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Scuola Politecnica e delle Scienze di Base

D'Ischia si dimette, Moccia assume la guida della Scuola

 News pubblicata il 08/02/2021
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Innovazione, interdisciplinarietà, potenziamento degli spazi e delle strutture. Proseguono in questa direzione i lavori alla Scuola Politecnica e delle Scienze di Base che, a breve, dovrà provvedere alla nomina di un nuovo Presidente, a seguito delle dimissioni, per motivi strettamente personali, del prof. Marco D’Ischia, che aveva assunto l’incarico lo scorso febbraio. Ordinario di Chimica Organica, precedentemente Presidente del Corso di Laurea in Chimica e membro del Presidio di Qualità dell’Ateneo, che per un periodo aveva anche coordinato, il prof. D’Ischia era stato candidato unico e aveva ottenuto una grande percentuale di preferenze mettendo d’accordo i tre Collegi che compongono la Scuola, ovvero Ingegneria, Scienze e Architettura. Che cosa accadrà ora? “In un caso come questo, il regolamento prevede che il Vicepresidente svolga le funzioni di Presidente fino a quando non verrà espletata la procedura elettorale con la nomina di un nuovo Presidente – chiarisce il prof. Antonio Moccia, Vicepresidente nell’organigramma del prof. D’Ischia, con delega all’area Didattica Ingegneria – Immagino che questo periodo transitorio durerà all’incirca un paio di mesi. Non ci sono, chiaramente, ancora candidati che si sono proposti per il ruolo”. Il prof. Moccia è docente di Impianti e Sistemi Aerospaziali presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale, anche lui è stato Coordinatore di diversi Corsi di Laurea, Direttore di Dipartimento e, tra i vari incarichi che attualmente ricopre, dal 2018 Direttore del Centro per la Qualità di Ateneo. “Siamo sotto la spada di Damocle della pandemia - prosegue il docente illustrando i prossimi passi che compirà la Scuola - Al momento stiamo lavorando per avere una presenza ai corsi quanto più ampia possibile con, ad oggi, il vincolo dell’occupazione delle aule al 50%. Diversamente dal primo semestre, in cui gli sforzi si concentrarono maggiormente sul primo anno, c’è la speranza di avere in presenza anche il secondo anno della Triennale, il primo della Magistrale e così via, a seconda delle disponibilità delle aule”. Formulare gli orari dei tanti corsi, dovendo anche trasmettere in telematica “non è semplice. Stiamo lavorando quindi per accessoriare tutte le aule dei plessi della Scuola con il kit, un lavoro partito a settembre, che sta continuando”. Che cosa ha insegnato questa esperienza? Sicuramente tanto, “ad esempio, nella messa a punto delle procedure di urgenza che si attivano a seguito della comunicazione di uno studente o di un docente di aver contratto il virus. Tengo a sottolineare che non ci sono stati focolai connessi alle lezioni e che continueremo nel perseguire lo stesso livello di attenzione”. Novità in progress. Sulla didattica: “Si sta lavorando anche sulle doppie lauree interne. Questo è un discorso interessante, ad esempio, per la laurea di Mathematical Engineering che mette insieme competenze di matematica e ingegneria. È principalmente un corso di metodologia, quindi molto interdisciplinare, che può interessare diversi profili”. Sono in corso anche una serie di operazioni di aggiornamento, modifiche di ordinamento ed efficientamento, che vanno anche nella direzione del ‘semestre aperto’: “Fu una proposta lanciata dal professor Salatino, che consiste nella possibilità di attivare un semestre utilizzabile da più Corsi di Studio, e questo implica che ciascun percorso debba possedere un grado di libertà adeguato. Sappiamo che gli ordinamenti didattici richiedono di identificare dei settori scientifico-disciplinari in cui collocare gli insegnamenti e occorre, quindi, una piccola riprogettazione per accogliere la valenza del semestre aperto”. 
Capitolo lavori in corso: “Su San Giovanni presto saranno disponibili più aule. Potrebbero esserlo già con il prossimo semestre. Per prudenza, tuttavia, abbiamo organizzato gli orari sulla base di quelle che abbiamo già. Ci sono diverse palazzine in costruzione e questo permetterà, in futuro, anche una diversa organizzazione degli spazi”. Già attualmente, “su San Giovanni ospitiamo circa un terzo degli studenti di Ingegneria. Al momento delle immatricolazioni questo Polo è il primo a riempirsi. È una struttura bella, moderna, servita dai mezzi di trasporto ed è chiaro che si lavorerà per incrementare gli spazi e la possibilità di attivare lì nuovi canali”. Monte Sant’Angelo: “Il programma del Rettore prevede un’attenta manutenzione edilizia dei plessi dell’Ateneo, con particolare attenzione a quelli che sono un po’ più invecchiati. Monte Sant’Angelo è tra questi. Non sarà solo una questione di informatizzazione, che rientra piuttosto del discorso precedente, quanto di manutenzione e servizi. Penso, ad esempio, all’aulario T e ai Dipartimenti”. Tre sono quindi le parole chiave all’insegna delle quali procedere: innovazione, interdisciplinarietà, internazionalizzazione. Le tre I che aveva indicato già il prof. D’Ischia. “Questo, comunque, è un discorso che continuerà il nuovo Presidente della Scuola. Sull’internazionalizzazione possiamo dire che c’è stato un aumento dei corsi in lingua inglese e anche degli studenti stranieri. Quanto e come questo sia da collegare alla didattica a distanza è una cosa che andrà studiata”. Quanto all’innovazione, “è importante la collaborazione con il CSI nell’ambito di un processo di miglioramento, anche dell’offerta, che ha avuto un notevole impulso data l’emergenza”. Interdisciplinarietà: va in questa direzione “il nuovo corso di Dottorato che si sta studiando a livello di Scuola”. In conclusione: come immaginare la Scuola del futuro? “Questa esperienza drammatica, e per molti versi onerosa, anche sul piano logistico, ci ha cambiati. Quando un domani la vita tornerà alla normalità, la formazione universitaria non sarà più la stessa”. Con un definitivo miglioramento della situazione “dovremo cominciare ad immaginare una didattica nuova che tenga conto della telematica e delle tecnologie che ormai si saranno integrate stabilmente nei percorsi formativi”.
 
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