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Gli splendidi anni '60, il periodo d'oro della Geologia napoletana

 News pubblicata il 04/02/2015
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“Sotto quella cupola, qui a San Marcellino, siamo cresciuti”. Il count down è partito. La sede storica di San Marcellino si appresta a dire addio ai suoi studiosi, pronti ad accasarsi a Monte Sant’Angelo. Così, per un po’, alla Federico II, Geologia ha fatto rima con nostalgia, un sentimento condiviso da tutta la comunità scientifica che ha partecipato al seminario intitolato: “Dalle geosinclinali alle zolle litosferiche. La Geologia a Napoli durante l’avventura scientifica degli anni ‘60”. L’incontro, tenutosi il 22 gennaio nell’aula Paola De Capoa, è stato un excursus degli anni d’oro della Geologia napoletana. A parlare al folto pubblico giunto a Largo San Marcellino, due dei protagonisti di quella storia, i professori Paolo Scandone e Bruno D’Argenio. Perché parlare di uno studio di più di cinquanta anni fa? Il motivo è stato presto spiegato dall’organizzatore dell’evento, il professor Alessandro Iannace: “L’obiettivo di oggi è indagare un momento fondamentale per la nostra produzione di conoscenza. Il lavoro svolto negli anni Sessanta rappresentava per noi studenti degli anni Ottanta il prima e il dopo della Geologia. Lo schema geologico dell’Appennino meridionale ha consentito di fare un salto dal passato al moderno. Le persone che abbiamo invitato sono gli autori fondamentali di questo studio”. Il faccia a faccia tra i due Maestri è stato moderato da un’altra importante personalità dell’Ateneo federiciano, il professor Piero de Castro, il quale, dopo i saluti dell’Assessore regionale Guido Trombetti, ha ricostruito lo sfondo del panorama scientifico precedente agli anni Sessanta del Novecento: “In ambito universitario lo studio di Scienze della terra inizia con Ferdinando IV di Borbone, quando nel 1860 istituì il Museo geomineralogico”. Cento anni di storia raccontati brevemente per arrivare a quel fatidico 1960, quando la geologia è diventata grande grazie “alla crescita delle ricerche di minerali, molle potenti che agivano a livello politico e locale”. 
Giuseppe De Lorenzo,
un genio
Ricche di riferimenti storici anche le parole del primo relatore, il professor D’Argenio, che, con non poca emozione, ha innanzitutto ricordato i suoi esordi da docente, circa cinquanta anni fa. La sua relazione è stata un viaggio lungo, le cui tappe hanno avuto nomi ben precisi. Li cita tutti, dai Direttori d’Istituto di Geologia che si sono succeduti tra gli anni Cinquanta e Settanta, i professori D’Erasmo, Lazzari e Scarsella, ai bidelli, fino a soffermarsi su “un personaggio mitico”, Giuseppe De Lorenzo, definito “un genio polivalente che fu geologo, petrografo, paleontologo, ma anche un umanista raffinato”. È quello il contesto nel quale lui è stato studente: “quando mi sono iscritto nel 1954 eravamo non più di 7-8 studenti”, che frequentavano un Corso di Laurea definito “un vestito di Arlecchino - molti esami erano mutuati da altre Facoltà del tempo - efficace e formativo”. Un vestito che ha rappresentato il punto di partenza del lavoro ricordato...
 
Articolo pubblicato sul nuovo numero di Ateneapoli in edicola (n. 1/2015)
o in versione digitale all'indirizzo: http://www.ateneapoli.it/archivio-giornale/ateneapoli
 



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