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Intervista sui primi mesi di mandato al numero due della Federico II

La Prorettrice Rita Mastrullo: "C'è un clima molto bello"

Collegialità, condivisione e confronto: le note distintive della gestione Lorito

 News pubblicata il 23/03/2021
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“Il Rettore arriva alle nove di mattina e va via alle ventuno. Sono giornate lunghe quelle che trascorriamo qui al rettorato, ma il bilancio dei miei primi mesi da Prorettore è positivo. Sono molto contenta. Trovo e vedo entusiasmo e voglia di fare bene. È una esperienza che mi piace dal punto di vista dell’arricchimento professionale e personale. C’è un clima molto bello, mi sento in sintonia con il Rettore e con il personale. Mi sono ambientata subito e del resto in questa sede così prestigiosa e ricca di storia sarebbe stato strano il contrario”. La prof.ssa Rita Mastrullo, docente di Fisica Tecnica ad Ingegneria, il primo Prorettore donna dell’Ateneo Federico II, traccia un bilancio, ovviamente del tutto provvisorio, dei suoi primi mesi di mandato. “Ci sono stati, naturalmente”, ammette, “anche momenti di scoramento e di difficoltà”. Uno in particolare. “Sotto la guida del Rettore - racconta - e con grande impegno dei Presidenti delle Scuole e dei Direttori dei Dipartimenti era stato preparato tutto il piano per erogare nel secondo semestre la didattica in modalità mista. Un lavoro notevole, con l’obiettivo di riaprire, almeno in parte, aule e laboratori. Ci tenevo moltissimo ed in particolare per gli studenti che frequentano i Corsi Magistrali e che, in sostanza, rischiano di arrivare alla laurea senza che abbiano mai, o quasi, messo piede all’Università. Tutto era pronto per ripartire in sicurezza, poi, improvvisamente, l’aggravamento della situazione sanitaria ci ha portato di nuovo alla didattica a distanza”.
La doccia fredda dello stop poco prima della ripartenza 
Un duro colpo, senza dubbio. Mastrullo, però, da bravo ingegnere abituato a risolvere problemi piuttosto che a rammaricarsi per quelli che si presentano, riesce a vedere qualcosa di positivo anche nell’ennesima doccia fredda che ha gelato le speranze degli studenti di riprendere a frequentare in presenza ed a vivere l’Università come hanno fatto le generazioni che li hanno preceduti. “Quando è arrivata la notizia che anche nel secondo semestre gli studenti avrebbero dovuto seguire i corsi da casa, siamo passati da una strategia all’altra senza esitazione e con ancora più efficacia rispetto a quanto accadde un anno fa, quando la chiusura fu improvvisa ed inaspettata. Direi una bugia se negassi che in Ateneo abbiamo vissuto tutti momenti di frustrazione nel vedere che svaniva il lavoro svolto per settimane e destinato a permettere agli studenti di tornare in aula in sicurezza. Lo scoramento è stato però almeno in parte mitigato dalla consapevolezza di far parte di un Ateneo che, proprio come a marzo 2020, è riuscito a fare tutto il necessario per garantire ai suoi studenti la continuità didattica, sia pure nelle condizioni limitanti imposte dalla pandemia”. 
Le criticità legate alla necessità di conciliare la didattica, la ricerca e la Terza Missione con la situazione sanitaria hanno occupato dall’autunno ad oggi buona parte delle ore trascorse in Ateneo dal Rettore Lorito e dalla sua Vice. “Non abbiamo al momento separato i compiti per tematiche - afferma la docente - e ci si è mossi in un’ottica di partecipazione e condivisione. In queste settimane ragioniamo soprattutto per capire come essere pronti quando la pandemia sarà superata”. Chiarisce: “È evidente che sarà tutto cambiato e che nessuno di noi rimarrà quello che era prima. Bisogna lavorare oggi per avere la capacità di intercettare i bisogni di oggi e di domani”. 
Ripensare la didattica
Per esempio: “bisogna ripensare alla didattica, perché dobbiamo innovare anche la modalità di erogazione, valorizzando quello che di buono ci ha insegnato questa esperienza. Noi siamo stati obbligati all’utilizzo di nuove tecnologie ed ormai abbiamo abbastanza confidenza con esse. Dovremo, quando finalmente ci saremo lasciati alle spalle la pandemia, cogliere gli aspetti positivi dell’esperienza che siamo stati costretti a vivere come Ateneo”. In che modo? “Per esempio programmando una didattica che sia sempre più arricchita da interventi seminariali esterni di esperti collegati da ogni parte del mondo in modalità telematica. Si deve, inoltre, pensare ad utilizzare laboratori didattici virtuali in condivisione con altri Atenei. Anche il tutoraggio in futuro potrà essere incrementato sfruttando le modalità virtuali che, giocoforza, l’Ateneo sta sperimentando ormai da un anno. Non avendo più la criticità di spazi fisici, in sostanza di aule, potremo lavorare da subito su piccoli gruppi di studenti, intercettando tempestivamente i loro fabbisogni e svolgendo un’azione di supporto per evitare che si perdano lungo il percorso”. Un’azione, quella del tutoraggio, che, sottolinea la Prorettrice, “sarà tanto più necessaria quanto più aumenta il periodo nel quale ragazze e ragazzi sono tenuti fuori dalle aule universitarie e scolastiche. Dovremo garantire un sostegno anche in orari diversi della giornata e la modalità di collegamento da remoto, sotto questo profilo, potrà certamente essere utile. Bisognerà ragionare anche sul fatto che i mestieri cambiano e fornire percorsi formativi da rimodellare in funzione delle nuove professionalità. Dovremo anche erogare le lezioni in maniera più flessibile e lasciare spazi da riempire con esperienze didattiche diverse”.
Nei primi mesi da Prorettore della prof.ssa Mastrullo è giunta anche a compimento l’operazione della Federico II finalizzata alla ricerca di nuovi spazi nell’area di San Giovanni a Teduccio. È stata pubblicata una manifestazione di interesse. A cosa sarà destinato il nuovo edificio, se e quando sarà disponibile? “Non ci sarà una separazione rigida - risponde la docente - perché la chiave di successo del modello della Federico II a San Giovanni a Teduccio è che didattica, ricerca, trasferimento tecnologico e Terza Missione stanno insieme. È l’integrazione che fa la forza di quella esperienza che ha avuto tanti riscontri positivi”. 
La nota prevalente nei primi mesi del rettorato è stata “la collegialità, è una nota identificativa del prof. Lorito. Condivisione e confronto sono caratteristiche molto evidenti dei primi mesi del suo operato ed io le apprezzo moltissimo perché dimostrano la volontà di dialogare con tutti e di far crescere tutti. Nell’ottica della collegialità va interpretata l’assegnazione delle numerose deleghe che è stata effettuata dal rettore alcune settimane fa. Ci sono stati già alcuni incontri con i delegati e credo che in futuro saranno messi a sistema”.
Come aveva anticipato ad Ateneapoli in autunno, la Prorettrice ha continuato, nei suoi primi mesi al rettorato, a svolgere l’attività didattica ed a tenere i corsi. Come tutti, naturalmente, in modalità online. “Il dialogo con gli studenti”, dice, “è continuo. In modalità da remoto sono saltati i confini e non c’è più la tradizionale scansione dei tempi. Se hanno esigenza di capire una cosa, di porre una domanda, si collegano a qualunque ora ed io cerco di essere pronta a rispondere. Il fatto che i corsi si svolgano attraverso i computer mi evita di spostarmi dal Corso Umberto a via Nuova Agnano, la sede di Ingegneria. È più comodo, certamente, ma preferirei di gran lunga stare in aula e guardare le ragazze ed i ragazzi negli occhi mentre spiego. La didattica online è uno strumento in più, una opportunità che, come dicevo prima, può essere utilizzata a sostegno di quella tradizionale. Resta il fatto, però, che l’esperienza universitaria in aula ed in laboratorio, per chi frequenta la Federico II, è insostituibile. Non siamo una università telematica e mai lo diventeremo”.
 
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