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Con quali mezzi si raggiunge l'Università? Sondaggio tra studenti, personale amministrativo e docente. È stato promosso dai professori Bifulco e Calabrese, delegati del Rettore a Mobilità e Trasporti

"Dobbiamo capire come si muove la 'città' Federico II"

 News pubblicata il 23/11/2021
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Ottantamila persone circa. È il numero degli ‘abitanti’ della Federico II: studenti (circa settantacinquemila), docenti, ricercatori, assegnisti, dottorandi e personale tecnico-amministrativo. Una città di discrete dimensioni. Ogni mattina buona parte dei ‘federiciani’ raggiunge l’Ateneo con mezzi diversi e da distanze differenti. C’è chi abita a Napoli, magari a poche centinaia di metri dalla sede, e c’è chi si sobbarca tra andata e ritorno anche un centinaio di chilometri. Ci sono quelli che viaggiano in auto, in moto, magari in bici elettrica, e quelli che si affidano agli autobus, alle metropolitane, ai treni dell’Eav. L’Ateneo ha promosso così un sondaggio rivolto a tutta la comunità che ne fa parte affinché ciascuno indichi come si sposta da e verso l’Università. Un gruppo di domande per rispondere alle quali gli intervistati sono stati invitati a collegarsi alla piattaforma Teams e che è stato curato dai professori Gennaro Nicola Bifulco, che insegna Fondamenti di Ingegneria dei Trasporti, e Mario Calabrese, docente nel settore scientifico disciplinare Costruzioni idrauliche, marittime ed idrologia, assessore ai Trasporti al Comune di Napoli qualche anno fa. Entrambi delegati del Rettore alla Mobilità e Trasporti. “Il sondaggio - spiega il prof. Bifulco - prevede due fasi. Nella prima abbiamo invitato gli studenti a rispondere ed a raccontarci i loro spostamenti universitari nella settimana di lezioni e laboratori che precedeva quella della somministrazione del questionario (dal 2 al 6  novembre). Una settimana standard. Chiedevamo loro come si sono mossi, quali sono le loro propensioni, se gradirebbero la presenza di servizi da ultimo miglio, quelli che coprono i tratti finali o anche iniziali non garantiti dalla mobilità su ferro e gomma, e lo fanno, per esempio, tramite bike e car sharing oppure monopattini elettrici”.
Studenti, hanno risposto in 10 mila
“In questo momento (8 novembre n.d.r.) non conosco quali siano state le risposte, perché non abbiamo ancora esaminato i questionari. C’è, però, un dato molto positivo ed è relativo alla partecipazione. Hanno partecipato al sondaggio più di diecimila ragazze e ragazzi. Nella seconda metà di novembre partirà la seconda fase del sondaggio, con il questionario indirizzato a chi frequenta l’Ateneo per lavoro: personale tecnico-amministrativo, docenti e ricercatori”. Sottolinea il prof. Bifulco: “Dobbiamo capire come si muove la, chiamiamola così, città Federico II e quale impatto determina sul funzionamento della mobilità urbana. Conoscere è fondamentale per pianificare strategie e per avere maggiore potere  contrattuale - dati alla mano - verso chi ha poteri decisionali in tema di gestione e organizzazione dei servizi di mobilità urbana ed extraurbana”. Il questionario, peraltro, è fondamentale anche per incamerare i dati necessari all’elaborazione da parte dell’Ateneo del piano degli spostamenti casa-lavoro. “Le amministrazioni pubbliche e le aziende private con oltre cento dipendenti sono obbligate a redigerlo. È un obbligo tutt’altro che recente, ma sono pochi quelli che finora hanno ottemperato a questa previsione di legge. Noi della Federico II ci avviamo a farlo”. Al momento, secondo Bifulco, le principali criticità sul versante della mobilità dell’Ateneo sono due: “la prima è appunto la mancata conoscenza delle modalità di mobilità di chi ne fa parte. Conoscere bene ed approfonditamente è indispensabile a fare emergere problemi ed opportunità in maniera scientifica”. La seconda criticità, prosegue, “è il fatto che in generale il territorio napoletano e regionale, pur avendo opportunità interessanti come la tariffazione integrata del trasporto pubblico, manca di una piattaforma della mobilità. Oggi quest’ultima è assistita da piattaforme tecnologiche e se noi della Federico II arriveremo a realizzarne una sarà importante e diventerebbe un esempio per il territorio”. Ci sono, poi, nodi irrisolti di vecchia data ed uno di essi è certamente la mancata realizzazione, ad oggi, della bretella di collegamento tra la Cumana e la Circumflegrea che avrebbe dovuto consentire di raggiungere facilmente in treno anche dalla Circumflegrea la stazione Eav che sarà aperta a Monte Sant’Angelo. “Per l’apertura della stazione - dice il docente - bisognerà avere ancora pazienza. Non sarà domani e neanche dopodomani. Ci sono stati rallentamenti dovuti a vari problemi, tra i quali l’interferenza con i sottoservizi. Il progetto originario di ricongiungere Cumana e Circumflegrea non credo si realizzerà. Si creerebbero problemi di frequenza dei treni sulla linea che ha una determinata capienza. A quanto mi risulta, c’è però l’idea di attivare un treno navetta che da Soccavo, stazione situata lungo la linea della Circumflegrea, potrebbe raggiungere Monte Sant’Angelo”. Infine, una domanda personale: come raggiunge l’Ateneo il prof. Bifulco? “In Cumana. Il servizio ora è migliorato, anche grazie all’acquisto di alcuni treni nuovi. Tre o quattro anni fa la situazione era pessima. Saltavano moltissime corse e quelle effettuate accusavano ritardi incompatibili con la gestione delle attività di una persona che lavora”.
Auto elettriche e bike sharing 
Ma torniamo al sondaggio. “Il questionario che abbiamo proposto agli studenti e che sottoporremo anche ai docenti ed al personale tecnico-amministrativo”, dice il prof. Calabrese, “si inserisce molto bene nella impostazione politica del Rettore che è quella di agevolare il collegamento tra le sedi universitarie e di organizzare sistemi di spostamento tra i vari plessi con modalità a basso impatto. Per esempio, si immagina di attivare un servizio di auto elettriche per i docenti ed applicazioni riservate agli studenti affinché possano fruire di sconti con le società che promuovono bike sharing oppure affittano monopattini elettrici”. La mobilità universitaria, sottolinea peraltro il docente, è naturalmente parte di quella cittadina. Sotto questo profilo, nonostante gli evidenti disservizi e le macroscopiche inadeguatezze che ben conoscono i pendolari e tutti coloro i quali utilizzano bus, metropolitane e treni locali, il docente invita ad essere ottimisti: “Sono abbastanza fiducioso perché le stazioni della Metro Linea 1 sono sempre di più e continueranno ad aumentare. Le innegabili criticità determinate dalla mancanza dei treni saranno superate con la progressiva entrata in esercizio di quelli acquistati in Spagna. L’apertura della Linea 6 aiuterà a migliorare il sistema. Sono stati, ancora, acquistati nuovi bus per rinnovare la flotta di Anm. Parte con fondi statali e parte con fondi regionali. Con difficoltà, insomma, ma le cose si muovono e gli universitari ne trarranno vantaggi come tutti”. Il prof. Calabrese, nel frattempo, continua ad affidarsi all’auto per raggiungere l’Ateneo: “Abito a Posillipo e c’è solo il 140 come bus, che mi consentirebbe di raggiungere la metro a Mergellina per poi proseguire verso Ingegneria. Il tragitto in sé non è lungo, ma la frequenza del bus non mi permette di fare affidamento sul trasporto pubblico per andare a lezione”.
 
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