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Dipartimento di Scienze Chimiche

"Tutto ciò che avevo studiato per diventare chimico industriale mi è servito"

Gli studenti incontrano il mondo del lavoro. Il racconto di Giovanni Borrelli, ex studente, ora alla Seda Group

 News pubblicata il 22/02/2021
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Con il ciclo di seminari “Il mondo del lavoro incontra gli studenti” il Dipartimento di Scienze Chimiche offre ai giovani la possibilità di incontrare e confrontarsi con diverse realtà lavorative, con l’obiettivo di guidarli nella scoperta del proprio futuro. Nell’incontro del 10 febbraio scorso, ospite sulla piattaforma Microsoft Teams è stato il dott. Giovanni Borrelli, ex studente federiciano e chimico industriale il quale ha raccontato il percorso lavorativo che lo ha portato, negli ultimi dieci anni, a lavorare presso la multinazionale italiana Seda Group Spa. 
Seda Group nasce nel 1964 ad Arzano, in provincia di Napoli, quando il suo fondatore, Salvatore D’Amato, riconosce del potenziale su cui investire in un materiale come la carta, in un periodo in cui l’industria del packaging puntava tutto sulla plastica. Anni dopo si conferma una scommessa più che vinta, nel periodo storico probabilmente più attento di sempre alla sostenibilità e alla ricerca di materiali ecologici e biocompatibili, diventate parole chiave per descrivere la filosofia dell’azienda campana. Lavorano per proporre le migliori soluzioni innovative e sostenibili in fatto di food packaging e al raggiungimento di questi obiettivi contribuiscono tutte le aree lavorative interne all’azienda, che oggi conta quattro piattaforme produttive e tredici stabilimenti distribuiti tra Italia, Portogallo, Germania, Francia, Sud della Scozia e Nord America. Nonostante gli anni e l’espansione internazionale, o forse proprio per questo motivo, l’azienda mantiene ancora oggi la sede legale e molti degli stabilimenti di produzione nella propria regione di nascita. Come arrivare a lavorare per una realtà di questa levatura lo spiega personalmente il dott. Borrelli: “Ho lavorato per numerose società e mi sono spostato un po’ ovunque nel mondo in base all’incarico che mi assegnavano, tra cui per un periodo quello di seguire i vari cantieri”. Racconta le esperienze che lo hanno portato dal Libano al Sud America durante la collaborazione con diverse aziende, tra le quali Ilmas, in cui è stato individuato come Responsabile della Manutenzione generale. Incarichi di questo genere gli hanno permesso di acquisire nuove conoscenze e avere l’opportunità di inserirsi alla Seda in qualità di Responsabile del Servizio di prevenzione e protezione. “Quando mi sono approcciato alle prime esperienze, tutto ciò che avevo studiato per diventare chimico industriale mi è servito, nonostante le nozioni non coprissero proprio tutti gli ambiti in cui ho dovuto lavorare. Dalla chimica di base ai controlli distruttivi, fino allo studio dei polimeri che oggi devo rispolverare per il mio lavoro in azienda nello sviluppo di nuovi materiali biocompatibili. Molte cose si devono semplicemente imparare con l’esperienza. Non sono l’unico chimico della squadra e i titolari stessi hanno visto in qualche modo scalzare molte posizioni tradizionalmente degli ingegneri dai chimici industriali. Ormai siamo impiegati davvero in qualsiasi settore”. 
“Ho trascorso dieci anni a girare tra cantieri sparsi in tutto il mondo”
Incarichi lavorativi come quelli identificati dagli acronimi inglesi R&D (Ricerca e Sviluppo) e della HSE (Salute, Sicurezza e Ambiente) diventano centrali in ambito aziendale e attirano sempre maggiore attenzione da parte degli studenti. A chi gli domanda quale tra le varie figure del chimico sia quella più richiesta, Borrelli risponde: “da quello che ho constatato personalmente ci sono tutti, dal chimico analitico a quello organico. Non c’è una figura specifica, ma il chimico industriale ha fatto molta strada, forse perché lavora anche con vari impianti e questo, ad esempio in Seda, è fondamentale dalla produzione alla R&D e alla sicurezza, cioè anche per posizioni in cui non ci si aspetterebbe di trovare un chimico. Sicuramente ci adattiamo molto facilmente a qualsiasi esigenza specifica”. A questo proposito interviene anche il prof. Emiliano Bedini, docente di Chimica organica e moderatore dell’incontro: “a prescindere dal curriculum che si sceglie di intraprendere, la forza sta nel fatto che si rimane chimici a tutto tondo in ogni caso. Occasioni come quella di oggi vogliono offrirvi esempi reali di quali possono essere le future applicazioni dei vostri studi e di esplorare anche importanti realtà locali”. Su questo punto Borrelli chiarisce: “io però non mi sono mai rifiutato di spostarmi. Ho trascorso dieci anni a girare tra cantieri sparsi in tutto il mondo e anche questo permette di imparare tantissimo. Se non ci sono veri problemi che impediscono lo spostamento, si deve sempre cogliere l’occasione per farlo”. Come altrettanto importante, aggiunge l’ex studente, è il non limitarsi alle sole multinazionali, perché il lavorare nelle piccole aziende ha comunque i suoi lati positivi. Ne esistono moltissime e non di valore inferiore, dove i neo-laureati hanno una maggiore possibilità di farsi le ossa.
A partecipare all’incontro sono stati più di cento studenti, i quali hanno cercato di rispondere ai propri dubbi lasciando la parola a chi, prima di loro, si è posto le stesse domande.
Crede che nel lungo periodo si utilizzeranno molto di più i materiali biodegradabili o, per via dei costi di vendita o di produzione e altre ragioni, andranno comunque avanti i materiali tradizionali? “Probabilmente le due tipologie di materiali continueranno a convivere ancora per diverso tempo”. L’esperienza personale: “cinque anni fa un prodotto che proponeva per la prima volta nel settore un nuovo tipo di materiale di composizione, pensavamo non avrebbe trovato spazio nel mercato. Poi, invece, è stata individuata una nicchia, ha avuto molta fortuna e oggi ricopre una buona parte della nostra produzione. Questo vuol dire che c’è molto spazio per i nuovi materiali, anche quando non lo immaginiamo, ma i vecchi continuano ad esistere e ad essere ancora largamente utilizzati”. 
Per diventare Responsabile della Sicurezza bisogna avere qualche qualifica e, nel caso, questa favorisce nel trovare lavoro? “Oggi possedere le nozioni sulla sicurezza nel settore dirigenziale, di qualsiasi ambito, è fondamentale. Quei posti di dirigenza vengono ricoperti da chi ha questo genere di conoscenze. Io le ho acquisite poco per volta, con l’esperienza, iniziando da un incarico a Beirut dove ero responsabile della sicurezza sul cantiere. Oggi essere a conoscenza di questo tipo di problematiche, per chi si occupa della produzione ad esempio, serve moltissimo ed è sicuramente un buon biglietto da visita in un colloquio”.
Lei consiglia di seguire qualche corso per apprendere conoscenze, ad esempio, su impianti e tecnologie industriali o può bastare soltanto lo studio personale per entrare in ambienti lavorativi di questo settore? “L’esperienza è sempre la carta vincente. Nei miei trent’anni ho fatto l’uno e l’altro, se non mi potevo formare tramite percorsi specifici allora mi formavo personalmente. Molto, però, si fa con l’esperienza in fabbrica e nessuno al primo incarico vi chiederà di svolgere un lavoro sapendo che non ne avete le facoltà. A parità di preparazione, ciò che fa la differenza è sempre l’esperienza”.
Ai colloqui si valuta il connubio tra “conoscenze e carattere”
Lei ha detto che, in quanto neo-laureati, non avremo una conoscenza specifica, allora per la selezione cosa si va a guardare? “Si gioca tutto nel colloquio. È vero che non si può giudicare una persona in cinque minuti, ma si cerca almeno di capire che connubio c’è tra conoscenze e carattere. Normalmente si può anche avere un ingresso a step, quindi essere selezionati solo per uno stage iniziale e dopo, possibilmente, proseguire. Se posso darvi un consiglio: non bisogna mai rifiutare nessuna esperienza, a partire dal contrattino di qualche settimana, perché ci si può ritrovare nel posto giusto al momento giusto”.
Quali sono le difficoltà che ha riscontrato lavorando per tante aziende? La difficoltà principale: “quello che bisogna fare nel mondo del lavoro spesso non corrisponde a quanto studiato sui libri. Il che non vuol dire che studiare non sia fondamentale, anzi, credo che l’unico modo per emergere in ambito lavorativo sia quello di avere un ricco bagaglio culturale e una forte tenacia. Se si riesce ad affrontare le cose con tenacia si va sempre avanti, quindi siate forti”. 
 
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