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Dalla 'generalis lictera' di Federico II alle Academies del Polo Napoli Est: l'Ateneo laico più antico del mondo va in tv

 News pubblicata il 03/01/2022
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“Desideriamo che molti diventino saggi e dotti avendo accesso a una fonte di conoscenza e un seminario di dottrina. Abbiamo perciò deciso che nell’amena città di Napoli vi sia insegnamento di arti e tutte discipline affinché coloro che sono affamati di conoscenza la trovino nel nostro regno. Vi faremo vivere in un luogo dove tutto è in abbondanza, dove le case sono sufficientemente spaziose, dove i costumi di tutti sono affabili. Promettiamo di onorare le vostre persone e di ordinare universalmente che siate onorati da tutti”. Parole messe su carta il 5 giugno di 798 anni fa, quando Federico II di Svevia decise di fondare l’Ateneo laico più antico del mondo: è la ‘generalis lictera’ rivolta ai sudditi. Parole che sono state il punto di partenza della puntata di “Magnifiche. Storia e storie di Università”, andata in onda sul canale tv di Rai Storia lo scorso 22 novembre in prima serata (disponibile sulla pagina internet raiplay.it). Un excursus curato con sapienza dalla regia di Aldo Zappalà, docente a contratto di Strategie Crossmediali presso il Suor Orsola Benincasa, che ha intrecciato i principali avvenimenti storici dal 1224 ad oggi, con la fecondità della ‘creatura’ federiciana. Il racconto non potrebbe partire che con una domanda centrale: perché l’Imperatore del Sacro Romano Impero scelse Napoli? Una risposta definitiva non esiste, ma la vivacità economica e la posizione geografica avrebbero avuto un gran peso, come spiega il prof. Francesco Senatore, docente di Storia Medievale. “Capua, Salerno e Palermo forse erano città anche più importanti, qui si avevano solo delle grandi potenzialità. Ciò detto, la vera rivoluzione è stata la condizione voluta per gli studenti. Sicurezza del viaggio, fitti con tetto, prestito d’onore garantito da costosi libri, privilegio del foro, l’acquisto di beni alimentari per i forestieri senza gabelle”. Quale fosse il vero scopo di Federico II è chiaro nell’atto fondativo. “Regnava su un territorio vastissimo – racconta la prof.ssa Anna Masecchia, docente di Storia del Cinema – che aveva, nel Sud, una estrema carenza di classi dirigenti formate da giuristi e amministratori”. Ma il rapporto tra l’Ateneo e la città non si ferma soltanto alle necessità politiche e sociali. Con un salto temporale che porta alla metà del ’300, si incontrano figure come quelle di Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, pietre miliari della Letteratura italiana. Il primo “soggiorna a Napoli nel 1343, a San Lorenzo Maggiore, per studiare greco - parole del Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici Andrea Mazzucchi - Ancora qui, Boccaccio si innamorò di Fiammetta, al secolo Maria D’Aquino, figlia di Roberto d’Angiò, dopo averla vista alla messa nella basilica nel Sabato Santo del 1334. Proprio Boccaccio era arrivato a Napoli per studiare Giurisprudenza, salvo poi dedicarsi agli studi letterari, considerata anche la grande vivacità culturale degli studi danteschi. Questo è un elemento fondamentale perché noi conosciamo gran parte delle opere di Alighieri grazie all’autore del Decameron, che le ricopiò”. Secolo molto più altalenante il ’600, durante il quale l’Università è chiamata a dare il proprio contributo in ambito medico per combattere la scure della peste, arrivata in città nel 1656, poco dopo la rivolta di Masaniello. “È solo negli ultimi decenni dello stesso secolo che si verifica una ripresa della vita culturale urbana. Appare in questo periodo la figura di Giambattista Vico, grande filosofo della Scienza Nuova e lettore di eloquenza. Fra le orazioni dei corsi inaugurali va ricordata la de nostri temporis studiorum ratione – ricorda Anna Maria Rao, docente Emerita di Storia moderna – un vero programma di diffusione di un sapere indirizzato alla vita civile”. Turbolento il rapporto tra Stato e Ateneo verso la fine del 1700, quando i patrioti proclamarono la Repubblica riscontrando l’adesione di molti studenti e professori. Posizione che verrà condannata con l’esilio, e addirittura con la pena di morte, al momento della Restaurazione, con l’imposizione di un forte clima censorio. “Solo De Sanctis, che nasce nel 1817, farà tornare l’Università in auge – raccontano ancora Mazzucchi e Daniela Luigia Caglioti, docente di Storia contemporanea – una figura apicale e nella politica, e negli studi”. E ancora nell’800: Giuseppe Fiorelli, docente di Archeologia, che fa nascere la prima scuola di specializzazione nel medesimo campo, “a Pompei rivoluziona l’intero sito”, dice il prof. Massimo Osanna, docente di Archeologia; nascono il Real Museo Mineralogico nel 1801, il Museo di Zoologia nel 1813, come spiega il Direttore Pierluigi Cappelletti. Si passa infine dalle Academies, dalla nuova sede di San Giovanni a Teduccio, che aprono le porte all’Ateneo che verrà. “Il polo ha l’obiettivo di curare le attività rivolte alla Terza Missione”, afferma il prof. Leopoldo Angrisani, docente di Misure elettriche ed elettroniche. La chiusura naturale del cerchio spetta a chi, oggi, per ruolo, detiene l’onere e l’onore di rappresentare Federico II di Svevia: il Rettore Matteo Lorito. Che conclude il cammino di un documentario condotto con minuzia, che ha saputo indagare le fondamenta senza mai dimenticare le connessioni con le contingenze storiche, per proiettarsi verso un futuro che è sempre in atto nel presente. La stella polare è il Pnrr: “Dal 2026 la nostra Università non sarà più la stessa”.
 
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