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Il laboratorio ha coinvolto ragazzi e adulti del quartiere di San Giovanni

Architetti e psicologi di comunità insieme per un progetto di rigenerazione urbana

 News pubblicata il 16/10/2020
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Un cinema per San Giovanni a Teduccio. È il progetto votato con più convinzione dai ragazzi e dagli adulti del quartiere che hanno partecipato al laboratorio conclusivo del progetto di rigenerazione urbana di una piazza dal titolo ‘La piazza come luogo di legami’. È stato realizzato in collaborazione tra istituzioni, associazioni, Cnr e con i Dipartimenti di Studi Umanistici e di Architettura della Federico II. La piazzetta in questione è un’area pedonale nei pressi di via Bernardino Martirano. Il lavoro delle associazioni e degli enti coinvolti, partito lo scorso febbraio, si è articolato in quattro diverse attività che alle competenze degli esperti hanno unito le esigenze della cittadinanza in processi di co-progettazione, autocostruzione, laboratori e interventi artistici. “Abbiamo strutturato i laboratori in 4 azioni - spiega Giuliano Poli, ricercatore ad Architettura, dove ha insegnato un anno fa Estimo e dove, quest’anno, terrà un corso che si chiama Metodi di valutazione e processi decisionali - Il primo laboratorio era incentrato su cosa sentono e cosa vedono le persone che abitano in prossimità della piazza da riqualificare. È servito per acquisire parole chiave, temi, immagini e fotografie che la comunità di San Giovanni poteva apporre in uno scatolo che, con termini montessoriani, abbiamo definito scatola delle emozioni. Era un laboratorio sui sentimenti che suscita quello spazio: rabbia, libertà o altro”. Nel secondo - un laboratorio di interazione - il gruppo di psicologia di comunità della Federico II ha somministrato questionari agli utenti della piazza ed in generale a vari cittadini per capire quali potessero essere gli utilizzatori indiretti: “Interviste con domande un po’ più aperte per capire sentimenti, percezioni e desideri e poi con domande più strutturate per acquisire un giudizio sulle varie criticità del territorio”. Nel terzo, prosegue Poli, “abbiamo utilizzato uno strumento tipico della pratica aziendale per capire quali vantaggi e svantaggi ci siano nel creare un nuovo prodotto e quali siano le percezioni delle persone: la mappa dell’empatia che in questo contesto specifico ha aiutato a disegnare percezioni rivolte ad una sensazione di futuro. Cosa immaginavano le persone nel futuro di quella piazza, di quello spazio”. Ultima tappa è stata quella di mettere a confronto le 19 tavole di ipotesi progettuali emerse dai precedenti laboratori e di sollecitare ragazzi e mamme a scegliere quella che ritenevano preferibile da realizzare. Ha vinto il cinema, come si diceva. “I ragazzi in particolare vivono con disagio e difficoltà - sottolinea Poli - la necessità di doversi spostare in un altro quartiere per guardare un film in una sala cinematografica. Specie per i più piccoli è un problema non di poco conto”. 
La prof.ssa Fortuna Procentese, che insegna Psicologia di comunità, è uno dei docenti di area umanistica che hanno collaborato con gli architetti alla conduzione del progetto. “Non è la prima volta – racconta - che mi trovo a lavorare su questi temi con i docenti di Architettura. Il ruolo della psicologia di comunità è quello di aiutare le persone a far emergere ed a prendere consapevolezza di ciò che rappresentano per esse determinati luoghi e di come potrebbero e vorrebbero trasformarli. Il ruolo dei questionari, da questo punto di vista, è essenziale. È stata un’esperienza significativa anche per i residenti che hanno partecipato ai laboratori, un’occasione di vivere ed interpretare il proprio ruolo di persone e cittadini attivi, protagonisti dei cambiamenti e delle trasformazioni”. Eleonora Giovene di Girasole, ricercatore del Cnr, dove si occupa di urbanistica e politiche per il territorio, ha coordinato il gruppo di ricerca. “Il progetto - spiega - nasce da un bando del Ministero dei Beni Culturali. Questa era la seconda edizione. Abbiamo messo in campo ipotesi di rigenerazione urbana mettendo in relazione la comunità di San Giovanni a Teduccio con uno spazio urbano attualmente piuttosto degradato che può essere trasformato in uno spazio di legami, anche attraverso installazioni e manifestazioni artistiche”.
 
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