Attendere prego...

News Federico II


Corsi e corsie, a Medicina gli studenti con il naso rosso

Tanti aspiranti medici hanno scelto la clownterapia come impegno nel sociale

 News pubblicata il 16/06/2017
© RIPRODUZIONE RISERVATA
“Un bambino dolcissimo che ti insegue e non vuole separarsi da te ti lascia molto. In quel momento capisci che quel bimbo si è dimenticato della sua malattia e vuole continuare a distrarsi”. Nel grigiore di giornate d’ospedale si intravede il rosso che colora la punta di un naso tondo. A indossarlo sono alcuni studenti di Medicina che hanno deciso di sottrarre un po’ di tempo allo studio, quando possibile, per destinarlo a piccoli pazienti. Ne è un esempio Marco Riccardo, 24 anni, studente del terzo anno, ex scout e clown “certificato”. Come tanti suoi colleghi, infatti, Marco, attirato da questa esperienza, ha deciso di frequentare circa un anno e mezzo fa il corso di preparazione organizzato per i propri iscritti dal SISM, il Segretariato Italiano Studenti di Medicina: “è stato sviluppato in cinque incontri tenuti da uno psicologo e da clown formatori. Ci hanno fatto capire le diverse situazioni nelle quali ci saremmo potuti trovare e come comportarci in gruppo”. Frequentando il reparto di Pediatria del Policlinico collinare è diventato clown esperto: “aiuto i ragazzi nuovi a capire cosa significa essere clown”. Lo fa organizzando giochi e creando al momento scenette e personaggi a misura di paziente: “è un’esperienza bellissima. Siamo capaci di far sorridere i bambini facendo dimenticare per poco tempo la malattia. Mi affeziono a tutti, con la speranza, ogni volta che vado via, di non doverli più rivedere in ospedale”. L’impegno sociale lo sta indirizzando verso un obiettivo futuro: “mi piacerebbe partire con Medici senza frontiere”. Sua collega di reparto e di banchi è la ventunenne Martina Dello Russo: “ho sempre sentito il bisogno di donare agli altri e cercavo un modo per mettermi alla prova”. La vita da clown “mi ha permesso di essere me stessa, eliminando le maschere che a volte si indossano”. Il diktat: “non vedere il bambino come un paziente. Sarebbe difficile liberare la mente”. Nelle stanze d’ospedale ha portato bolle di sapone e “storie senza un preciso canovaccio. Ci vuole improvvisazione...
 
L'articolo continua sul nuovo numero di Ateneapoli in edicola dal 16 giugno (n. 10/2017)
o in versione digitale all'indirizzo: http://www.ateneapoli.it/archivio-giornale/ateneapoli
 



Registrati alla Newsletter

Registrati alla nostra newsletter e riceverai le ultime news direttamente nella tua casella!