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Elezione del Rettore alla Federico II. Il programma del prof. Matteo Lorito

 News pubblicata il 07/09/2020
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Dopo una lunghissima campagna elettorale (le votazioni erano state fissate ad aprile, rinviate poi per l’emergenza Covid in atto) l’Università Federico II va alle urne per designare il Rettore che guiderà l’Ateneo nel sessennio 2020/2026. I due candidati, Matteo Lorito Luigi Califano, hanno depositato i loro programmi, come da decreto, entro fine agosto. Ne riportiamo qualche stralcio.
Dal 15 al 17 settembre la prima tornata di votazioni. Intanto uno dei due candidati sembra avere un discreto vantaggio. Si lavora incessantemente sugli indecisi. Peseranno su questa serrata campagna elettorale le ultime telefonate e gli incontri nei Dipartimenti.
 

Il programma del prof. MATTEO LORITO

(II programma del prof. Luigi Califano)

 
Una premessa: “partiamo oggi da un bilancio risanato con un importante utile di esercizio dell’ordine di decine di milioni di euro; da una fase di reclutamento di grande portata per quantità e qualità che ha rinnovato circa 1/5 del nostro corpo docente (...); da una crescita consolidata del peso del nostro Ateneo nel contesto nazionale (...); da un abbassamento costante dell’indicatore delle spese per il personale sul totale delle spese complessive (siamo tra i mega Atenei più ‘virtuosi’ ...) con il pieno recupero, che direttamente ne consegue, delle risorse liberate dai pensionamenti”. E il riconoscimento al lavoro svolto “dal Rettore Manfredi e dai tanti colleghi che hanno condiviso con lui responsabilità e compiti gravosi”. È sulla base di questa stabilità e di una rinnovata reputazione della Federico II “che sarà possibile continuare il cammino lungo un sentiero la cui direzione, in termini di qualità, serietà istituzionale e senso di responsabilità, è tracciata”. Parla anche di sé (“La mia carriera universitaria è nata per amore della ricerca e, nel corso del tempo, si è arricchita per il tramite di una profonda dedizione verso i miei studenti e i miei colleghi. Mia moglie (compagna di vita e di lavoro, oggi professore associato presso il Dipartimento di Farmacia) ed io abbiamo voluto, circa 25 anni fa, raccogliere una sfida. Abbiamo lasciato una comoda collocazione professionale e personale presso una rinomata Università americana (dove lavoravamo entrambi) al fine di aprire un nuovo filone di ricerca alla Federico II”) il prof. Matteo Lorito nel programma con cui si candida alla guida dell’Ateneo. Racconta anche i risultati - nella ricerca così come nella didattica - conseguiti al Dipartimento di Agraria di cui è Direttore: “Siamo stati capaci di spingere la Federico II ai vertici della più importante classifica internazionale di produttività scientifica per i nostri settori (ad esempio Food Science and Technology) fino a risultare ventesimi in una lista dei migliori 300 Atenei al mondo”. Obiettivi raggiunti “con la massima partecipazione e condivisione possibile, in base al principio secondo cui un processo di scelta davvero democratico è forse faticoso, ma produce alla fine le migliori decisioni e aiuta il sistema a crescere in maniera organica”. Un modello che “ha avuto successo”“la sua trasposizione a una realtà ben più complessa come la Federico II”, pur se non è “ovviamente un’operazione meccanica”, può rappresentare un metodo di lavoro.  Qualora eletto, sottolinea Lorito, “sarò garante di una gestione condivisa e inclusiva. Tutelerò tutti, o meglio mi prenderò cura di tutti. Mi farò carico di affrontare e risolvere, con l’ausilio di un’ampia squadra di persone appassionate e scelte in base alle loro competenze, i tanti problemi ai quali ci troviamo quotidianamente di fronte nella nostra vita universitaria”.
La crisi pandemica “avrebbe potuto ‘spegnere’ il nostro Ateneo”, invece “il modo con cui la Federico II ha reagito e sta reagendo è per me una conferma giornaliera della straordinaria impressione di energia lasciatami dai tanti incontri che ho avuto in questi mesi con le persone che ‘fanno’ la Federico II”. Lo spirito positivo e propositivo che percorre l’Ateneo “non m’impedisce tuttavia di cogliere difficoltà, insufficienze e insoddisfazioni. Per tale motivo vi chiedo di essere i miei compagni di strada lungo un percorso fatto di semplificazione amministrativa e riorganizzazione della governance, d’innovazione nella didattica e nella ricerca, di riconoscimento dell’impegno, del merito e del talento, di potenziamento della cultura della ‘trasversalità’, di progettazione di nuove forme d’inclusione, di recupero dei servizi essenziali e di sviluppo di servizi innovativi”.
Qualità, innovazione e semplificazione, valorizzazione dell’impegno e del merito, inclusione, partecipazione alla governance, collaborazione, trasversalità: le parole chiave del programma (che potrà essere integrato sul sito web del candidato). Due le sezioni: la prima raccoglie alcuni assi strategici, “interventi che mi appaiono necessari per facilitare l’avvio e il potenziamento di pratiche virtuose che noi tutti dovremo impegnarci a mettere in campo”; la seconda “è dedicata invece alle risorse fondamentali su cui l’Università Federico II può contare”.

GLI ASSI STRATEGICI. Il buon governo. La sfida del consolidamento e dello sviluppo della Federico II “richiede di migliorarne l’organizzazione e la governance. Bisogna subito semplificare e rendere più efficienti le procedure amministrative”. Una delle priorità è “ripensare il rapporto tra Amministrazione Centrale e Dipartimenti, facilitandone il coordinamento”. A partire dai regolamenti che “devono essere strumenti agili di applicazione delle norme”“il numero di passaggi, i tempi e gli strumenti digitali per svolgere una qualunque procedura vanno riconsiderati e ottimizzati. Diversamente, l’Ateneo non riuscirà mai a sviluppare appieno le proprie potenzialità!”. L’opera di revisione sarà curata da una Commissione per la Semplificazione e la Riorganizzazione “costituita da esperti giuristi, rappresentanze qualificate del PTA, una rappresentanza dei Direttori di Dipartimento che tenga conto delle diverse Scuole e altri stakeholders”. La governance: “Ho intenzione di costruire una nuova squadra a supporto dell’azione del Rettore e degli altri Organi di governo, dotata di deleghe forti, sia di natura politico-gestionale (Prorettori) che di natura più specifica e mirata (Delegati). Sarà soprattutto una squadra ampia, costruita senza favoritismi, nella quale le rappresentanze saranno garantite almeno per ogni Dipartimento”. Le modifiche di Statuto “saranno condivise, discusse”. Il ruolo politico centrale del Senato Accademico, “come consesso rappresentativo delle diverse anime dell’Ateneo, sarà tutelato e rafforzato”. Programmazione di Ateneo: i Piani triennali di sviluppo, equilibrati e sostenibili, dovranno essere costruiti “anche in base alle proposte dei Dipartimenti che dovranno definire i propri obiettivi in materia di didattica, di ricerca e di Terza Missione”. La proposta: gli Stati Generali della Federico II, un appuntamento biennale “nel corso del quale confrontarci sullo stato di avanzamento del piano triennale dell’Ateneo, su quanto abbiamo fatto e su cosa dobbiamo mettere in campo per gli anni successivi. Una sorta di bilancio consuntivo e di previsione”. La strategia dell’inclusione: “Il tema dell’inclusione è uno di quelli su cui si misura la capacità della Federico II di svolgere il proprio ruolo istituzionale e culturale”. Cita le esperienze maturate in Ateneo con le attività del Comitato Unico di Garanzia (CUG), l’Osservatorio di Genere sull’Università e la Ricerca, del Centro SINAPSI, il Polo Universitario Penitenziario. Alcune delle azioni da intraprendere: l’adeguamento delle strutture universitarie per aumentare il “benessere ambientale e psico-fisico di entrambi i sessi”; l’utilizzo delle tecnologie della didattica a distanza per rendere più inclusiva e penetrante l’azione formativa o anche per sostenere la genitorialità. La strategia dell’inclusione “non può prescindere da una particolare attenzione al tema della tassazione e quindi del diritto allo studio”. La Federico II ha “da sempre mostrato di essere pronta a recepire le istanze di studenti appartenenti alle fasce di reddito più svantaggiate”. La proiezione internazionale. L’apertura alla dimensione internazionale della didattica, della ricerca e della Terza Missione è una delle sfide più significative per il consolidamento del ruolo della Federico II. “La nostra Università può mettere in gioco i suoi otto secoli di storia, la sua ricchezza culturale, la sua straordinaria posizione geografica, la sua appartenenza a una ‘città-mondo’ come Napoli. Muovendo da queste condizioni privilegiate è possibile costruire un sistema reticolare attraverso il quale ci si possa spostare materialmente e virtualmente da Napoli e verso Napoli. Facendosi interprete della logica della Rete che rompe lo schema tradizionale centro/periferia, si possono costruire una molteplicità di relazioni: con l’Europa e con i paesi del Mediterraneo, con quelli d’oltreoceano, con l’Oriente, con il mondo”. Sul piano didattico, come su quello della ricerca, la Federico II ha già raggiunto un posizionamento di rilievo e autorevolezza nel panorama internazionale. Una base da cui partire. Tra le azioni da intraprendere: l’istituzione di una delega all’Internazionalizzazione con task force dedicata che si coordinerà con l’Ufficio Relazioni Internazionali, “che ha svolto e sta svolgendo un ottimo lavoro pur essendo sottodimensionato rispetto ai compiti e alle opportunità da cogliere”; la revisione e lo snellimento regolamentare per meglio accogliere visiting scholars e professors; il rafforzamento dei rapporti Erasmus in tutte le aree didattiche dell’Ateneo e degli Erasmus Plus, incluso quelli con le aziende; il potenziamento linguistico della platea studentesca e del personale dell’Ateneo; la didattica in lingua straniera. E poi… “accoglienza, accoglienza, accoglienza! Procedure, strutture e funzioni ridisegnate o potenziate per questo scopo. Napoli attrae per tanti motivi ma non ha servizi e strutture all’altezza del suo potenziale: la Federico II deve invece diventare un esempio virtuoso”. Il potenziamento delle relazioni con il territorio. L’Ateneo, facendo perno sull’impegno dei docenti, dei ricercatori e del personale tecnico-amministrativo, “svolge già una consistente attività di Terza Missione in tantissimi ambiti, dalla valorizzazione economica della ricerca al public engagement, dalla formazione permanente alla fruizione dei beni culturali”. Tuttavia è “necessaria una maggiore azione di coordinamento da parte dell’Ateneo, che intendo promuovere”. L’attenzione alle nuove tecnologie. L’esperienza dell’emergenza COVID ha dato vita a occasioni di riflessione e di confronto: “Noi tutti, in questi mesi così difficili, abbiamo potuto cogliere lo straordinario potenziale delle tecnologie digitali nella gestione di un’emergenza che ha visto la Federico II reagire con prontezza ed efficacia”. I progetti d’innovazione tecnologica nella didattica, nella ricerca e nella gestione dell’Ateneo non devono però “rappresentare un’alternativa al nostro lavoro in presenza, ma un’opportunità di estensione, amplificazione e moltiplicazione della penetrazione della nostra didattica, dell’innovazione e creatività della nostra ricerca, della spinta verso l’efficienza e la dematerializzazione della nostra organizzazione gestionale e burocratica”. Bisogna prevedere, ad ogni modo, l’istituzione di “una Teaching and Learning Academy” sul modello di moltissime Università europee ed extraeuropee.

LE RISORSE FONDAMENTALI
Le persone. “La risorsa più importante della Federico II è costituita dalle persone che vi lavorano (i docenti e i tecnici-amministrativi-bibliotecari-sociosanitari) e dagli studenti che la frequentano. Il loro lavoro è alla base del prestigio del nostro Ateneo. Bisogna dunque valorizzare l’impegno e riconoscere il merito: si tratta di due obiettivi prioritari e non negoziabili”. Gli studenti: “sono i principali protagonisti del nostro Ateneo. La tutela della centralità della nostra popolazione studentesca nelle scelte e nella politica della Federico II è una priorità assoluta”. In dialogo costante con tutte le rappresentanze studentesche, Lorito intende intervenire sulle cause che determinano rallentamenti e abbandoni, garantire la sostenibilità dell’attuale sistema di tassazione, sostenere le associazioni studentesche, come avviene nei campus delle grandi Università straniere, sostenere un programma di apertura fuori orario di aule e sale studio, potenziare la conoscenza delle lingue da parte degli studenti e favorire la partecipazione a progetti di mobilità. Le priorità per quanto riguarda il personale docente e ricercatore: assicurare “un completamento del percorso di tenure al maggior numero possibile di RTD entrati in questi anni” e “opportunità di avanzamento di carriera a tutti i nostri ricercatori a tempo indeterminato in possesso di abilitazione scientifica nazionale”; “riservare una quota significativa ai concorsi di prima fascia”. Il personale tecnico, amministrativo, bibliotecario e socio-sanitario rappresenta “una risorsa da valorizzare”. Tra le azioni da porre in essere: opportunità di carriera; professionalizzazione tramite investimenti nella formazione; revisione dei metodi di incentivazione; incremento del personale nelle strutture dipartimentali e non; semplificazione amministrativa; digitalizzazione dei processi e potenziamento dei servizi informatici.
La didattica. “Qualità degli insegnamenti, organizzazione didattica complessa ma rigorosa, piena partecipazione della componente studentesca alla vita dell’Ateneo, piani di miglioramento di strutture e servizi, connessioni internazionali e possibilità di esperienze all’estero, stretto legame con una ricerca di grande qualità che coinvolge anche gli studenti, possibilità di integrare il percorso formativo con ‘contaminazioni transdisciplinari’ e di accedere ad un terzo livello formativo di alto profilo, percentuali di placement molto spesso superiori alle medie nazionali, diffusione a livello globale dei nostri laureati, progetti e programmi tesi a potenziare il nostro grado di internazionalizzazione, attenzione al diritto allo studio a livello di tassazione, attrattività culturale e paesaggistica del nostro territorio: sono tutti punti di forza della nostra didattica che vanno raccontati nei contesti più opportuni e nei modi più adeguati e moderni, anche per sottolineare l’impegno del nostro Ateneo a essere uno strumento di opportunità per chi vuole restare, venire o tornare in Federico II”. I principali problemi: gli abbandoni e la bassa percentuale di laureati rispetto ai numeri in entrata.
La ricerca. L’attività di ricerca dell’Ateneo “è di grande qualità, espressione di una amplissima diversità culturale”. Ricchezza che dovrà essere salvaguardata e potenziata lungo tre direttrici: “massima inclusione (tutti dovranno essere messi in condizione di esprimere la propria creatività e la propria passione per la ricerca)”; “riconoscimento dell’impegno e del talento (che è altra cosa dallo slogan della ‘meritocrazia’)”; “valorizzazione dell’approccio transdisciplinare (che è altra cosa dalla moda di una superficiale interdisciplinarietà)”. La ricerca deve entrare in un sistema integrato con la didattica e l’orientamento, il placement, il trasferimento tecnologico e delle conoscenze. Il progetto: il Sistema Integrato per la Ricerca di Ateneo (SIRA), struttura dedicata al sostegno dell’attività progettuale dei Dipartimenti e dei Centri che funzioni come un hub. Alla direzione scientifica di SIRA un Comitato per lo Sviluppo della Ricerca nel quale far confluire rappresentanti di ogni area culturale dell’Ateneo, guidato da un Coordinatore (un Prorettore con delega specifica eventualmente affiancato da uno o più Delegati).

Le infrastrutture e i servizi. Priorità per Lorito. “L’attuale programmazione triennale prevede interventi sul patrimonio edilizio per più di 200 milioni di euro entro il 2022, dei quali circa 40 milioni già in fase più o meno avanzata di cantierizzazione”. Nei prossimi sei anni “si dovrà dare continuità e piena attuazione a questo processo, attraverso un grande Piano per l’Edilizia che preveda una forte intensificazione degli interventi per recuperare i deficit funzionali dei plessi, migliorare estensione e fruibilità degli spazi e dei servizi dedicati agli studenti e al personale”. In altre parole, “dobbiamo avviare un ampio processo di ristrutturazione della nostra grande casa. L’intera filiera delle procedure di manutenzione, fino ai relativi contratti, sarà rivista e resa più efficiente e rapida nelle risposte anche attraverso una maggiore integrazione tra il centro e la periferia (“mediante i building manager”). Sarà poi necessario intensificare l’interazione con gli Enti territoriali: “Penso anzitutto a Monte Sant’Angelo con l’annosa e ancora irrisolta questione della sua raggiungibilità. Ma anche al completamento dei grandi progetti incompiuti o solo parzialmente compiuti concernenti il Frullone e le strutture della Medicina Veterinaria, al recupero o all’ampliamento di parti del Policlinico, alla ristrutturazione di molte sedi del Centro storico, agli interventi a Piazzale Tecchio e via Claudio, al completamento di San Giovanni (...), al Polo Agroalimentare fermo da oltre un decennio”. Sul piano delle infrastrutture, il Campus Tecnologico di San Giovanni è un modello da adottare “in tante altre aree del nostro Ateneo”. Ad esempio, per la Cittadella della Salute al Policlinico “nella quale mettere fianco a fianco tecnologi e medici e creare le condizioni affinché grandi aziende e multinazionali del settore medico e farmaceutico possano insediarsi a Napoli”. Per le Scienze Umane e Sociali, “una Casa o Palazzo dell’Innovazione Sociale e Umanistica. Al di là dei grandi progetti, l’elenco di cose da fare subito per migliorare il quotidiano “è lungo”. A parte i servizi essenziali, include, solo a titolo di esempio, mense e case dello studente “la cui carenza rappresenta una vera emergenza”.  Bisogna, in collaborazione con l’Adisurc, “far ripartire subito il progetto della Cittadella dello Studente nell’area della ex base NATO a Bagnoli, che potrebbe mettere a disposizione più di 1000 posti letto”.
 

Documenti ufficiali del prof. Matteo Lorito
- Programma ufficiale
- Sito internet ufficiale



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