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No al 3+2 dagli studenti dell'Accademia di Belle Arti

 News pubblicata il 18/01/2008
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Gli studenti dell’Accademia delle Belle Arti chiedono un ordinamento ad hoc, diverso dal 3 + 2, e tabelle di equipollenza che consentano loro di capire a quali concorsi per laureati potranno partecipare, una volta concluso il percorso formativo. Per farsi ascoltare hanno deposto pennelli, scalpelli ed hanno stretto, ricordava prima di Natale una studentessa in una lettera al quotidiano la Repubblica, “i decreti di legge”. Quelli che hanno letto, riletto, studiato per capire quali modifiche chiedere. Per dare più voce alla loro protesta, hanno poi occupato la sede, a metà dicembre. Il vento della protesta ha soffiato in tutta Italia, nelle diverse sedi delle accademie, accomunate dagli identici problemi e dalle stesse richieste. “Il 3+2”, sostiene Enzo Pagnuolo, uno dei protagonisti della mobilitazione dell’Accademia di Belle Arti a Napoli, “non va per nulla bene, in un percorso formativo come il nostro. Da quando è stato introdotto questo ordinamento, la qualità è scesa moltissimo. Prima si svolgeva davvero un percorso all’insegna dell’integrazione tra la teoria e la pratica, essenziale per chi si occupi di pittura, scultura o sceneggiatura. Ora, invece, con la parcellizzazione in moduli e crediti, i laboratori sono a dir poco sacrificati. Un controsenso, per chi dovrebbe uscire da qui pronto a dipingere, scolpire, scrivere una sceneggiatura”. Guardano all’Europa, gli occupanti partenopei: “a Parigi, a Berlino le scuole di arte, le accademie hanno ovviamente ordinamenti speciali. Quelli che avremmo voluto per noi e ci sono stati negati”.
L’altra nota dolente è quella delle tabelle di equipollenza, in mancanza delle quali chi esce dall’Accademia non sa a quali concorsi pubblici per laureati è abilitato a partecipare. “Le attendiamo ormai da 8 anni”, sottolinea Pagnuolo, “ma ogni volta, dal Ministero, arriva una delusione. Il risultato è che manca la chiarezza e quindi la serenità”. 
I giovani artisti dell’Accademia lamentano anche l’impennata del costo delle tasse, che mettono in stretta relazione con l’attuazione della riforma che ha introdotto due cicli formativi. uno triennale, di base; uno biennale, specialistico. “Cinque anni fa, quando mi iscrissi all’Accademia”, ricorda Pagnuolo, “pagavo 200 euro di tasse ogni 12 mesi. Adesso ne verso 700. Non che i servizi siano migliorati, semplicemente su di me, come su tutti gli altri iscritti, hanno addossato i costi di una riforma che, oltre ad essere del tutto inappropriata, per le accademie, hanno preteso pure fosse realizzata a costo zero, senza finanziamenti statali”. 
Come per ogni occupazione, non sono mancate proteste e malumori, da parte di studenti i quali, pur condividendo gli obiettivi della mobilitazione, non reputano utile la modalità della stessa. Capannelli all’ingresso dell’Accademia e qualche discussione animata fino alle vacanze di Natale, quando sarebbe scattata in ogni caso la sospensione dei corsi. Si sono fatti vedere anche alcuni docenti, i quali hanno contribuito alle attività di laboratorio o hanno scambiato opinioni con le ragazze ed i ragazzi in occupazione. Adriana De Manes, la quale insegna Restauro, si schiera con gli studenti anche se, precisa, “sarebbe stato meglio che evitassero di occupare”. Secondo la docente, “è sacrosanta la richiesta degli studenti di tabelle di equipollenza ed è altrettanto giusto che denuncino l’inadeguatezza del sistema del 3+ 2 per il loro percorso formativo”.    
Fabrizio Geremicca



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