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Boutaina e Varun: da Marocco e India a Napoli per studiare Biotecnologie Mediche

Vincitori di borsa di studio, frequentano il canale in inglese. Positivo l'impatto con la città. Boutaina: "la pizza non è qualcosa da mangiare, è un'esperienza da vivere"

 News pubblicata il 24/03/2017
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Boutaina El Kenz, 21 anni, marocchina. Varun Shankar, 23 anni, indiano. Sono loro i due studenti stranieri che, da vincitori di borsa di studio, si sono iscritti al primo anno del Corso di Laurea Magistrale in Biotecnologie Mediche, seguendo le lezioni del canale in lingua inglese. Ha frequentato l’Università Mohammed V di Rabat, in Marocco, Boutaina, prima di scegliere Napoli e la Federico II: “consultando il sito web del Dipartimento ho scoperto l’elenco dei corsi e ho studiato la descrizione di ogni insegnamento”. Ha così scoperto un programma che “era in linea con le mie ambizioni e con le conoscenze che volevo approfondire”. Se dovesse scegliere di nuovo, “rifarei la stessa scelta. In questo Corso ho trovato tutte le discipline che ero curiosa di approfondire. Lo studio richiede un lavoro duro e tanta determinazione. È stressante, ma anche lo stress può essere positivo”. Un supporto le è arrivato da “professori molto disponibili, soprattutto nei confronti di chi, come me, viene dall’estero. All’inizio è stata dura ambientarsi a Napoli e seguire i corsi, ma i professori hanno compreso la situazione. Inoltre, offrono il proprio aiuto a qualsiasi studente per consentirgli di stare al passo con tutta la classe”. Ha superato con successo uno dei tre esami previsti al primo semestre. Per gli altri ha preferito rimandare ogni discorso alla prossima sessione, “per essere abbastanza preparata da superarli con voti alti. Avere un buon curriculum è importante per accedere al dottorato, che è il mio obiettivo futuro. Voglio fare ricerca e incrocio le dita sperando di riuscirci”. È in questa prospettiva che apprezza particolarmente le attività di laboratorio: “lavoriamo su esperienze concrete, utilizzando tecniche avanzate. Da scienziati iniziamo a pensare a come si può migliorare ciò che è già stato fatto in termini di efficacia terapeutica, di cure e di tecniche più veloci e sicure”. Napoli le sta lasciando buone impressioni anche al di fuori delle mura accademiche: “sono stata colpita dagli aspetti storici e architettonici di questa città. Le recensioni su Napoli che si trovano su internet non sempre sono positive, ma vivendola in prima persona ci si rende conto che non c’è nulla di cui aver paura. È sicuramente affollata e viva, ma non è pericolosa. La città è un grande tesoro storico”. Ancora più importante: “il cibo. Mangiare una pizza a Napoli non significa pranzare, ma vivere un’esperienza”. Non abbastanza per non sentire...
 
L'articolo continua sul nuovo numero di Ateneapoli in edicola dal 24 marzo (n.5/2017)
o in versione digitale all'indirizzo: http://www.ateneapoli.it/archivio-giornale/ateneapoli
 



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