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Intervista alla prof.ssa Monica Isabella Cutrignelli, docente federiciana a Veterinaria, sull'alimentazione degli animali da compagnia

Amici a quattro zampe: come nutrire cani e gatti

 News pubblicata il 21/10/2021
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Sempre più famiglie in Italia vivono con un cane, un gatto o entrambi gli animali. Sono parte della quotidianità, compagni di giochi dei bambini, stimolo per gli anziani ad uscire di casa e passeggiare. Quanti dei padroni – termine forse un po’ improprio – conoscono davvero, però, le basi di una corretta dieta alimentare dei loro compagni a quattro zampe? Nutrizione e alimentazione del cane e del gatto, testo edito da Edagricole, si propone di aiutare gli studenti, futuri veterinari, ad acquisire nozioni ed informazioni affinché possano poi, dopo la laurea, veicolarle in maniera corretta ai loro clienti. Il libro è firmato da docenti di Nutrizione e Alimentazione animale delle Università di Bologna, Messina, Napoli, Catania, Milano, Torino, Padova, Udine. Tra essi c’è la prof.ssa Monica Isabella Cutrignelli, del Dipartimento federiciano di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali. “Il libro nasce - spiega - perché su questo tema erano presenti solo testi in lingua inglese o tradotti in lingua inglese e sentivamo l’esigenza di un testo ad hoc, anche in considerazione della circostanza che le fonti di informazione si occupano spesso di nutrizione ed alimentazione degli animali da compagnia,  ma non con i corretti canoni scientifici. Si traslano dall’alimentazione umana congetture o ci si rifà alla tradizione più antica. Insomma, sussistono difetti di informazione”.
L’obesità è in crescita
Quali sono gli errori più comuni che commette al momento del pasto chi vive con un cane od un gatto? “Il più frequente è non valutare quanto alimento si somministra. Molti mangimi hanno una densità calorica molto rilevante e capita che non ci si renda conto che il cane o il gatto mangino troppo. Magari conducono anche una vita sedentaria ed ecco che, proprio come per i bambini italiani, l’obesità è in crescita. Altro errore frequente è la somministrazione di mangimi inappropriati. Si dà al cane adulto quello creato per i cuccioli. Succede anche che non si adeguino quantità e tipologia di cibo alla circostanza che l’animale sia stato sterilizzato. Dopo l’intervento, il cane e il gatto devono seguire una dieta diversa, meno calorica. Una tendenza negativa è poi quella alla iperintegrazione. Riguarda loro e riguarda – basta un giro in una qualunque farmacia per rendersene conto – anche noi umani. Quando si somministrano ad un cane o ad un gatto mangimi composti completi o, se si sceglie la dieta casalinga, si propongono tutti gli elementi necessari tramite il cibo, questi animali non necessitano di integrazioni di calcio, multivitaminici o altro. Un esempio classico di errore è la somministrazione di vitamina D a tutti i cani di grossa taglia. Non è detto che sia necessaria, perché potrebbero assumere già i quantitativi adeguati con la dieta. Essenziale è la consulenza di un veterinario, il fai da te non va bene. Si spendono soldi e si possono provocare danni”.
Scatolette o cibo casalingo?
Meglio la dieta con prodotti industriali - crocchette e scatolette - o con il cibo cucinato in casa? “Vanno bene entrambe, purché bilanciate e dosate in maniera adeguata. Se si prepara il cibo in casa, serve una certa attenzione in più a dosare i giusti elementi e ad evitare errori. Aggiungo che, mentre un cane può passare dall’alimentazione domestica a quella industriale senza problemi, il gatto abituato da cucciolo ad una certa dieta poi da adulto è meno propenso a cambiare. Se ha sempre mangiato scatolette raramente apprezzerà le crocchette e viceversa e se ha sempre trovato nella ciotola il cibo cucinato in casa non si abituerà facilmente ai croccantini secchi e alle scatolette umide”. 
È corretto alimentare il cane una volta al giorno? “No. Come per noi uomini, è molto meglio somministrare diversi pasti in modiche quantità nel corso della giornata. Si evita la sensazione di fame, si facilita l’assimilazione e si prevengono incidenti che, in alcuni cani di grossa taglia predisposti a tale evento, possono essere molto seri. Una eccessiva distensione dello stomaco determinata dall’assunzione di molto cibo, se l’animale salta, può causare la distorsione dello stomaco stesso. È una emergenza veterinaria e può risultare fatale”.
Il gatto, invece,quante volte al giorno deve mangiare? “Tende di solito ad autogestirsi e per questo è importante che il padrone conosca quanto deve mangiare in una giornata e gli metta il cibo a disposizione. Il gatto non si ingozza come spesso fa il cane, che spazzola via qualunque cibo trovi nella ciotola”. 
Latte sì o no ai cani ed ai gatti, magari a colazione? “Il latte di per sé, e senza eccedere, non è sconsigliato. Il problema reale è che se l’animale non lo mangia in maniera continuativa il suo organismo perde la capacità di produrre la lattasi, enzima indispensabile a digerire il latte. Come noi, del resto. Quindi, se vogliamo dare questo alimento, dobbiamo farlo con continuità. Naturalmente non va proposto se c’è intolleranza al lattosio. È una patologia congenita e si manifesta anche nei cuccioli quando assumono il latte materno. In un soggetto adulto senza una storia di assunzione continuativa del latte è preferibile mettere nella ciotola i latticini e la ricotta in particolare, che contengono quantitativi ridotti di lattosio”. 
Il cibo per i gatti va bene anche per i cani e viceversa? “No. Sono animali differenti con un metabolismo diverso. Hanno fabbisogni diversi. Il gatto, per esempio, necessita di più proteine. Alcuni sostengono non a caso che sia un carnivoro stretto. Cane e gatto, insomma, mangiano su tavoli diversi. Non significa, attenzione, che se per una volta il cane nel corso della passeggiata trova la ciotola dei croccantini del gatto in strada e li divora poi chissà cosa gli succede. Non è il caso sporadico a creare danni, ma la continuità, l’abitudine. Per questo se, come sempre più spesso succede, un cane e un gatto vivono sotto lo stesso tetto è indispensabile separare gli ambienti nei quali si tengono le ciotole. Si potrebbe, per esempio, sistemare quella del gatto su una mensola o comunque in una postazione sopraelevata,  irraggiungibile per il cane”. 
No ai dolci
Frittura e dolci sono sempre vietati? “Sì. Nel libro dedichiamo un capitolo agli alimenti proibiti. Ovvio che lo siano dolci e fritture, meno noto, ma importante da sapere, è che ci sono cibi capaci di scatenare reazioni avverse anche serie e pericolose”. 
Per esempio? “Cipolla, aglio, noce di macadamia (un frutto tropicale), lo  xilitolo contenuto nelle gomme da masticare, i semetti dell’uva, la cioccolata perché contiene teobromina, che è una componente anche del tè e del caffè. Naturalmente anche questo discorso va affrontato con buonsenso. Qualunque veterinario potrà raccontare che il padrone del cane o del gatto, a fronte del consiglio di non di proporre all’animale la cioccolata, abbia ricevuto in risposta che è capitato che l’animale abbia mangiato un quadratino di una tavoletta di cacao e che non sia successo nulla. Molto dipende anche dalle quantità e dalla frequenza. Un quadretto di cioccolato ed uno spicchio di aglio mangiati per una volta da un alano di 40 chili probabilmente non provocheranno danni apprezzabili, ma è il principio che va tenuto bene in mente, anche per evitare rischi inutili. Facciamocene una ragione: ci sono cibi vietati ai nostri compagni di casa a quattro zampe”. 
Quanto è durata la preparazione del libro? “Lavorare in nove non è stato facile. Abbiamo tagliato il traguardo in una ventina di mesi. Spero che gli studenti apprezzeranno lo sforzo che abbiamo realizzato per dare loro uno strumento di formazione utile per quando saranno veterinari”.
 
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