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L'attivazione del Dottorato in Politiche di coesione e convergenza: uno degli obiettivi centrati durante il primo mandato del Direttore Vittorio Amato

Il Dipartimento trasloca: si trasferisce interamente nel Complesso di San Marcellino

 News pubblicata il 29/09/2021
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Il prof. Vittorio Amato fa il bis. Il 14 settembre è stato riconfermato alla direzione del Dipartimento di Scienze Politiche. Candidato unico, ha ottenuto 94 preferenze. Novantasei i votanti su 104 aventi diritto. Il docente, che è ordinario di Geografia politica ed economica e che tra il 2010 ed il 2015 è stato Presidente del Corso di Laurea in Scienze Politiche, uno di quelli che afferiscono al Dipartimento, resterà dunque in carica per altri tre anni. “Il risultato elettorale - commenta - è il segno che il mio operato è stato apprezzato e mi dà fiducia. Mi sono ricandidato perché ho un rapporto carnale con questo Dipartimento. Negli anni Ottanta mi sono laureato qui con il prof. Ugo Leone e buona parte della mia vita è legata al Dipartimento. Il mio obiettivo è che possa funzionare nel migliore dei modi possibili e che sia in grado di interagire il più possibile con la città, garantendo contributi di ricerca, di analisi e di conoscenza”. Fa un passo indietro e ripercorre i tre anni del primo mandato, quello che sta per concludersi. “Sono stati complicati - sottolinea - anche alla luce delle vicende della pandemia che hanno ovviamente influito negativamente pure sulle nostre attività e sui nostri progetti. Credo, però, di poter dire che il Dipartimento ha centrato alcuni obiettivi significativi”. Il più importante? “Di sicuro la realizzazione del Dottorato che mancava in Dipartimento da sette-otto anni. Quello in Politiche pubbliche di coesione e convergenza, che abbiamo creato ex novo, il vecchio era stato dismesso da tempo ed aveva un titolo diverso. È un Dottorato centrato su una tematica estremamente attuale perché la politica di convergenza è quella europea che ha poi portato al Piano nazionale di ripresa e resilienza, quel Pnrr oggi più che mai al centro del dibattito. Confido che il Dottorato possa sempre più affermarsi, acquisire rilevanza ed attrarre studenti anche da altre università”. Sul piano della didattica: “siamo andati avanti con la revisione di alcuni Corsi di Laurea. In particolare Servizio sociale, sia il percorso Triennale sia quello Magistrale, e Scienze dell’amministrazione, anch’esso nelle sue due articolazioni di primo e secondo livello. L’aggiornamento dei piani di studio ha certamente fatto sì che l’offerta formativa sia ora più coerente ed adeguata alle esigenze del mondo del lavoro”. Tra le voci positive del suo personale bilancio, il prof. Amato indica anche l’andamento delle iscrizioni: “C’è una tendenza in crescita, anche perché ci siamo impegnati in una importante politica di comunicazione verso i potenziali utenti. Per stare ai fatti più recenti, quasi in 500 coloro che hanno partecipato al test di autovalutazione per Servizio sociale, obbligatorio ma non selettivo ai fini dell’immatricolazione, che si è svolto da qualche giorno. Si sono prenotate 320 persone per il test – anch’esso obbligatorio ma non selettivo – del Corso di Laurea in Scienze Politiche. Un indice della volontà degli studenti di iscriversi”. Sul versante degli spazi, Amato esprime soddisfazione “per il rinnovo delle aule studio. Abbiamo partecipato a due tornate di progetti di cofinanziamento tra Dipartimento e Ateneo e grazie ai fondi ottenuti abbiamo effettuato interventi migliorativi non trascurabili”. 
Rammarichi e obiettivi mancati? “Quando mi sono insediato avevo deciso che ogni inaugurazione del nostro anno accademico sarebbe stata caratterizzata dalla presenza di personalità di spessore e di rilievo. In effetti partimmo bene, perché ospitammo nel primo anno Staffan de Mistura, il vicepresidente delle Nazioni Unite. A causa dell’epidemia da coronavirus non ho potuto dare seguito al progetto negli anni successivi. Ovviamente, sempre per l’emergenza sanitaria, non si sono potuti mettere a punto grandi progetti di ricerca e l’azione del Dipartimento sul territorio ha subito limitazioni. Speriamo ora di poter riprendere convegni ed iniziative interessanti perché uno dei nostri obiettivi è focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica e della città sul tema, abbandonato, del Sud. Molto probabilmente una delle presentazioni del rapporto Svimez sarà qui in Dipartimento”. 
Le priorità del nuovo mandato: “Viviamo una fase nella quale non è semplice programmare nel lungo periodo. Si rischiano cocenti delusioni per ragioni indipendenti dalla propria volontà e capacità. Ciò premesso, nei prossimi mesi c’è una scadenza importante per Scienze Politiche. Un trasloco, con tutti i problemi e le difficoltà logistiche del caso. Attualmente il Dipartimento si divide tra il Complesso di San Marcellino e Mezzocannone 4, dove abbiamo spazi consistenti. Stiamo per abbandonare Mezzocannone e trasferire tutto a San Marcellino. Sarà un’operazione complessa ma che darà certamente risultati positivi. Gli studi dei docenti saranno tutti qui e questo dovrebbe creare senso di comunità ed occasioni di incontro”. 
 
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