Dai libri ai casi concreti d’azienda. È stato questo il percorso compiuto dagli studenti del secondo anno di Economia Aziendale della Federico II che, il 29 maggio, all’Unione Industriali di Piazza Dei Martiri, hanno presentato le proprie idee per Cartoprint, l’azienda del gruppo D’Amato impegnata da anni nella produzione di bicchieri e coppe in carta. Il lavoro rientrava nel Challenging Education, un progetto promosso dall’Unione degli Industriali di Napoli e dalla Federico II con l’intento di avvicinare gli studenti alle aziende. Lo ha spiegato il professore di Organizzazione aziendale Gianluigi Mangia, che ha seguito i suoi studenti in questa attività: “è un progetto che serve a stabilire un collegamento tra il mondo dello studio e l’applicazione concreta”. Dando uno spunto in più alla didattica: “la seconda parte del corso consiste nello studiare un problema definito in aula da un imprenditore. Quest’anno la questione riguardava le strategie per il cambiamento organizzativo. Gli studenti, col tempo che hanno avuto a disposizione, hanno lavorato per elaborare delle proposte presentate oggi all’Unione Industriali”. Con Power Point alle spalle e microfono in mano i futuri economisti hanno avanzato proposte in una gremita Sala D’amato. I primi a prendere la parola sono stati gli studenti, sempre di Organizzazione aziendale, del professor Mercurio. Questi ultimi, partendo da un’analisi del consumo del gelato, hanno parlato di coppette dipinte a mano, moderni canali di distribuzione e nuovi mercati da conquistare in Medio Oriente. Il secondo gruppo, formato dai ragazzi che seguono col professor Mangia, si è invece concentrato su un’indagine dei concorrenti di Cartoprint e sull’E-commerce che, a loro avviso, può semplificare il rapporto azienda-cliente. Ad ascoltare le varie proposte c’era anche il dottor Salvatore D’amato che ha mostrato di apprezzare il lavoro dei ragazzi: “molte delle proposte presentate oggi sono già attive nella nostra azienda, mentre altre sono in cantiere. Voi siete stati bravi, nonostante le poche informazioni, ad individuarle e ad esporle così bene”. Il bilancio è stato giudicato positivo anche dal professor Riccardo Mercurio, che da diversi anni coinvolge i suoi studenti nel Challenging Education Project: “è un programma che dimostra che la relazione tra università e aziende è la strada giusta per mantenere sempre un equilibrio tra quello che si studia e quello che poi bisognerà applicare. Io credo che il far entrare le aziende nelle università faciliti la coscienza, da parte degli studenti, di quello che potrebbe essere un domani l’applicazione delle cose che stanno facendo adesso. Credo anche che incontri come questo dimostrino che c’è un patrimonio di studenti che sono a Napoli e che potrebbero essere una grande leva. È un patrimonio che a volte disperdiamo anche per mancanza di organizzazione del sistema”. Gli studenti hanno risposto in maniera seria: “la cosa che più impressiona è l’impegno. Sono studenti della Triennale che, messi davanti a un obiettivo e a un progetto chiaro, rispondono molto bene. Dobbiamo fare anche noi delle autovalutazioni del nostro modo di approcciare, perché spesso la cattiva comunicazione con gli studenti e la confusione delle proposte possono determinare dei limiti. Quando invece i progetti sono chiari, gli studenti rispondono molto bene”. Imparando cose che è difficile apprendere restando seduti in aula, come ha sottolineato il professor Mangia: “secondo me la difficoltà è un punto di forza del progetto. Lo studio universitario è basato sui testi, quindi lo studente ha il suo programma dove poter trovare le risposte che cerca. Un progetto del genere scardina questo principio, perché lo studente, per rispondere, non ha un manuale, ma deve capire da solo cosa gli serve”. Meglio abituarsi alle difficoltà, dunque. I ragazzi, che hanno conosciuto Cartoprint e le questioni organizzative da affrontare durante due incontri in aula con il dottor D’amato, si sono dati da fare fin dal primo momento, organizzandosi in squadre. Lo ha spiegato Federica Maturo, studentessa del prof. Mercurio che ha aperto l’incontro: “i professori ci hanno dato ampia scelta su come unirci in gruppo. Abbiamo cercato di capire innanzitutto qual era l’obiettivo della Cartoprint, proponendo poi ai professori le varie soluzioni elaborate. Il tempo è stato scarso. Abbiamo avuto circa tre settimane a disposizione”. Tutti hanno messo al servizio della squadra le proprie competenze personali, comprese quelle acquisite al di fuori dell’università. Su questo aspetto, Giuseppe Francesco Narrante: “io mi sono occupato della parte grafica. Ho fatto affidamento su una mia specializzazione esterna perché l’università non dà capacita di manovrare questi mezzi”. Università che, come ha ricordato anche Anna Maione, i ragazzi frequentano da poco: “la soddisfazione è essere riusciti a creare qualcosa che sia piaciuto. Essendo studenti del secondo anno, non avevamo esperienze pregresse in questo campo”. È stata un’occasione di crescita. Si è soffermato soprattutto su questo Roberto Gerardo: “ho avuto un po’ di emozione a parlare in una sala grande di fronte a parecchie persone. È stata un’esperienza molto formativa che ci ha permesso di affrontare problemi reali. Sono cresciuto sotto l’aspetto personale”. È del suo stesso parere anche Fernando Origo: “Questa esperienza mi ha permesso di lavorare con ragazzi che mi hanno dato tanto. Sono cresciuto sia dal punto di vista della formazione che da quello umano”. Il compito non è stato agevole nemmeno per gli studenti del professor Mangia. Lo ha confessato Donato Scelzi: “mettere la prima idea su carta non è stato facile perché l’azienda che ci è stata presentata non aveva problemi rilevanti, però, essendo un gruppo di ragazzi, abbiamo pensato a delle idee innovative lanciando nuovi prodotti”. Tra i relatori della giornata c’era anche Serena Russo: “è stata una soddisfazione conoscere un imprenditore, perché, dopo soli due anni, siamo riusciti ad avvicinarci a una realtà aziendale. Mi ha colpito la professionalità che il dottor D’amato ha messo in questo progetto. Noi ci siamo impegnati al massimo per portargli delle proposte”.
Ciro Baldini
Ciro Baldini








