Attendere prego...

News Federico II


"Un videogioco non è mai per tutti e non potrà mai piacere a tutti", racconta Paolo Gambardella, laureato in Informatica, oggi consulente per aziende a Barcellona

Il game designer "l'architetto di un gioco"

 News pubblicata il 30/05/2019
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I videogiochi entrano alla Federico II con il game designer Paolo Gambardella nell’ambito di una masterclass, tenutasi il 27 maggio, legata al corso di Game Design e Development del prof. Marco Faella. Paolo è un laureato federiciano in Informatica e attualmente vive e lavora a Barcellona: “All’università ho studiato con i miei tempi e ho impiegato un po’ per terminare la Triennale – scherza – Scelsi Informatica perché sapevo già di voler diventare un programmatore di videogiochi. Da bambino ero un appassionato, con mio padre giocavo a Prince of Persia e mio zio disegnava tutte le mappe del gioco perché all’epoca non c’era la possibilità di salvare. Mi ricordo ancora la carta millimetrata che usava...”. L’iscrizione all’università arriva nel 2001. La scelta: “Ingegneria Informatica”, un Corso “che trovavo troppo teorico”. Dopo un anno il passaggio ad “Informatica che aveva più laboratori e attività pratiche anche se niente che riguardasse i videogiochi”. Durante gli studi, cominciano le prime esperienze di lavoro: “A due anni dalla laurea, nel 2007, su un forum di Linux trovai l’annuncio di una piccola azienda di San Mango Piemonte che lanciava un progetto di videogioco basato su piattaforma Linux, così due volte a settimana andavo in questo comune in provincia di Salerno. Purtroppo il progetto non andò bene, ma io ebbi la conferma che la mia strada fosse fare videogiochi”. Dopo la laurea, un lavoro in un’azienda di sicurezza informatica e poi il trasferimento: “All’inizio cercai di muovermi in zona, ma il Sud e in generale l’Italia non erano ancora pronti per il settore videogiochi. Leggendo degli articoli capii che Barcellona era molto più attiva in questo senso e partii. Trovai lavoro in una un’azienda di casinò che si occupava di giochi d’azzardo. Però è un settore in cui non si investe nell’usabilità del gioco, nel senso che se il gioco funziona e fa soldi non importa migliorarlo”. Intanto la scoperta del Game Design: “Iniziai a studiare Game Design, a comprare libri sull’argomento, seguire conferenze, eventi, cercare corsi on-line. Quando ebbi sufficiente esperienza...
 
L'articolo continua sul nuovo numero di Ateneapoli in edicola dal 31 maggio (n. 9/2019)
o in versione digitale all'indirizzo: http://www.ateneapoli.it/archivio-giornale/ateneapoli
 



Registrati alla Newsletter

Registrati alla nostra newsletter e riceverai le ultime news direttamente nella tua casella!