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Hareth Amar, laureando in Architettura, racconta cosa significa essere un giovane musulmano in Italia

 News pubblicata il 22/06/2017
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Nutre una grande passione per la progettazione e l’urbanistica Hareth Amar, 24 anni, laureando in Architettura. “Sono sempre stato affascinato dall’approccio progettuale ed era forte in me il desiderio di approfondire tutti gli aspetti che la parola ‘Architettura’ incorpora in concertazione con altri saperi. Ora che sono prossimo alla tesi ho le idee molto più chiare. E credo che Architettura sia un giusto connubio tra studi umanistici e scientifici. Bisogna studiare la storia e la critica dell’arte, ma nello stesso tempo le tecniche e le regole che stanno alla base del costruire, e in ogni passaggio non perdere mai di vista che le nostre scelte caratterizzeranno in ogni caso le vite altrui”, sottolinea. È figlio di genitori palestinesi, ma è nato e cresciuto a Napoli. Ormai giunto quasi alla conclusione del percorso universitario, racconta la sua storia con la prospettiva di chi sente fortemente sin da bambino l’appartenenza a due culture diverse. “Affiancare due sistemi di valori e considerare entrambi fonte inesauribile di arricchimento personale. Questo significa avere un’identità italiana che non entra in contrasto con i valori islamici, in primis la collaborazione e la tolleranza”, questo significa essere un giovane musulmano in Italia, dice Hareth. “Ho sempre parlato italiano a scuola e con gli amici, e arabo a casa. Crescendo si è sempre più accentuato il mio essere ponte tra le due culture. Ad oggi mi riconosco nell’Italia e comprendo profondamente la mentalità italiana e nello stesso momento sono portatore di valori islamici e tradizioni arabe”. Ripercorrendo le tappe di alcuni ricordi d’infanzia fino all’esperienza, conclusa da poco, nelle vesti di Presidente dell’Associazione Giovani Musulmani in Italia (GMI), emerge la visione di chi, ben conscio delle dinamiche in moto sullo scacchiere internazionale, invita al rispetto della diversità per scongiurare il pericolo del nemico comune, la paura.
Avete usanze particolari in famiglia che conservate dalle vostre radici?
“Spesso si confondono le tradizioni della cultura araba con le scelte religiose. Adesso, per esempio, sto praticando il Ramadan. Bisogna far chiarezza...
 
L'articolo continua sul nuovo numero di Ateneapoli in edicola dal 16 giugno (n. 10/2017)
o in versione digitale all'indirizzo: http://www.ateneapoli.it/archivio-giornale/ateneapoli
 



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