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Corso di Studi Triennale in Lettere Moderne

Dopo febbraio "dovremo fare di nuovo i conti con il sovraffollamento"

 News pubblicata il 11/11/2021
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Le facce sono ancora assonnate. Seduti o in piedi, sulle scale della sede centrale, piccoli gruppetti di studenti sfruttano gli ultimi minuti disponibili per sorseggiare un caffè d’asporto e fumare una sigaretta, prima di varcare la soglia. Qualche lamentela ironica da parte di chi non si è ancora abituato alla sveglia mattutina, ma alla fine sono i più decisi a rompere gli indugi e a trascinare tutti verso l’interno, dove bisogna mostrare il Green Pass al personale amministrativo che, dopo aver controllato, dà il via libera per recarsi in aula e seguire la prima lezione della giornata, prevista per le ore 9. Qualcuno, nell’esibire il certificato verde, ne approfitta per chiedere a quale piano debba dirigersi per trovare questa o quell’altra aula. Una ragazza iscritta al primo anno della Triennale di Lettere Moderne, e quindi poco pratica della struttura imponente, cerca la ‘Marcello Gigante’, anche nota come Aula 4. E proprio lì, ad aspettare i ragazzi, dietro la cattedra, c’è il docente di Letteratura Italiana (Gruppo alfabetico D-K), il prof. Giancarlo Alfano. Nel giro di qualche minuto quasi tutti i 140 posti disponibili, data la capienza al 100%, vengono occupati. La lezione può cominciare. Solo alle 11, dopo due ore di spiegazione e appunti presi alla rinfusa, il liberi tutti per i pochi minuti di pausa prima del corso successivo. I volti sono distesi, primo fra tutti quello del professore, che pare ritenersi soddisfatto di come stiano procedendo le cose con la didattica mista. “Dal punto di vista tecnico non c’è alcun tipo di problema, la connessione è venuta meno solo una volta, tutto va per il meglio”, spiega il prof. Alfano, il quale, tuttavia, non nasconde qualche perplessità di natura concettuale: “come il Dipartimento ha dichiarato pubblicamente l’anno scorso, anche io reputo questa modalità non appropriata all’insegnamento. Ed è bene sottolineare che non lo diciamo noi di letteratura italiana. È parere degli psicologi dell’apprendimento che le competenze siano situazionali, dunque, stando da remoto, non si è nel contesto e non si apprende”. E forse gli studenti hanno captato questa possibile mancanza, tant’è vero che “in media riscontro un 60% in presenza e 40% a casa”. Il vero problema, però, non è qui ed ora, ma nel “futuro prossimo, perché dovremo fare di nuovo i conti con il sovraffollamento. Fino al 28 febbraio la didattica mista resta obbligatoria. Quando non lo sarà più gli Atenei italiani con sedi storiche cosa potranno fare? È un quesito aperto e io ritengo che uno sforzo per garantire la presenza debba essere fatto. Comunque, al momento, il dialogo misto con chi segue tramite pc sta funzionando abbastanza bene, sicuramente ci sono aule più sfortunate e una maggiore carenza di personale tecnico-amministrativo”. Tutto all’opposto, invece, per quanto riguarda il rapporto tra chi segue dal vivo e chi da casa, nel caso dell’insegnamento di Storia della Lingua Italiana (ancora Gruppo D-K), a capo del quale c’è la prof.ssa Patricia Bianchi, che al termine del corso di Alfano ne prende il posto dietro la cattedra. In aula – ancora la 4 – si riduce drasticamente il numero di studenti; la maggior parte attende dietro il pc che la lezione inizi. Prima, la docente racconta ad Ateneapoli la sua esperienza nella gestione della didattica mista: “Devo dire che sta andando molto meglio di quanto avessi ipotizzato. Il personale presente in struttura è molto disponibile e ci aiuta costantemente. Sul fronte studenti, credo che il sistema di prenotazione sia efficace, perché i ragazzi riescono tranquillamente a prenotarsi, oltretutto noto costanza nel venire in presenza. Sul remoto pure, sono molto positiva, perché ora seguono molti più studenti rispetto al passato, magari chi non riusciva sempre a raggiungere il centro storico”. Non sembrano esserci problemi nemmeno sulla trasmissione dei contenuti, che “vengono recepiti in entrambi i casi. Utilizzo materiale che sono solita proporre sotto forma di slides, dunque è fruibile per chiunque. A fine lezione lascio poi spazio ad eventuali interventi da casa, così posso verificare che la spiegazione sia arrivata a destinazione senza intoppi”. 
Latino 1 al cinema Astra
Slittando al secondo anno della Triennale, attorno alle ore 13, gli studenti si trovano a dover uscire dalla sede centrale o dal complesso di Porta di Massa, per risalire tutta via Mezzocannone e raggiungere il Cinema Astra (circa 200 posti e rotti, da quest’anno accademico a disposizione del Dipartimento data la sanguinosa carenza di spazi) per poter seguire uno degli insegnamenti più duri, Latino 1 (Gruppo A-D). Titolare della cattedra è la prof.ssa Silvia Condorelli. Che non esita a raccontare quanto fossero alte le preoccupazioni per la doppia modalità, prima che la ripresa prendesse il via: “Non nascondo di essere stata molto angustiata all’idea di dover gestire due aule (quella virtuale e quella fisica, ndr). Avere due platee completamente diverse può presentare molte insidie, ma devo dire che non possiamo affatto lamentarci. Uno dei crucci principali era la possibile fluttuazione della connessione, ma finora non ho avuto nessun problema. Online registro per ogni lezione circa 80 - 90 ragazzi, e pensavo che loro rischiassero di essere messi da parte, invece sono molto partecipi, pongono domande, si fanno sentire. Quelli in presenza sono numericamente molti di più. Bisogna tener presente che il mio è un corso molto affollato, ha un bacino ideale di 250 studenti. Dunque è evidente la bontà del lavoro svolto dal Dipartimento per garantire che tutto funzionasse”. Su Go-In, piattaforma di prenotazione che ha attirato le polemiche degli studenti, Condorelli dice di non riuscire a “valutarlo, né i ragazzi mi hanno manifestato difficoltà. Forse i primi giorni c’è stato qualche problema di adattamento, ma nulla di più”. Insomma, il rodaggio procede al meglio. Tuttavia non mancano le criticità. L’altissimo numero di iscritti che ogni anno Lettere Moderne accoglie (circa 700, che ne fanno il Corso di Studi più ‘denso’ del Dipartimento) costringe ad una suddivisione in gruppi (ben quattro solo per il primo anno), ordinati alfabeticamente. Un criterio che, però, non viene utilizzato per tutti gli insegnamenti: Letterature moderne comparate, Critica letteraria e altri esami a scelta sono fra questi. E qui, torna in auge il “quesito aperto” posto da Alfano in principio. Quale sarà la soluzione nel post didattica mista, quando il remoto dovrà lasciare finalmente spazio alla presenza?
 
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