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Claudio Gubitosi, ideatore di un format famoso in tutto il mondo, narra i 50 anni del festival di Giffoni

 News pubblicata il 27/11/2019
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Opportunità, evoluzione naturale, creatività, socialità. È un evento che dura 365 giorni all’anno, è un sogno, è il diritto alla felicità. Famosissimo festival cinematografico per bambini e ragazzi, è tutto questo e molto altro ancora: è Giffoni Opportunity. A raccontare è il direttore e fondatore di Giffoni Claudio Gubitosi che, martedì 12 novembre, si è rivolto agli studenti di Governo ed Etica d’Impresa e al Laboratorio LIFE (Laboratorio su Imprenditorialità e Finanza Etica) nell’ambito del ciclo di seminari organizzati dal prof. Mauro Sciarelli. 
Ore 12. L’aula A2, complesso di Monte Sant’Angelo, è gremita di studenti attenti. “L’uomo che ha inventato un format famoso in tutto il mondo, il quale si è sempre evoluto con un senso molto forte del cambiamento in una logica imprenditoriale”, lo presenta il prof. Sciarelli. E Claudio Gubitosi è sì un imprenditore nel campo della cultura, ma agli studenti si presenta in veste di narratore d’eccezione. La storia, sua e di Giffoni Opportunity, comincia di venerdì: “Era il 20 novembre 1970. Avevo quasi diciotto anni. Era venerdì. Pioveva. Indossavo un cappello, il modello borsalino che prima si portava molto, ed ero nella piazza del mio paese. Avevo dentro qualcosa che voleva uscire a tutti i costi e così mi dissi ‘Da lunedì si parte’”. Si parte per andare dove? “Il viaggio mi era ancora ignoto, ma quel venerdì 20 novembre 1970 ha dato vita ad un’idea che oggi è amata e conosciuta in tutto il mondo. Di dove sei? Di Giffoni, provincia di Salerno, non Sud Italia perché siamo Italia, Europa. Oggi Giffoni è la possibilità di stare in tutto il mondo con un mezzo che non ha confini, giorno, notte e che è la cultura”.
 “Ho guardato oltre”
Giffoni Film Festival fino al 2009, Giffoni Experience fino ad oggi, dal 2020 sarà Giffoni Opportunity per festeggiare 50 anni di attività. “I problemi sono stati tanti, mi son sentito dire ‘ma chi te lo fa fare’, in un comune dove c’erano 8500 abitanti e non c’erano alberghi né ristoranti. Ma io ho guardato oltre. Questo non c’è, ma ci sarà. C’era il convento dei monaci, potete cucinare voi per gli ospiti? Non c’erano alberghi, c’era da andare di casa in casa a dire mi ospitate questi ragazzi? Adesso quel concetto di ospitalità si è trasformato in adozione”. Certo, il cinema c’era anche allora...
 
L'articolo continua sul nuovo numero di Ateneapoli in edicola dal 22 novembre (n. 18/2019)
o in versione digitale all'indirizzo: http://www.ateneapoli.it/archivio-giornale/ateneapoli
 



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