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Intervista al Rettore Roberto Tottoli

Dopo un anno alla guida de L'Orientale, un progetto ambizioso sempre più a fuoco

Triennali in lieve contrazione, Magistrali in forte crescita: i primi dati sulle immatricolazioni. Spazi: verso l'acquisizione di nuovi immobili. A dicembre lascia l'incarico il Direttore Generale

 News pubblicata il 17/11/2021
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Nuove progettualità estese su vari settori, un bilancio consolidato in crescita, un piano sempre più ambizioso per uno degli Atenei più inclusivi del Sud Italia: sono i tre punti cardine che emergono da una lunga intervista al prof. Roberto Tottoli, insigne islamista, dal settembre 2020 eletto alla guida de L’Orientale. A un anno e poco più dalla nomina, il suo piano rettorale sta iniziando a prendere forma in una direzione ben precisa che punta a trasformare questa Università, che continuerà a fare del centro storico napoletano il suo quartier generale, un’istituzione dal volto internazionale su tutti i livelli. Dall’offerta didattica, già fortemente improntata a promuovere una tradizione secolare nella formazione sulle culture del mondo, che presto verrà riformulata su modello delle Università europee di riferimento per lo studio delle lingue, per arrivare anche alle infrastrutture, sia strutturali che tecnologiche, apportando risorse ulteriori nel corpo docente, nelle squadre di lavoro e, naturalmente, nella qualità didattica.
Professore, innanzitutto un bilancio. Ha ereditato la guida di quest’Ateneo in un momento di non facile gestione, nel pieno della seconda ondata pandemica. Cosa finora è stato fatto e cosa giungerà presto a compimento?
“Non facile all’inizio, perché senza ombra di dubbio la pandemia ha rallentato direttamente alcuni processi. E, in secondo luogo, ha indirettamente prolungato le tempistiche burocratiche necessarie a strutturare i cambiamenti. Del resto, i dati rilevati dall’evoluzione del piano pandemico, se comparati alle nostre strutture, ci hanno condotto a scelte di prudenza e sostenibilità. Ora, siamo felici di essere tornati e poter concretamente lavorare ai punti formali che sappiamo di dover migliorare. L’acquisizione di nuovi spazi – annosa questione che non poteva risolversi in un solo anno – è in cima alla nostra agenda, di concerto con la ristrutturazione aziendale del personale tecnico-amministrativo e la riorganizzazione della proposta didattica che definiremo – si spera – già a partire dal prossimo anno accademico”.
Qual è il settore di lavoro, invece, più florido che ha giovato di un recente e decisivo miglioramento nell’ultimo anno?
“Abbiamo già, a partire dall’inizio del 2021, constatato un avanzamento complessivo nel comparto della ricerca, che abbiamo contribuito a implementare investendo risorse straordinarie nei progetti strategici del PNR, in conformità anche con quanto le direttive ministeriali ed europee richiedono oggi alle Università. Abbiamo partecipato così a molti bandi competitivi, non solo interni, spesso su iniziativa dei singoli ricercatori dell’Ateneo cui si deve il merito di una proficua operosità, ottenendo ottimi risultati, con l’intenzione poi che abbiano una ricaduta virtuosa sui contenuti didattici dei nostri Corsi, dalle lingue alle archeologie passando per le scienze politiche sino alle nuove frontiere della traduzione e alle nostre sensibilità in campo ecologico e dei diritti trasversali”.
Come sta proseguendo, quindi, la ricerca di nuove sedi per estendere la presenza dell’Ateneo su più fronti della città?
“Da sei mesi ormai abbiamo reso pubblico attraverso un bando, e comunicato al MIUR, una manifestazione d’interesse volta alla ricerca e all’acquisto di strutture situate nel territorio e abbiamo avviato un’interlocuzione con gli enti locali per l’esplorazione della zona del centro. Abbiamo, inoltre, in programma l’uscita di nuovi bandi per un’espansione nelle immediate vicinanze delle sedi in cui operiamo e non escludiamo di finalizzare, insieme all’acquisizione certa e ormai improcrastinabile di un edificio, dato il successo progressivo nelle immatricolazioni, anche l’acquisto di un secondo – e forse terzo – immobile. Abbiamo un bilancio consolidato che ce lo consente. Anche, per esempio, il discorso delle residenze universitarie ci interessa e parteciperemo al progetto ministeriale che mira a riqualificare la zona di Agnano con alloggi destinati agli studenti. Dall’anno prossimo il quadro sarà sicuramente più chiaro”.
Il radicamento nel centro storico
L’obiettivo è restare nel centro storico. È una decisione coraggiosa, che si pone in continuità rispetto ai precedenti Rettorati, ma quali difficoltà intervengono?
“Ho sempre pensato, passeggiando per recarmi in Dipartimento, che percorrere Piazza San Domenico affollata di turisti per arrivare a Palazzo Corigliano, o anche osservarla dalla nostra biblioteca, fosse qualcosa di un’intensità così vitale da arricchire in maniera significativa anche ciò che facciamo intra moenia. Rende socialmente importante la nostra presenza, che – a mio dire – risulta più radicata rispetto agli altri Atenei campani che hanno sedi nel centro e anche filiazioni altrove. Tuttavia, la gestione pratica dei palazzi storici, in piedi dal sedicesimo secolo e ubicati in punti focali della città (come anche via Duomo e Largo San Giovanni Maggiore), deve avvenire in totale sinergia con le amministrazioni regionali e comunali, e una siffatta triangolazione richiede tempo”.
A proposito di Corigliano, è stato pubblicato sull’Albo ufficiale un avviso esplorativo finalizzato all’acquisto di un immobile ad uso foresteria. Che novità in questo senso?
“Si tratta di uno dei punti chiave del progetto quinquennale del Dipartimento di eccellenza Asia, Africa e Mediterraneo finanziato dal Ministero fino al prossimo anno e che va di pari passo con il nuovo regolamento che abbiamo approvato a metà ottobre per i visiting professor e researcher. Si tratterà di uno spazio, munito di stanze e servizi, destinato ad accogliere ricercatori e professori provenienti da altri Paesi che vengono da noi a tenere seminari per studenti e dottorandi. Doveva andare in porto già nello scorso anno, ma anche in questo caso gli obblighi formali hanno dilatato i tempi. Il Direttore di Dipartimento, il prof. Andrea Manzo, mi ha informato di alcune proposte già arrivate. Sarà quindi una delle novità sul piano della mobilità internazionale”.
Sono imminenti altri progetti per rilanciare l’internazionalizzazione?
“Uno in particolare, partito dall’Università di Bayreuth, che mira a formare un consorzio interuniversitario di livello europeo e consentirà dall’anno prossimo ai nostri studenti di andare all’estero per specializzarsi negli studi sull’Africa e parimenti a studenti stranieri di venire da noi e accedere a insegnamenti di eccellenza che coprono tutto il Sud del mondo”.
Capienza e aule studio
È auspicabile un ritorno al 100% della capienza a partire dal secondo semestre?
“Siamo al 50% della capienza e andremo verso l’80% nel futuro immediato. Quando si dichiarerà terminato lo stato di emergenza, a dicembre stando alla tenuta del quadro pandemico (a tratti ancora altalenante), sarà finalmente sì auspicabile il rientro massimo, pur conservando un protocollo di sicurezza negli spazi più angusti, come gli aulari”.
Quanto alle aule studio, c’è una ripetuta richiesta da parte delle rappresentanze studentesche per renderle accessibili. Che dialogo c’è in ballo?
“Da parte mia, nutro una disponibilità profonda nei sentanti in cui ripongo molta fiducia. Per le aule studio, l’impedimento è duplice: da un lato, resta una priorità che è l’obbligo del tracciamento. Dall’altro, non risolvono granché il problema: si tratta di tre o quattro stanze, dalle dimensioni ridotte, che potrebbero accogliere poche decine di persone, fermo restando che torneremo ad aprirle concluso lo stato di emergenza. Ritengo, invece, che l’accesso alle biblioteche dei Dipartimenti potrebbe dare una spinta maggiore verso la normalità e stiamo agendo affinché pian piano possano ripopolarsi”.
Scattato l’obbligo del green pass, alcuni docenti dell’Ateneo hanno pubblicamente manifestato un personale dissenso. Qual è la situazione attuale?
“In queste settimane, le acque si sono calmate e ho sollecitato i direttori dei tre Dipartimenti ad attenzionare i flussi e adoperare controlli vigili. E devo dire che non c’è stato un singolo caso in cui qualcuno del personale docente o tecnico-amministrativo non abbia rispettato le regole. Anche nei casi di docenti che, con un attivismo eclatante, hanno manifestato posizioni alquanto diffidenti, il loro ingresso alle sedi è avvenuto seguendo l’iter e mostrando un regolare tampone”. 
Di contro a previsioni catastrofiche, il trend di iscrizioni dice bene. Quali dati si rilevano in merito?
“Le cifre sono stabili e non ci aspettiamo grossi stravolgimenti quest’anno alla chiusura delle immatricolazioni. L’orientamento, anche, sembra preciso: abbiamo notato una lieve contrazione sulle Triennali che, in verità, non dispiace, poiché ci consentirebbe di programmare la didattica su numeri più gestibili. Al contrario, le Magistrali sono in forte crescita nel dopo pandemia. Viaggiamo, in totale, sui 13.000 iscritti. Sul triennio alcuni bacini di utenza, come Mediazione Linguistica e Culturale o Lingue e Culture Comparate, registrano un sovrannumero (con numeri che oscillano tra 700 e 900 studenti) e attirano flussi dall’intera Regione. Sarebbe facile pensare di attuare in alcuni casi specifici la formula del numero chiuso, ma resterebbe poi da capire: ‘gli studenti rimasti fuori poi dove andrebbero?’”.
Reclutamento di personale tecnico-amministrativo e di docenti. A che punto siamo?
“Siamo riusciti ad approvare circa 50 bandi per favorire l’ingresso di nuovi docenti e attribuire premialità ai ricercatori di tipo A e B per compensare anche la carenza di organico venuta a crearsi dopo i vari pensionamenti. La didattica risulta peraltro molto più in linea, grazie all’ingresso di forze giovani, con le nuove esigenze dell’insegnamento, che insiste sulla formazione erogata in lingua inglese e il possesso di competenze informatiche. Nell’amministrativo, invece, urgono forze nuove per risistemare drasticamente alcuni uffici, come la Segreteria. Sempre perché ce lo chiedono i numeri: 200 docenti e 200 impiegati devono confrontarsi con una platea di oltre 10.000 studenti. Procede speditamente con l’arrivo recente di nuove risorse il SOS, con una lodevole attività nel campo dell’orientamento, dove adesso abbiamo finalmente avviato i corsi per la sicurezza sul lavoro per i tirocini”. 
Il calciomercato dei Direttori Generali
L’introduzione di ulteriori insegnamenti in inglese sarà l’unica novità della prossima riprogrammazione didattica?
“Subito dopo l’estate abbiamo iniziato ad avviare una serie di procedure di descrizione delle modifiche, cominciando dall’accreditamento, finalizzate all’approvazione delle stesse da parte del Ministero. I nostri esami sono tra i pochi a partire da una base creditizia di 8 CFU; quindi, interverremo su questo punto per conformarci ai regolamenti disposti dagli Atenei nazionali. Infine, resteranno da accogliere i suggerimenti pervenuti in occasione dell’ultima visita Cev che non toccano tanto il successo dei Corsi in sé quanto un loro aggiornamento in funzione delle sfide future per favorire la coesione tra Università e interessi di realtà produttive e stakeholders”.
Anche in fatto di governance, sono previsti nuovi ingressi al vertice?
“Sì, a fine dicembre il dott. Marco Cinquegrani lascerà il suo incarico di direttore generale, dopo un biennio a L’Orientale. Abbiamo lavorato particolarmente bene insieme e la sua professionalità, richiesta anche altrove in una sorta di calciomercato dei direttori generali, per noi è un’ulteriore conferma della sua competenza. Entro novembre sarà pubblicato comunque un nuovo bando per il conferimento dell’incarico”.
I CEL hanno ripreso le loro lezioni in modalità mista dal 15 novembre, di contro a quanto dapprima annunciato con l’inizio dei lettorati a distanza dal 2 novembre in poi. Cosa è accaduto? 
“Come spesso accade nella realtà italiana, un cambio di rotta da parte del ministro Renato Brunetta ha richiamato da un giorno all’altro tutto l’amministrativo, di cui i lettori fanno parte, in presenza. Ed è per questo che anche la segreteria ha finalmente potuto riaprire. Non avendo grandi spazi disponibili, e dovendo riequilibrare gli orari, abbiamo posticipato l’inizio dei lettori e speriamo, nel secondo semestre, di poter ottimizzare in anticipo e al meglio la redistribuzione complessiva dei corsi”.
Segreteria: un ticket digitale
Nell’ultimo anno, la Segreteria rimasta chiusa ha scatenato non poche polemiche. Come verranno implementati i servizi didattici?
“Ci sono due novità tecniche: è pronta da sei mesi la funzionalità di un ticket digitale che permetterà a ciascuno studente di ricevere un’assistenza specifica in merito alla sua richiesta, onde evitare che la Segreteria risulti affaticata nel rispondere a migliaia di mail identiche. E, infine, una nuova app per la carriera dello studente, dove chiunque può gestire il suo piano in maniera più smart e intuitiva. Abbiamo, inoltre, in mente con il SOD dei progetti pilota per sensibilizzare sulla percezione delle diverse abilità, avendo una considerevole quota di iscrizioni da parte di studenti diversamente abili e con DSA che segnalano difficoltà nell’apprendimento delle lingue non insite, però, nelle lingue in sé quanto nelle metodologie e tecniche di insegnamento”.
Infine, per uscire fuori dalle mura, è vero che L’Orientale affitterà i terreni di Eboli?
“Sì, vanno a bando dopo 30 anni i terreni allocati nella zona di Santa Cecilia, un posto fantastico: 500 ettari nella piana del Sele, neanche troppo distante da Paestum, che abbiamo ereditato dal fondatore della nostra Università, Matteo Ripa. E che sono poi stati sede di un’azienda agricola, ora dismessa. Sono in partenza progettualità innovative e agritech, sostenute peraltro dal Ministero del Sud e della Coesione territoriale, da avviare sul lungo periodo e che abbiamo l’obbligo morale di portare avanti per preservare il valore di quelle che sono le nostre origini”.
 
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