d’Europa, Patrimonio Mondiale dell’Umanità, un cui pezzo è rappresentato dalla Facoltà di Medicina. “Il rischio di morte di questo Policlinico risale a quando il piano regolatore ha stabilito l’abbattimento dei tre padiglioni in Piazza Miraglia – ha detto il prof. Giovanni Delrio, Preside della Facoltà di Medicina – Il centro antico non può perdere la Facoltà di Medicina, perché significherebbe annullare un pezzo di storia. Dobbiamo continuare a fare formazione e i padiglioni devono essere ristrutturati in tempi brevi. L’interesse dell’Ateneo deve essere ben chiaro, occorre un intervento preciso del Rettore e del Senato Accademico nei riguardi dell’Azienda. Se c’è volontà di tutti, questo polo deve continuare ad esistere. Dobbiamo continuare a fornire la certezza di formare buoni medici anche sotto il profilo pratico”. 
Un’altra proposta si coglie dall’intervento del prof. Benedetto Gravagnuolo, Preside della Facoltà di Architettura del Federico II. “L’Università dovrebbe essere legata ad una messa in rete delle attività collaterali – dice Gravagnuolo – Se fossi chiamato a decidere, il punto dal quale partirei è Piazza San Gaetano… per giocare sulle lettere, proporrei le quattro ‘R’: restauro dei monumenti, recupero, riuso e ri-vitalizzazione dei tessuti”. L’impegno della Curia, un po’ ai margini negli ultimi anni per scelte di tipo politico, è testimoniato da monsignor Ugo Dovere, responsabile dei beni architettonici di proprietà della Curia. “Dal 1997 ad oggi – dice Dovere – c’è stata una cascata di denaro sul centro storico, adesso torniamo ad intervenire sulla stessa limitata area, un piccolo nucleo di grande rilevanza ma che resta un’isola nell’isola”. E poi un invito: “non parlate solo di formazione del sapere, pensate che il cuore dell’Università sono gli studenti i quali subiscono la latitanza delle istituzioni che non garantiscono loro i servizi di cui hanno bisogno”. E purtroppo, come avverte il prof. Raffaele Raimondi, “il centro storico non è più indicato come zona franca nell’attuale legge Finanziaria, è un territorio degradato… senza il coinvolgimento dei privati non si va da nessuna parte…”.
Maddalena Esposito



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