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Scuole di Specializzazione per l'insegnamento

Un sistema in perenne precarietà

 News pubblicata il 19/01/2007
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Hanno un rapporto difficile con la società, spesso non sono nelle condizioni adeguate per svolgere il proprio ruolo, la loro formazione è sempre un tema effervescente. Stiamo parlando degli insegnanti, figura fondamentale all’interno del sistema educativo il cui ruolo è spesso messo in discussione. Per analizzare la formazione iniziale dei docenti italiani, la Direzione della SICSI (Scuola di Specializzazione per l’insegnamento) ha organizzato una giornata studio dal titolo “La formazione iniziale degli insegnanti e l’accesso alla carriera docente”, svoltasi il 12 dicembre al Centro Congressi di Ateneo, in via Partenope. “E’ una questione complessa quella di cui ci occuperemo in questa giornata – ha detto il Rettore dell’Ateneo Federico II Guido Trombetti – l’università non deve essere un cantiere aperto, dobbiamo distinguere nettamente tra processi di innovazione e cantieri aperti...”. Anche il prof. Enrico Decleva, Rettore dell’Università Statale di Milano e Vice presidente della CRUI, parla di “cantieri aperti” .”I lavori – dice – hanno avuto inizio nel 1999, quando, dopo che alle università è stato affidato il compito di formare gli insegnanti in modo più specifico, sono nate le scuole di specializzazione e i corsi di laurea in Scienze della formazione primaria. Nello stesso anno, sono partiti anche i corsi di laurea del cosiddetto nuovo ordinamento ‘3+2’. Da lì, ha preso piede un clima di profonda incertezza che ci ha accompagnato al cambio di ogni legislazione. Ancora oggi, il nuovo governo dovrà prendere una decisione sulle SSIS, a fronte oltretutto dei 300 mila precari che hanno una laurea definita di ‘vecchio ordinamento’”. “Senza dubbio occorre un organo di controllo delle SSIS – spiega Luca Curti, Direttore SSIS Toscana e Presidente CoDiSSIS – perché non è pensabile che un’abilitazione a livello nazionale venga attribuita in modo difforme nelle varie regioni d’Italia. La nascita dei corsi di laurea ‘3+2’ impone un ripensamento. A mio avvio, col nuovo ordinamento oggi in vigore, c’è un evidente vantaggio per gli studenti che, dopo appena tre anni, dispongono di un titolo di studio anche se, per accedere al concorso SSIS, c’è bisogno di aver conseguito la laurea specialistica o magistrale. C’è però una divergenza, in quanto alcuni studiosi suppongono che i laureati in discipline scientifiche abbiano acquisito una preparazione sufficiente già dopo il ciclo di studi triennale e siano quindi pronti per l’accesso alla SSIS a discapito dei laureati in discipline umanistiche per i quali si richiede un’ulteriore preparazione e il successivo conseguimento della laurea specialistica...” . L’Assessore alla Scuola della Provincia di Napoli Angela Cortese, che per dodici anni ha svolto il ruolo di segretaria di categoria, esprime il suo disaccordo con questa teoria. “La scuola non può impantanarsi in vecchie logiche – dice – tutti, compresi gli insegnanti di matematica, devono possedere una laurea magistrale. Occorre omogeneità su tutto il territorio nazionale per creare il ruolo unico docente”.
In un quadro che vede decine di migliaia di domande per l’accesso alla SICSI a fronte dei 1300 posti che la Campania mette a disposizione ogni anno, l’Assessore regionale all’Università e Ricerca Scientifica Teresa Armato indica il bisogno di instaurare un legame più forte tra scuola e università. “Scuola e università – dice – devono lavorare concretamente insieme per creare contributi paritetici”. L’assessore comunale alla Cultura Nicola Oddati ribadisce il concetto e aggiunge: “c’è bisogno di investire in educazione e ricerca e fare in modo, o almeno provare, a far diventare di nuovo il sistema scolastico un riferimento per la costruzione di coscienze”.
I nodi problematici e le difficoltà sul campo vengono fuori dalla relazione della prof.ssa Anna Brancaccio, portavoce del Coordinamento Nazionale Supervisori del Tirocinio. “La situazione odierna - spiega - è definita da una perenne precarietà del sistema SSIS, una bassa valorizzazione delle figure coinvolte, dal fatto che non tutte le scuole vogliano accogliere tirocinanti, dall’incongruenza di varie esperienze che andrebbero rese più organiche e dalla mancanza di dati oggettivi che diano la possibilità di valutare una esperienza di tirocinio. A mio avviso, è necessaria una svolta. Prima di tutto, occorre regolare l’accesso alla professione attraverso l’unico canale della laurea specialistica; in secondo luogo rafforzare il legame tra scuola e università e dare un peso adeguato al tirocinio accrescendo l’aspetto unitario della formazione iniziale”. E’ la volta dell’intervento di Fabio Milito Pagliara, rappresentante dei corsisti SICSI all’Università degli Studi di Napoli Federico II, che ci parla dell’ulteriore investimento e del duro lavoro di un neo-laureato che sceglie di continuare gli studi con i due anni di specializzazione. “E’ un percorso lungo e ricco di cambiamenti.... il futuro della SSIS è legato al futuro della scuola”. Ed in una giornata di studio dalla quale si deduce che c’è tanto bisogno di chiarimento e cambiamento, cogliamo un pizzico di speranza dalle parole del prof. Arturo De Vivo, Direttore SICSI. “Attualmente – ci dice – definirei le prospettive per l’insegnamento abbastanza buone. Pensiamo che in Campania ci sarà a breve un turn over, ciò significa richiesta di nuovi insegnanti”. E a tutti i ragazzi che stanno studiando in prospettiva di diventare i futuri docenti, De Vivo dice: “prima di tutto, accertatevi di possedere tutti i requisiti richiesti per l’accesso alle selezioni. In secondo luogo, senza dubbio, il percorso della SICSI è quello da seguire per l’accesso alle graduatorie”.
Maddalena Esposito



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