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Come affrontare questo periodo di disagio collettivo? Quali consigli agli studenti per controllare lo stress degli esami online e riuscire a ritrovare la concentrazione? La parola al prof. Nelson Mauro Maldonato

Emergenza sanitaria: un servizio di sostegno psicologico

 News pubblicata il 03/04/2020
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Sostegno psicologico indirizzato a chiunque stia vivendo in isolamento domiciliare, ai familiari che abbiano un parente ricoverato, a coloro che stiano trascorrendo questo periodo di distanza sociale totalmente in solitudine, a tutti gli operatori sanitari. Un servizio dettato dall’emergenza Covid-19 che è stato avviato, dal 17 marzo, dall’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II. Promotore il prof. Nelson Mauro Maldonato, medico psichiatra, docente di Psicologia Clinica presso il Dipartimento di Neuroscienze e Scienze Riproduttive e Odontostomatologiche dell’Ateneo. 
Le motivazioni di chi può avvertire la necessità di contattare il Servizio di sostegno psicologico sono le più diverse, tutte principalmente dettate dal vivere una condizione di prolungato isolamento forzato e di incertezza. Alcuni dei sintomi a cui si deve prestare attenzione sono ansia, alterazione del ciclo sonno-veglia o dell’umore, caratterizzato da irritabilità, soprattutto per chi affronta le settimane di quarantena da solo. Il personale sanitario può essere il principale soggetto del disagio psicologico, dato anche l’oggettivo rischio di contagio e il vivere costantemente nell’apprensione di poter divenire veicolo di propagazione del virus. In alcuni casi, vivere prolungatamente questa condizione può portare, come si apprende dal portale di Psicologia Clinica del prof. Maldonato, a Disturbo Acuto da Stress, in seguito al coinvolgimento in eventi intensi e traumatici. 
Ma come vivono questo periodo di disagio collettivo gli studenti? Quali sono i consigli pratici per non perdere il proprio ritmo quotidiano, per controllare lo stress degli esami online e riuscire a ritrovare la propria concentrazione? Lo abbiamo chiesto al prof. Maldonato.
Stravolgimento della quotidianità e dei suoi ritmi, tanto tempo a disposizione, come questa situazione può essere sfruttata nel modo più produttivo possibile?
“Ci troviamo di fronte ad una condizione paradossale: abbiamo tanto tempo, eppure ci sembra di non averne affatto. Il tempo è diventato l’elemento cruciale di questa situazione inedita. Può aiutare tenersi impegnati, coltivando i propri hobby, facendo attività fisica, ma rimangono consigli teorici perché ogni persona ha una sua storia, e possono non valere per tutti, ma è una possibilità. Per gli studenti tanto tempo a casa può servire a ritrovare una motivazione che si era affievolita, a scoprire i  limiti e a modificare il proprio metodo di studio o a migliorare le proprie abitudini. Un consiglio può essere quello di creare gruppi di studio usando le varie piattaforme virtuali, leggere insieme, dividersi i paragrafi, rendere insomma lo studio più interattivo con i propri colleghi. Virtù nella tragedia dell’isolamento è il ritrovare uno spazio per il tempo che era diventato assolutamente impersonale, anche a causa dei social networks, che portano a volte le persone ad alienarsi, a confondere la quantità con la qualità. Si ha adesso la possibilità di ricaricarsi per ripartire con più forza di prima”. 
Nuove modalità didattiche online, in videoconferenza sia per le lezioni che per gli esami. Il trovarsi agli esami di fronte a tutti gli altri colleghi, che possono quindi ascoltare ogni parola del proprio discorso, ha causato in diversi studenti agitazione e stati d’ansia, cosa suggerisce per gestirla?
“Per legge non esiste esame svolto nel privato di una stanza senza nessuno ad assistere. C’è uno sforzo formidabile da parte dell’Ateneo per fronteggiare l’emergenza, che ci ha trovati tutti sorpresi e ci incoraggia a far meglio dal piano dell’implementazione. Oggi è un’emergenza, ma potrebbe essere un destino. Condizione parallela della nostra vita, di ciò che fin qui è stato fatto secondo lo schema tradizionale, è quella virtuale e tecnologica, a cui sono assolutamente favorevole e propenso. Però, proprio perché non esisteva una storia anteriore di queste modalità, ci potranno essere dei limiti, nonostante io abbia iniziato le mie lezioni online, e devo dire che tutto sembra essere andato per il meglio. Sono anche del parere che nel futuro tutto può essere migliorato con risultati straordinari”. 
Cosa spinge i ragazzi a continuare ad uscire e a vedersi con gli amici nonostante ovunque sia ripetuta a chiare lettere la necessità di rimanere a casa per tutelarsi e tutelare gli altri?
“Si tende a sopravvalutare la capacità di controllo sulle situazioni e in una condizione drammatica c’è 
la tendenza dei giovani a sottovalutare il rischio. Farsi carico delle regole e rispettarle significa rispettare se stessi e gli altri. Non serve la filosofia per spiegare il valore di queste parole. In questi casi sarebbe fondamentale ridurre entrambi i poli, la sopravvalutazione delle proprie capacità e la sottovalutazione del rischio, che è un po’ ciò che accade anche quando ci si mette alla guida dopo aver bevuto. Sarebbe gravissimo se di fronte a mille avvertimenti si continuasse su questa strada. Ciò che serve sono senso di responsabilità, senso civico e rispetto”.
I social, strumenti utili “ad eludere la solitudine”
Cosa suggerisce agli studenti fuorisede lontani dalle famiglie e a tutti coloro che stanno vivendo in solitudine questo periodo di isolamento per alleggerire il peso psicologico di questa situazione?
“Si pensi a cosa sarebbe stata questa crisi senza i social. Sia per quanto riguarda le relazioni con gli altri, per chi ha in un’altra città la famiglia o qualcuno di caro, ma anche a quanto le tecnologie si siano rivelate fondamentali in ogni ambito, da quello scolastico e accademico a quello scientifico, a chi sta continuando a svolgere il proprio lavoro da casa. Penso, ad esempio, a chi sta mappando la diffusione della pandemia e producendo i grafici dei risultati rimanendo alla propria scrivania. Ci stiamo scoprendo capaci di esplorare altre strade attraverso lo strano mondo del virtuale dove tutti siamo connessi, anche a rischio di vivere un tipo di contatto superficiale, da sempre visto il principale limite di questi nuovi strumenti di comunicazione. Mi piace però parlare di una virtù sociale dei social, la possibilità delle videochiamate, la messaggistica, i video, tutti strumenti utili ad eludere la propria solitudine. Ma ripeto ciò che trovo essere fondamentale: principalmente, in questa sospensione del tempo, dobbiamo curare noi stessi, ritrovare il tempo personale e non dedicarci più solo al tempo degli altri. Riuscire a capire che il tempo sociale e quello biologico a volte non sono armonici, ma che proprio in questo periodo possiamo lavorarci e maturare”.
 
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