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Dipartimento di Scienze della Terra

Docenti e studenti alla ricerca dei microfossili sui Monti Lattari

Per l'attività di campagna occorrono "gambe, martello e lente", dice il prof. Barattolo

 News pubblicata il 02/01/2022
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Tre giorni tra il Vallo di Diano ed i Monti Lattari alla ricerca dei microfossili nelle rocce carbonatiche dell’Appennino. È l’esperienza che hanno vissuto il prof. Filippo Barattolo e sei allievi della Magistrale in Geologia (Dipartimento di Scienze della Terra) che frequentano il corso di Biostratigrafia. Alloggiavano in un albergo a Brienza e da lì si spostavano con due auto nei luoghi della campagna. Rilievi, appunti e camminate fino al tramonto, poi ritorno alla base, cena, due chiacchiere e tutti a dormire per essere in forma al mattino seguente. Silvia Ilacqua, 24 anni, siciliana di Milazzo, uno dei sei studenti che hanno preso parte alla campagna, traccia un bilancio molto positivo. “Premetto - dice - che uno dei motivi per i quali ho scelto di frequentare a Napoli la Magistrale è che mi ero informata ed avevo saputo che alla Federico II si fa molta attività di campagna. Mi piace, la reputo fondamentale per la mia formazione. Sulla base di questi presupposti ho partecipato con entusiasmo anche all’escursione nell’ambito del corso del prof. Barattolo e non me ne sono certamente pentita”. Spiega: “Abbiamo lavorato bene, con calma, soffermandoci sul terreno e dividendoci i compiti. C’era chi prendeva le coordinate, chi gestiva il quaderno di campagna, chi guardava il contesto strutturale. Abbiamo capito come le inclinazioni di ciascuno possono essere messe al servizio degli altri ed è stato importante perché un geologo non lavora mai completamente da solo, si interfaccia costantemente con i suoi colleghi”. Aggiunge la studentessa: “La geologia è una disciplina fatta di interpretazioni che diventano attendibili se si acquisisce esperienza sul campo. Sui libri i processi naturali sono spiegati come modelli e la realtà è sempre una sfumatura tra modelli diversi”. Secondo Ilacqua le caratteristiche indispensabili ad uno studente di Geologia per portare bene avanti una delle tante campagne previste dal Corso di Laurea sono, al di là naturalmente della solida preparazione teorica, “l’amore per la natura, la voglia di camminare e viversi la natura e la capacità di essere attrezzati anche al brutto tempo. Non esiste bello o cattivo tempo - come si ripete spesso - ma buona o cattiva attrezzatura. Ne vale la pena: si vedono paesaggi nuovi che normalmente non si frequenterebbero e si recupera un rapporto fisico con le cose, in una era nella quale tutto o quasi è digitalizzato. Senza trascurare, poi, la circostanza che la campagna aiuta a creare squadra con i propri compagni di corso”. 
Il prof. Barattolo, nel corso dei suoi quasi 40 anni di insegnamento, ha partecipato a decine e decine di campagne: “alcune all’estero, in particolare in Marocco e in Spagna. Altre in regioni diverse dalla Campania, per esempio al Pollino. Altre ancora nella nostra regione. Sono state tutte esperienze interessanti e formative anche per me, oltre che per gli studenti. Credo che quando andrò in pensione l’attività sul campo sarà una delle cose che più mi mancherà della vita universitaria. Il legame con i fossili sul terreno è particolare e sta in questo creare interesse anche negli studenti”. Servono, racconta il prof. Barattolo, “gambe, martello e lente ed occorrono passione, capacità di adattamento, un minimo di resistenza alla fatica”. Ma in quanto tempo si organizza una campagna? Molto dipende, riferisce il docente, “dalla durata, dalla distanza e dal numero dei partecipanti. Una cosa è dover noleggiare un pullman per, poniamo, cinquanta persone ed un’altra cosa andare in giro con cinque o sei studenti. Il noleggio dei pullman richiede tempo, va preparato. Ci sono poi i tempi per la stipula della copertura assicurativa, le prenotazioni”. Il Dipartimento ha dei finanziamenti per le escursioni che fanno parte di un’attività didattica fondamentale. La quota a carico degli studenti è minima.
 
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